Infrangere il muro del silenzio. L’Italia si ferma e grida “no” alla mafia

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L’Italia si ferma e lancia un grido unisono per dire ‘no’ alla mafia

Infrangere il muro del silenzio

Capaci e Via D’Amelio sono forse i nomi più noti, facilmente riconducibili a due delle più feroci stragi compiute dalla criminalità organizzata nel nostro Paese che, nel bagliore di una folgore artificiale, spazzarono via le vite dei magistrati Falcone e Borsellino, assieme a tutti gli uomini delle loro rispettive scorte e alla moglie del primo, Francesca Morvillo, Montinaro, Dicillo, Schifani, Loi, Catalano, Li Muli, Cosina, Traina: forse questi nomi diranno meno ma sono gli eroi silenziosi che hanno seguito i due magistrati nella loro sorte, consapevoli del loro ruolo e delle possibilità che il destino avrebbe potuto presentargli.

E’ anche per il loro sacrificio in nome della giustizia che si celebra una giornata dedicata al “ricordo delle vittime innocenti delle mafie”. Sì, “delle mafie, perché la criminalità serpeggia, infetta, assume sfaccettature e codici diversi, traducendo però il suo operato nello stesso medesimo e atroce esito finale.

L’identità negata

E’ primavera. La natura si risveglia dopo il lungo inverno: le gemme dei fiori iniziano a colorare di un verde acceso i rami degli alberi. Ancora pochi giorni, poi il verde lascerà il posto a un’esplosione di colori e profumi. Quelli che fino a poche settimane fa sembravano arbusti tutti uguali, ora riacquistano un’identità. Ogni fiore identifica una specie. Ed è proprio per questo che il 21 marzo di ogni anno, all’indomani dell’equinozio di primavera, si celebra la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, una giornata che nasce proprio da un grido d’identità negata. 

In Sicilia si commemora il primo anniversario della strage di Capaci. Tra i presenti don Luigi Ciotti. Prega in silenzio quando gli si avvicina una donna. Si chiama Carmela e, con le lacrime agli occhi, gli dice: “Sono la mamma di Antonino Montinaro, il caposcorta di Giovanni Falcone. Perché il nome di mio figlio non lo dicono mai? È morto come gli altri”. In quell’occasione, infatti, la memoria di suo figlio Antonio e dei suoi colleghi Rocco e Vito viene liquidato con l’espressione “i ragazzi della scorta”. Dal dolore di una mamma che ha perso il figlio nella strage di Capaci e non sente pronunciare da nessuno il suo nome nasce questo momento che vuole essere sì un giorno di ricordo, ma anche un grido di denuncia contro quel mostro invisibile che stende la sua triste ombra su tutto il suolo italiano: la mafia.

Foggia, in marcia per la speranza

Ogni anno un lungo elenco di nomi ricorda quelle vite spezzate. Una lista interminabile, sempre più lunga, scandita lentamente per far esistere questi uomini e donne nella loro dignità. Quest’anno è la Puglia a ospitare la 23esima edizione della Giornata ideata dall’associazione Libera. La piazza principale è Foggia, una decisione non casuale. Considerata più pericolosa e sanguinaria di Cosa nostra e della ‘ndrangheta, della mafia foggiana si conosce poco. Gli abitanti non riescono a percepirla. L’omertà e la paura regnano sovrane perché la mafia foggiana spara di giorno uccidendo non solo chi “disturba” le loro attività illecite, ma anche innocenti che, per puro caso, si ritrovano a essere testimoni di un’esecuzione. E’ una mafia che vive d’ignoranza. In molti continuano ad associarla alla Sacra corona unita. Le mafie della provincia di Foggia sono diverse tra loro e si insinuano in ogni ambiente. Solo pochi giorni fa, l’annuncio del commissariamento del Comune di Mattinata, località balneare a metà strada tra Vieste e Manfredonia, sciolto per mafia. La speranza a Foggia si è annichilita. Non si tratta di sfiducia nelle Istituzioni, che solo negli ultimi anni hanno iniziato a contrastare questo orrendo mostro. Quello che è stato fatto fino ad ora non basta. Sappiamo che le mafie esistono, e solo lo studio e la ricerca possono aiutare a fare quello scatto ultimo in termini di conoscenza, restituendoci un futuro che sarà solo nostro. “La verità cammina tra le strade di Foggia – ha detto don Ciotti di recente proprio a Foggia -. Dobbiamo imparare tutti ad avere coraggio”. Non rassegniamoci alla violenza, alla corruzione, agli abusi di potere. 

Fonte: In Terris