Nicolai Lilin sventa una rapina nella metro di Milano e gli danno del fascista

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Nicolai Lilin

Nicolai Lilin ha raccontato in un post sulla sua pagina Facebook una disavventura in cui si è trovato nella metropolitana di Milano:

“Stamattina ho preso la metro, cosa che faccio spesso perché a Milano è un mezzo utile ed efficace.

Alla Stazione Centrale sono saliti un uomo e una donna che seguivano una giovane ragazza straniera che trascinava tre valigie e aveva una borsa a tracolla.

Quando il treno è partito l’uomo ha spinto la ragazza, fingendo di non averlo fatto apposta, mentre la donna ha sfruttato il momento e abilmente ha tirato fuori dalla borsa della ragazza il portafoglio.

Tutto è accaduto di fronte a tanta gente che non ha capito cosa era successo, oppure non ha voluto capire.

Ho bloccato la donna, chiedendo di restituire il portafoglio rubato, in tutta risposta ho ricevuto una valanga di insulti in pessimo italiano inaspriti con una serie di frasi estirpate da una lingua a me ignota.

Ho strappato il portafoglio della ragazza dalla mano della donna (che cercava di nasconderlo in una tasca interna della sua lunga gonna). In quel momento è intervenuto l’uomo, bloccandomi il braccio con il portafoglio.

Ho allontanato l’elemento con tre sonori e generosi schiaffi dritti in faccia, così che dopo il terzo ha perso l’equilibrio e ha sbattuto contro la porta.

Alla fermata Gioia ho buttato fuori a calci quei due dal treno, accompagnando la cosa con qualche parolaccia in russo, per non offendere la sensibilità di altri passeggeri.

Nessuno dei presenti è intervenuto per difendere la ragazza e affrontare quegli schifosi ladri. Eppure penso che a nessuno piace essere derubato.

Solo una signora ucraina seduta poco lontano mi ha detto con certo sollievo e approvazione: “Finalmente le hanno prese!”. Probabilmente viaggiando spesso su quella linea di metro conosceva bene quei due.

“Fascista!”

Mentre la ragazza straniera mi ringraziava in un inglese appesantito dalle rigide cadenze nordiche, con mani tremanti sistemando la borsa e controllando le valigie, ancora scioccata dal “benvenuto” che ha ricevuto dalla nostra splendida Milano, dietro alla schiena ho sentito il commento della giornata: “Fascista!”.

Non ero sicuro che fosse diretto a me. Mi sono girato e ho notato un uomo sulla quarantina che si atteggiava da ragazzo giovane, con gli occhi annebbiati probabilmente per via di qualche vizio, vestito come alcune star musicali moderne, quelli che spendono un mare di soldi per apparire disagiati. “Mi scusi?” – ho chiesto io incredulo. 

“Potevi anche fare a meno di picchiare quel poveraccio, fascio!” – mi ha risposto lui convinto, con un tono irritato.

“Se tu sai come si affrontano i ladri nei mezzi pubblici in maniera corretta, perché allora non sei intervenuto tu?”

“Sono anarchico, per me ognuno sopravvive come vuole.” Ho sorriso, perché per la prima volta in tanto tempo mi è venuta una sana voglia di spaccare la faccia a qualcuno.

Quel sentimento stupido, animalesco, rozzo che spesso accompagna i figli delle periferie che per la mancanza di occupazione si dedicano alle lotte per il territorio che hanno qualcosa di ancestrale, tribale, primitivo.

Ho sentito sprigionare nel sangue cosi tanta adrenalina da poter saltare con il sorriso beato addosso all’uomo più grosso, più cattivo e anche bene armato.

Credevo che quel sentimento fosse rimasto sepolto nel mio passato per sempre, che diventando uomo, marito, padre i miei sensi del dovere lo avessero cancellato per sempre.

Invece niente da fare, eccolo qui, serpeggia nelle vene, vuole liberarsi. Si sente come i pugni si stringono tanto da far male alla pelle tirata sulle ossa.

Nicolai Lilin zittisce l’anarchico

Ho fatto un profondo respiro. Ho guardato il mio interlocutore con compassione, come mi insegnava a fare mio nonno quando dovevo affrontare persone che mi giudicano.

“Se ti definisci “anarchico”, allora dovresti conoscere un tale Nestor Mahno, quello che aveva fondato la prima repubblica anarchica in una regione dell’Ucraina, quello che ha dato la terra ai contadini prima di quando i bolscevichi crearono il loro famoso motto “terra ai contadini”, quello che ha costretto i grandi imprenditori ad abbassare l’orario di lavoro ai lavoratori, contemporaneamente alzando di cinque volte il loro stipendio da poveracci, quello che ha fondato gli asili e le scuole gratuite con le mense gratuite per i bambini dei contadini e dei lavoratori. Quello che ha cercato di cambiare in meglio la società nella quale era nato e cresciuto. Hai mai sentito parlare di lui?”

Un segno negativo, la testa leggermente scossa e l’espressione che urlava “non mi importa di quello che dici, tanto la ragione ce l’ho io, la tengo qui, in tasca, incastrata tra tutta questa erba.”

“Quando qualcuno dei suoi soldati rubava qualcosa ad una singola persona, lo fucilavano immediatamente. Lo facevano perché il senso dell’anarchia è costruire un sistema sociale privo di governo centrale, ma non privo di regole.”

Il mio interlocutore non ha fornito alcuna risposta, perché alla fine del mio discorso siamo arrivati alla Stazione Garibaldi e lui è saltato fuori dal treno, svanendo nel fiume di persone.

Io ho accompagnato con lo sguardo la sua testa ricca di capelli disordinati e sporchi, pensando che noi viviamo in un tempo di enormi, giganteschi distrazioni che, probabilmente, generano la superficialità mai vista prima.

Nicolai Lilin ‘fascista’ e l’anarchico

Così uno che si espone per difendere una fanciulla dai ladri diventa un fascista, mentre colui che lo giudica è uno anarchico.

Probabilmente quando Alice tornava dal Paese di meraviglie ha scordato di chiudere la porta.”

Nicolai Lilin è un famoso scrittore russo, autore del romanzo Educazione siberiana, trasportato anche sui grandi schermi con la regia di Gabriele Salvadores. Spesso si espone dalla sua pagina Facebook su argomenti di attualità.

Stamattina ho preso la metro, cosa che faccio spesso perché a Milano è un mezzo utile ed efficace. Alla Stazione…

Posted by Nicolai Lilin on Wednesday, October 24, 2018