Siria, risultati ufficiali: l’inquietante verità sul laboratorio bombardato

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La dichiarazione dei tecnici dopo il sopralluogo nel laboratorio di Barzah, distrutto dal bombardamento del 14 aprile

  • di Cristina DI Giorgi

‘A Damasco non ci sono armi chimiche’

A Damasco non ci sono armi chimiche: il governo siriano lo sostiene (invano) da tempo e ieri è arrivata anche l’attesa conferma dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche. I cui esperti, al termine del sopralluogo effettuato in questi ultimi giorni, hanno dichiarato che “nel laboratorio di ricerca” di Barzah (nella capitale siriana) non è stata rilevata presenza appunto di armi chimiche nonostante quanto sostenuto dagli Stati Uniti.

E pensare che la struttura in questione nel corso dell’azione congiunta di Washington, Londra e Parigi del 14 aprile era stata fatta bersaglio di 76 dei 105 missili lanciati sulla Siria (il 70% del volume di fuoco utilizzato per punire Assad dei suoi presunti crimini dunque, come sottolinea Gli Occhi della Guerra) proprio perché – questa la versione ufficiale – si riteneva che in essa venissero prodotte e collaudate armi chimiche e biologiche. Il laboratorio è stato dunque completamente raso al suolo, con tanto di foto satellitari che ne ritraggono le macerie, sventolate come un trofeo dagli “attaccanti” sui media filo-occidentali di tutto il mondo.

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Peccato che l’Istituto di studi scientifici e centro di ricerca di Barzah fosse in realtà utilizzato per sviluppare farmaci anti-cancro oltre ad antidoti per morsi di serpenti e scorpioni (così a Sputnik il capo del Dipartimento dei polimeri e scienza dei materiali dell’ex centro di ricerca Said al-Said) tra l’altro utilizzati non solo in Siria ma anche in altri Stati della regione (come Giordania e Libano).

E’ inoltre importante sottolineare che l’Opac aveva già più volte ispezionato il sito in questione (nell’aprile 2017 e nel febbraio 2018), redigendo rapporti e documenti: nell’ultimo, datato 23 marzo 2018, si legge che in seguito all’analisi “dei campioni prelevati durante le ispezioni” il pool di esperti “non ha osservato alcuna attività incompatibile con gli obblighi derivanti dalla Convenzione”.

Dunque si sapeva perfettamente che a Barzah non si fabbricavano armi chimiche o batteriologiche. Perché allora Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna (che non potevano non essere a conoscenza dei citati rapporti Opac) hanno deciso di raderlo al suolo? E perché, ancora, i tre Paesi hanno messo frettolosamente in atto un’operazione apertamente e totalmente al di fuori del diritto internazionale?

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Alla prima domanda risulta difficile dare una risposta. Quanto alla seconda, è altamente probabile che chi ha deciso e messo in atto l’attacco del 14 aprile, sapendo perfettamente che in Siria le armi chimiche non le usa il governo di Damasco ma i ribelli anti-Assad (e anche di questo ci sono le prove: è stato infatti rinvenuto, proprio a Douma, un magazzino contenente sostanze atte a produrre tali armi non convenzionali oltre a “registri con formule chimiche e calcoli di proporzioni”), abbia voluto proteggere questi ultimi e l’apparato che mediaticamente e propagandisticamente li sostiene, White Helmets e Osservatorio siriano per i diritti umani in primis. Organizzazioni queste ultime le cui “informative”, prese come “oro colato” – al contrario dei rapporti dell’Opac – sono state appunto la base per il “bombardamento con scopi umanitari” messo in atto contro il legittimo governo della Siria. Presunte “prove” che – come le foto dell’ordigno chimico che sarebbe stato lanciato su Douma – sono evidentemente e grossolanamente false.

Fonte: Il Giornale D’Italia