Svolta nella terapia oncologica: così vengono distrutte le cellule tumorali

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cellule tumorali

Cancro, scienziati ‘risvegliano’ i macrofagi e li spingono a divorare le cellule tumorali – di Andrea Centini

Un team di ricerca americano ha scoperto un metodo per risvegliare i macrofagi – cellule del sistema immunitario – e spingerli ad aggredire e divorare le cellule tumorali.

Il cancro, infatti, esprime un segnale chimico che fa cadere i macrofagi in un ‘sonno profondo’, impendendo loro di difendere l’organismo dalle cellule malate.

I macrofagi, cellule del sistema immunitario, possono essere risvegliati e attivati per aggredire e divorare le cellule tumorali, una scoperta che apre scenari promettenti nell’immunoterapia oncologica.

A suggerirlo un team di ricerca americano guidato da scienziati dell’Abramson Cancer Center presso l’Università Statale della Pennsylvania, che hanno collaborato con i colleghi dell’AJ Drexel Autism Institute dell’Università Drexel e della Scuola di Medicina Perelman dell’ateneo di Philadelphia.

Lo studio. I macrofagi, vere e proprie sentinelle del nostro organismo, sono sensibili a un segnale chimico – chiamato CD47 – espresso dalle cellule tumorali.

Esso li fa letteralmente sprofondare in un ‘sonno profondo’, impedendo loro di svolgere le proprie funzioni protettive e quindi di attaccare le cellule tumorali.

Gli scienziati guidati dal professor Gregory Beatty, docente presso il Dipartimento di Patologia dell’ateneo americano, hanno scoperto che bloccare il segnale CD47 con inibitori specifici non è sufficiente a far risvegliare i macrofagi: per trasformali in ‘guerrieri’ contro il cancro servono due distinti processi.

Il risveglio dei macrofagi per divorare le cellule tumorali

L’arma mancante è stata trovata in un agonista del recettore Toll-like 9, una molecola chiamata oligodeossinucleotide CpG.

Essa, somministrata assieme agli inibitori del segnale CD47, induce cambiamenti nel metabolismo centrale del carbonio dei macrofagi, spingendoli ad aggredire attivamente le cellule malate.

“I macrofagi devono essere innescati prima di poter ‘andare al lavoro’, il che spiega perché i tumori solidi possono resistere al trattamento con gli inibitori CD47 utilizzati singolarmente”, ha dichiarato l’autore principale della ricerca.

Nuovi e vecchi trattamenti. Il professor Beatty ha sottolineato che i pazienti affetti da diabete, malattie cardiovascolari e altre condizioni vengono normalmente trattati con farmaci che potrebbero influenzare il metabolismo dei macrofagi, tuttavia non si sa nulla sui potenziali effetti immunitari nel cancro, dunque c’è ancora molta ricerca da fare in questo campo.

I risultati della nuova ricerca potrebbero sfociare in modifiche di alcuni trattamenti antitumorali già esistenti e nuove terapie.

I dettagli dello studio sono stati pubblicati sull’autorevole rivista scientifica Nature. Fonte: scienze.fanpage.it