Netflix censura ma l’Arabia Saudita non si tocca

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Netflix gliele canta all’Arabia Saudita. Ah no, aspetta 

Censurato uno show critico col principe Salman. «Noi facciamo intrattenimento» dice il Ceo. Com’è difficile raddrizzare il mondo

Com’è difficile redimere il mondo dalle sue brutture. Oggi un interessante editoriale del Foglio racconta la vicenda dello show Patriot Act su Netflix. La storia è questa: il programma, a metà tra il satirico e l’impegnato, è condotto da Hasan Minhaj e va in onda sulla nota piattaforma. Durante una puntata, il conduttore ha criticato l’Arabia Saudita, parlando dell’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi e rivolgendo puntute critiche al principe Mohammed bin Salman. Inevitabile casino.

Noi facciamo intrattenimento

Netflix ha dunque oscurato quella puntata per gli spettatori sauditi e ieri il suo Ceo, Reed Hastings, ha spiegato la decisione con queste parole: «Il nostro business non è parlare chiaro al potere, il nostro business è l’intrattenimento». Come nota giustamente il quotidiano italiano, si tratta di una mezza verità o, se volete, di una mezza bugia perché, come chiunque può constatare, tutta la programmazione di Netflix – e non solo le altre puntate di Patriot Act dedicate al razzismo americano e al sistema sanitario in panne – è invece piena di documentari e film che denunciano di tutto, battaglie gender free e pro legalizzazione delle droghe. In generale, si tratta di salvare il mondo da tipacci tipo Trump, per intenderci.

Qual è il criterio

Il fatto, se ci pensate, non è nuovo né raro. Parafrasando Pascal si potrebbe dire che per le multinazionali il cuore del commercio ha ragioni che la ragione non conosce. Vale per Netflix come per Google o Facebook che non si fanno troppi problemi, nei confronti di qualsiasi regime, a genuflettersi pur di non rovinare i propri affari, mentre sono sempre molto solerti a sposare tutte le facili battaglie contro le democrazie che non garbano loro. Niente di scandaloso, se non fosse che, una volta in più, si capisce qual è lo zeitgeist del nostro tempo: zero ideali e molto ipocrisia liberal. E che ci fa venire più di un sospetto quando, da Hollywood a Netflix, qualcuno s’impanca a redentore dei mali d’Occidente. Anche lì, il criterio pare essere più politico e commerciale che ideale. Fonte Tempi