Libia, tra attentati e instabilità

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Libia, tra attentati e instabilità

  • di CdG

Cinque vittime provocate da un’autobomba esplosa ieri a Waddan. E l’Italia lancia l’allarme: ‘Daesh ha ancora spazi di manovra nel Paese’

E’ di almeno cinque morti e due feriti il bilancio dell’attentato che ieri ha visto un’autobomba imbottita di esplosivo detonare nei pressi di un check point situato presso Waddan, città della regione libica di Jufra. Le vittime dell’azione secondo la tv locale Alnabaa – che cita fonti ospedaliere – sono membri della Brigata 128 impegnata nella cosiddetta “Operazione Dignità” del generale Khalifa Haftar, le cui forze controllano l’area in cui l’attacco è stato effettuato. Un’area, ricordano i media, strategicamente molto importante, perché collega l’ovest, l’est e il sud del Paese.

E se è vero che al momento non risulta pervenuta alcuna rivendicazione, non è escluso che i responsabili di quanto accaduto siano miliziani di gruppi legati all’Isis.

Proprio a proposito delle possibilità di radicamento in Libia dei gruppi terroristici tra l’altro, proprio nelle scorse ore il Sistema di informazione per la sicurezza italiano (Dis) ha presentato a Roma una relazione in cui si afferma che l’instabilità persistente nell’ex Quarta sponda ha offerto alle organizzazioni suddette “rifugi sicuri e spazi di manovra”. Nel documento si sottolinea che “le contraddizioni emerse dopo la caduta di Gheddafi hanno rappresentato la trama di fondo di un contesto politico segnato da rotture e particolarismi, che rendono la situazione tuttora fragile, precaria e suscettibile di involuzioni repentine”. Ed ancora: “nonostante la caduta, nel 2016, di Sirte, Daesh non è stato espiantato dal Paese, confermando anche in questo contesto le proprie capacità di adattamento tattico. Esso si è infatti dapprima ridislocato in altre aree della Libia, dove ha riorganizzato i propri ranghi” e poi è tornato “ad esprimere, dopo una fase di apparente remissività, un rinnovato attivismo”.

In tutto questo va anche sottolineato che, come riferito da sputniknews, il generale Haftar e le autorità della parte orientale della Libia (che operano indipendentemente dal governo di Tripoli internazionalmente riconosciuto) “si sono rivolti alla Russia per chiedere assistenza militare”, con particolare riferimento “alle questioni degli armamenti e dell’addestramento”. Lo ha dichiarato il responsabile del gruppo di contatto russo sulla soluzione del conflitto interlibico in un recente convegno sulla politica di Mosca in Medio Oriente. “La cosa più interessante – ha poi aggiunto Lev Dengov – è che anche il governo di Unità nazionale di Tripoli si è rivolto a noi per questioni tecnico-militari. Tutti vogliono assistenza da noi” ma la posizione della Russia – ha concluso Dengov – è equidistante: “Siamo vicini a tutti”.

Fonte: IL GIORNALE D’ITALIA

Pietro Di Martino

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