Land Grabbing: in 18 anni si sono “comprati” 8 volte il Portogallo

Land Grabbing
The T17 mine run by KML, a subsidiary of Glencore in Kolwezi. Between August, 2010 and February, 2011, more than 10 000 artisan miners were chased away from the sites where the company settled down.

Land Grabbing: così le multinazionali si accaparrano la terra

Rapporto Focsiv in collaborazione con Coldiretti: 88milioni di ettari occupati in 18 anni

Soprattutto multinazionali, ma anche Stati, società finanziarie e immobiliari. Sono loro i protagonisti del “land grabbing”, l’acquisizione di terreni agricoli su scala globale. Secondo un rapporto Focsiv in collaborazione con Coldiretti, intitolato “I padroni della terra. Il land grabbing”, in 18 anni nel mondo sono stati occupati 88milioni di ettari di terra fertile, un’estensione pari a 8 volte la grandezza dell’intero Portogallo o tre volte quella dell’Ecuador.

Dagli inizi di questo millennio il fenomeno dell’accaparramento di terre fertili, “è andato in crescendo a danno delle comunità rurali locali – evidenzia il rapporto –; a perpetrarlo Stati, gruppi e aziende multinazionali, società finanziarie ed immobiliari internazionali. La maggior parte dei contratti conclusi, trasnazionali e nazionali, riguardano gli investimenti in agricoltura, ripartiti in colture alimentari e produzioni di biocarburanti, a seguire lo sfruttamento delle foreste e la realizzazione delle aree industriali o turistiche”.

Tra i primi 10 Paesi maggiori investitori oltre agli Stati Uniti, la Gran Bretagna e l’Olanda, vi sono quelli emergenti come la Cina, l’India e il Brasile, ma anche Paesi petroliferi come gli Emirati Arabi Uniti oppure la Malesia, Singapore ed il Liechtenstein, che spesso si prestano come piattaforme offshore ad operazioni finanziarie per le aziende multinazionali internazionali.

Una situazione più evidente nel caso delle Bermuda, delle Isole Vergini, delle Mauritius, delle Isole Cayman, che offrono condizioni finanziarie e fiscali estremamente vantaggiose per attrarre i capitali degli operatori internazionali ed è qui che transitano flussi finanziari di Paesi terzi che vengono investiti anche in acquisti e affitti di terre nel mondo. Ad esempio, le Mauritius contano 13 contratti pari a 423 mila ettari di terra concentrati soprattutto in Mozambico e Zimbabwe.  Anche l’Italia ha investito un milione e 100 mila ettari con 30 contratti in 13 Stati, la maggior parte dei quali sono stati effettuati in alcuni Paesi africani ed in Romania; in generale le imprese italiane investono principalmente nell’agroindustria e nel settore energetico, in particolare biocombustibili.

“Da alcuni anni – dice Gianfranco Cattai, presidente di Focsiv (Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario) – i diversi Organismi della Federazione ci segnalano come in tante parti del mondo vi sia la moltiplicazione di casi di interventi esterni, di governi e imprese, che cercano di accaparrarsi le risorse essenziali per la vita delle popolazioni.

In America Latina si è coniato un termine che sintetizza l’azione del land grabbing e di alcune  operazioni ad esso collegate: lo chiamano “estrattivismo“. Termine utilizzato anche da Papa Francesco per indicare il comportamento di governi e aziende che estraggono – appunto –  risorse strategiche per il mercato internazionale: petrolio, idrocarburi, specie vegetali ed animali, nuovi metalli essenziali per la produzione di tecnologie, ma anche beni essenziali ed universali come terra ed acqua”.

Fonte: interris

Pietro Di Martino

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