Buu allo stadio, procuratore di Okaka dice la verità: “Non sono razzismo”

Il fratello di Okaka: “I buu allo stadio? Non è razzismo” – di Alessandro della Guglia

“Cacciate i razzisti dallo stadio”. In seguito all’episodio di Cagliari durante il match di serie A, con il talento della Juventus Moise Kean che è stato subissato di fischi (uniti a qualche ululato) dopo aver esultato provocatoriamente sotto la curva della squadra sarda, puntuale come un orologio svizzero è partita la solita polemica sul razzismo.

Ennesimo episodio che suscita scalpore e innesca una serie di reazioni da parte di chi rischia di far diventare una giovane promessa del calcio italiano come Mario Balotelli.

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Buu allo stadio: Okaka racconta come stanno le cose

Intanto però, il fratello dell’attaccante dell’Udinese Stefano Okaka, nonché procuratore del calciatore, intervistato da TuttoMercatoWeb, ha commentato i fatti di ieri così: “Secondo me i buu allo stadio non sono razzismo, a Stefano non è mai capitato”.

Secondo Carlo Okaka è “un’arma, la più semplice, per poter destabilizzare, per disattivare un pericolo”.

Per il fratello del calciatore si tratta di “ignoranza” perché in certi casi “devi trovare il modo per attaccare una persona” e allora “lo fai nel modo più semplice possibile”. Ovvero “offendendolo”.

Difficilmente capita di leggere cose così sensate riguardo a questi episodi, quindi è probabile che le parole di Carlo Okaka non vengano troppo evidenziate dalla gran parte dei media.

Il fratello dell’attaccante dell’Udinese ha poi specificato che episodi simili non ricorda siano capitati a Stefano.

O meglio, qualcosa c’è sempre, è ovvio. Ma non in maniera eclatante, così evidente. Per fortuna, direi. Non dovrebbe succedere mai, è un peccato anche per l’immagine che diamo del nostro calcio”.

Fonte Il primato nazionale – Ti potrebbe interessare anche Atleta nigeriana aggredita: i TG gridano al razzismo ma i carabinieri smentiscono