Moby Lines, “personale tutto italiano” ma i media non dicono perché

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Moby Lines, quando l’onestà non paga

  • di Andrea Salerno

Nelle scorse settimane, a rimanere vittima della “mannaia del politicamente corretto”, è stata la pubblicità dell’azienda di trasporti marittimi Moby Lines. La sua colpa? Pubblicizzare la legalità.

In questi ultimi giorni, ha suscitato parecchio scalpore la pubblicità della storica compagnia di navigazione Moby Lines. La suddetta inserzione, comparsa su alcuni quotidiani, mostra una ragazza – “sfacciatamente” italiana – sorridente al lavoro, a bordo di uno dei traghetti della società. Sopra di essa campeggia la scritta «Il nostro personale? È tutto italiano». È bastata questa frase per scatenare un vero e proprio putiferio mediatico e per produrre la reazione – puntuale come un orologio svizzero – dei “campioni del politicamente corretto” che, con ferina brutalità, e dimostrando lo stesso acume di una gallina – i simpatici pennuti perdoneranno l’accostamento – hanno azzannato la malcapitata balenottera, simbolo tradizionale della compagnia. L’accusa e la condanna senza appello, degne della miglior inquisizione del terzo millennio, sono state subito perentorie: “becero razzismo”. E via col solito teatrino di indignati, farcito di appelli alla tolleranza e al multiculturalismo. Non è proficuo, però, soffermarsi più di tanto su questi commenti deliranti e ridondanti, che nulla apportano ad un dibattito serio.

Se, al contrario dei summenzionati individui, si vuole analizzare assennatamente il fatto in questione, è fondamentale, innanzitutto, indagare il motivo per il quale la compagnia di traghetti ha optato per una pubblicità simile, indubbiamente ambasciatrice di un messaggio delicato, visti soprattutto i tempi in cui viviamo.

La prima questione da porre sul tavolo è la spiegazione, ovviamente passata sotto traccia, rispetto alle rumorose rimostranze – scusate l’allitterazione – dei succitati “campioni”, data dal patron di Moby, Vincenzo Onorato. L’armatore napoletano, visti gli improperi piovutigli in testa da ogni direzione, ha chiarito che, dietro la scelta della società, non è rintracciabile alcun tipo di razzismo. Proseguendo, ha spiegato che il motivo per cui è stata portata avanti quella linea pubblicitaria è quello della fierezza di offrire lavoro ai propri connazionali, rinunciando ad avere a bordo del personale straniero, sottopagato e assunto con contratti non italiani, come invece fanno molte altre compagnie marittime italiane. Oltre a ciò è basilare notare che, la compagnia di Onorato, portando avanti questa politica, non fa altro che rispettare la legge 30/98; quest’ultima prevede che le compagnie italiane godano di una pressoché totale defiscalizzazione. In cambio di questo sostanzioso sgravio sui bilanci, lo Stato chiedeva che a bordo fosse impiegato unicamente personale italiano, o al massimo proveniente dall’UE. Chiaramente, questa legge, tutt’ora vigente, è sistematicamente disattesa dalla stragrande maggioranza delle società che non solo non pagano le tasse allo Stato, ma si arricchiscono ancora di più ricorrendo a personale extracomunitario, pagato una miseria. Questo sì che sarebbe un fatto passibile di processo mediatico e penale. Tant’è che lo scorso anno, ergo, assai prima dell’apparizione della pubblicità incriminata, lo stesso Onorato aveva denunciato a mezzo stampa questa situazione. Dunque, oltre a scegliere di non sfruttare, per mero tornaconto, lavoratori stranieri, c’è l’orgoglio di garantire un impiego ai propri compatrioti in un periodo di grave carenza, oltretutto nel pieno rispetto delle normative – ma questo i benpensanti fanno finta di non saperlo, o comunque non è un problema che li riguarda, l’importante è pontificare e poggiare frettolosamente il deretano dalla parte della ragione –. E dire che la Moby aveva subito critiche a causa dei prezzi troppo elevati rispetto a quelli della concorrenza. D’altronde è risaputo, l’unica cosa che conta oggigiorno è essere competitivi sul mercato, non importa a che prezzo. E chi se ne frega se è lo Stato stesso a rimetterci bei soldoni.

L’altra analisi da fare è sul perché, in Italia, una compagnia nazionale non possa andare fiera di avere del personale italiano. Il problema di fondo è che i mass media ed i loro galoppini hanno contribuito a creare un sentimento di solidarietà unidirezionale, indirizzato, quasi esclusivamente verso chi proviene dall’esterno, lanciando una folle corsa all’accoglienza indiscriminata. Inoltre hanno ignorato colpevolmente chi in questo paese vive da generazioni e mai come adesso si trova in situazioni di grave difficoltà. La politica, da tempo soggiogata ed esautorata da poteri sovranazionali che hanno trasformato i governi in management che gestiscono in loro vece le nazioni, ha abbandonato, in modo pressoché totale, i propri cittadini che hanno costituito e dovrebbero continuare a essere considerati, il nerbo fondante di una nazione.

Dunque, la domanda che bisogna porsi non è perché la pubblicità della Moby abbia creato un tale scandalo. Il vero quesito è: come mai offrire un opportunità lavorativa, specialmente quando il lavoro non c’è, a chi ha le tue stesse radici, sia diventato passibile di “reato”, quando poi, come nel caso ivi trattato, sono gli altri a commetterne uno. Ma ciò i globalizzatori ed i “no borders”, purtroppo, non lo capiranno mai.

Fonte: L’INTELLETTUALE DISSIDENTE

Pietro Di Martino

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