Ecco il provvedimento dell’Agcom contro violenza e intolleranza sui social

257
agcom

Così l’Agcom vuole punire l’informazione “sovranista” – di Roberto Vivaldelli – tratto da Oltre la linea

Ci siamo, ecco il tribunale politicamente corretto dell’Agcom, l’Autorità garante per la comunicazione, che mira a imbavagliare l’informazione non conforme.

Come spiega Maurizio Belpietro su La Verità, l’altro ieri l’Agcom «ha varato un provvedimento che rappresenta un vero e proprio bavaglio nei confronti di chi non si uniformi al pensiero unico politicamente corretto. Con la scusa di porre un argine all’odio nei tg e nei social, la commissione di super esperti ha infatti emesso un regolamento che impone a tutte le trasmissioni, ai social network, ma anche agli editori, di evitare e cancellare «ogni espressione di odio che incoraggi alla violenza o all’intolleranza».

Un provvedimento scritto su misura. Come sottolinea Belpietro, il provvedimento così come si presenta può anche essere condivisibile e comprensibile.

Agcom contro i giudizi non conformi

«Ma il provvedimento non è contro l’ odio, bensì contro chi si permette di esprimere giudizi non conformisti. Infatti il regolamento è scritto su misura per impedire che qualcuno si azzardi a pubblicare qualche cosa che l’Autorità del politicamente corretto non gradisca. In particolare su immigrati, rom, musulmani e sul tema del gender».

Il regolamento, frutto di questo folle clima di totalitarismo liberale, «prevede una contestazione a cui l’editore avrà tempo 15 giorni per rispondere e, a seguire, scatterà la segnalazione all’ordine professionale per il giornalista, reo di avere opinioni non gradite all’Autorità. Il Tribunale del conformismo, che in altri tempi avremmo chiamato Minculpop, «diffiderà editori, testate e piattaforme Web dal continuare la condotta illegittima».

Cara Agcom, chi stabilisce cosa è odio o no? Come nota Francesco Maria Del Vigo su IlGiornale.it, «Il problema è: quali sono le parole d’odio? Perché a questo punto entra in ballo la sensibilità personale e quindi, almeno in una certa misura, anche la soggettività. Le parole d’odio – spiega l’Agcom – prendono di mira bersagli specifici (come le donne, gli omosessuali, gli immigrati, i rom, le persone di colore). Parole che farebbero leva su stereotipi e luoghi comuni. Ma nel mirino del garante finiscono anche i contenuti di cronaca che possono portare a «pericolose generalizzazioni».

L’Agcom si affida a organizzazioni per i diritti umani che sono tutto fuorché imparziali. Ma questo, l’ente guidato dall’uomo vicino a Mario MontiAngelo Cardani, lo sa perfettamente e fa finta di nulla. Fonte: Oltre La Linea