Ministro Fontana: ecco a chi è in mano famiglia e disabilità

Ministro Fontana

Ecco Fontana, ministro “contro il relativismo e per la tradizione” – di Federico Cenci

Un profilo del leghista che si occuperà di Famiglia e Disabilità. Primo punto: riempire le “culle vuote”

Si apre quest’oggi un ideale ponte tra Palazzo Chigi, sede del governo, e il Circo Massimo, luogo dell’ultimo e gremito Family Day. Tra i ministri che il segretario della Lega Matteo Salvini è riuscito a piazzare nell’inedita coalizione giallo-verde, spicca quello che avrà il compito di occuparsi di Famiglia e Disabilità.

Si tratta di Lorenzo Fontana, un padre 38enne che si è fatto conoscere negli anni come battagliero esponente del Carroccio, di cui è vicesegretario dal 2016, radicato sui valori cari al mondo cattolico e conservatore.

Inizia a muovere i primi passi nelle istituzioni come consigliere di Verona, la sua amata città. Nel 2009 va a difendere “la gente e le tradizioni” della sua terra – come diceva lui stesso – in Europa, dove rimane come deputato per due mandati in veste di capo delegazione della Lega.

È il giugno 2016 quando torna a Verona con l’elezione a primo cittadino del civico Federico Sboarina, per ricoprire il ruolo di vice-sindaco senza lasciare però l’incarico in Europa. Incarico che abbandona lo scorso 4 marzo, a seguito dell’elezione alla Camera, di cui il 29 dello stesso mese diventa vice-presidente.

“Popolari, non populisti”. Nonostante l’ambiziosa scalata nelle istituzioni, non ha mai tradito un approccio schietto e genuino il veronese Fontana, che è laureato in Scienze politiche e in Storia della civiltà cristiana. Non lo ha fatto nemmeno domenica scorsa, quando su Twitter, poco dopo il veto di Sergio Mattarella sulla figura di Paolo Savona e il primo tentativo rivelatosi vano di formare un governo giallo-verde, scriveva “Popolo vs Élite. Non si arretra di un millimetro! Vai Matteo Salvini!”.

Il popolo, del resto, è un pensiero fisso nel percorso politico di Fontana, che in un’intervista nel 2013 aveva un’idea precisa dell’appellativo di populisti, tornato in voga in queste ore. “Da tempo tra i mass media e gli avversari politici è in voga un giochino furbo quanto fuorviante: modificare le parole per renderle negative – affermava -. Ci definiscono populisti, in realtà siamo orgogliosamente popolari.

Populista è colui che segue i bassi istinti e gli umori della gente e cambia idea a seconda dei sondaggi. La Lega invece da vent’anni sull’Europa, i trattati di Maastricht e Schengen dice le stesse cose”. La battaglia contro il relativismo culturale. Medesima linea che una larga fetta del Carroccio, di cui Fontana è figura di rilievo, mantiene anche nella difesa della famiglia tradizionale e dei principi non negoziabili.

Nel 2013 fu lui a guidare le truppe dagli scranni dell’Europarlamento per affossare la Relazione Estrela, che definiva l’aborto “diritto umano” e promuoveva contraccezione, fecondazione assistita e ideologia gender. Una battaglia vinta contro quello che definiva in un’intervista del 2014 “il relativismo culturale che è in atto”. E contro il quale il nuovo ministro della Famiglia si batte insieme ai gruppi espressioni della società civile.

Lo ha dimostrato nel febbraio scorso, quando a Verona ha dato il benvenuto, in qualità di vice-sindaco, al Bus della Libertà, l’automezzo che ha fatto il giro d’Italia per denunciare la diffusione dell’ideologia gender nelle scuole.

Come ricorda Filippo Savarese di CitizenGo, organizzazione promotrice del Bus, Fontana ha accolto l’automezzo con queste parole: “Voi rappresentate degli eroi. Io sono convinto che un giorno i libri di scuola parleranno di cose come queste per dire di chi ha veramente resistito e di chi ha fatto in modo che il mondo non diventasse qualcosa di strano”.

L’attenzione alle “culle vuote” e le politiche pro-famiglia. Ma per fare in modo “che il mondo non divenga qualcosa di strano”, oltre alla battaglia di profilo antropologico e culturale per sbarrare la strada ad ideologie individualiste e decostruttive, è anche necessario intervenire a livello politico. Gli incentivi per promuovere la natalità non possono aspettare.

L’indice demografico dell’Italia non lascia adito a dubbio: se la tendenza non si inverte, il rischio è che quel popolo di cui Fontana si fa garante sia destinato ad estinguersi. Lui stesso ne è molto consapevole; nel 2018 ha pubblicato il libro “La culla vuota della civiltà. All’origine della crisi”, scritto a quattro mani con il banchiere, ex presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi e con la prefazione di Salvini. Ad aprile ha presentato il volume nella sala conferenze dell’Associazione Famiglia Domani, cattolica e tradizionale.

Ora, come ministro della Famiglia e della Disabilità, avrà modo di farsi interprete concreto delle istanze del Family Day (di cui una delle anime, Simone Pillon, è senatore della Lega); quelle istanze a favore della famiglia naturale, che definisce il “nucleo su cui da millenni si fonda la nostra civiltà”.

Sempre in un’intervista del 2014 rilevava che per aiutare la natalità bisognasse “azionare la leva fiscale, abbassando le tasse a quelle coppie che decidono di fare figli”. Ma Fontana sottolineava anche l’importanza di sostenere le aziende e le imprese che “hanno dipendenti in maternità”, per superare l’annosa divergenza tra l’essere madre e lavoratrice. Non gli resta che rimboccarsi le maniche.

Fonte: interris – Titolo originale: Ecco Fontana, ministro “contro il relativismo e per la tradizione”

Pietro Di Martino

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