Bambini e dispositivi mobili: aumenta la dipendenza digitale. Come possiamo prevenire il problema?

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La dipendenza digitale aumenta, ma anche la prevenzione

  • di Miriam Diez Bosh

Bambini e dispositivi mobili: no senza supervisione degli adulti

Il mondo digitale (il mondo) in cui viviamo ha bisogno di esperti per essere decifrato e offrire suggerimenti per la sopravvivenza. La Fondazione Casa de la Misericordia di Barcellona (Spagna) ha organizzato una Giornata intitolata Niños y jóvenes en la era digital: riesgos y oportunidades educativas (Bambini e giovani nell’era digitale: rischi e opportunità educative, NdT), iniziativa a cui Aleteia ha aderito come partner per offrire risposte multidisciplinari a una questione che preoccupa non solo le famiglie, ma anche gli educatori, il mondo associativo e i corpi di polizia, che lottano per la prevenzione.

Perché collegarsi?

Il presidente dei medici belgi, il dottor Bernard Ars, ritiene che serva una “coscienza morale” più acuta per far fronte all’ “abbrutimento digitale”. Il medico sostiene che si debba riflettere di più sul senso autentico dell’essere connessi (senza dimenticare la connessione con altri e quella con la propria interiorità e con Dio).

La tecnologia permette da Barcellona di parlare una volta a settimana col proprio figlio anche se è a Pittsburgh, in America, o in Cina, e forse lo si vede più di quanto si vedano persone che abitano vicino. È questo il paradosso sottolineato dal docente di Pediatria Josep Argemí, che ha analizzato la penetrazione delle reti sociali, in aumento soprattutto tra i più giovani.

Il dottor Josep Maria Simón, promotore della Giornata e patrono della Casa de la Misericordia, ha avvertito dei rischi di perdita dell’intimità, molestie e accesso a contenuti dannosi, e ha insistito sulla necessità positiva di offrire idee e suggerimenti alle famiglie e all’ambiente educativo.

Il dottor Ermanno Pavesi, segretario generale della Federazione Internazionale dei Medici Cattolici (FIAMC), si è riferito alle conseguenze e ha detto in un intervento con pennellate artistiche in cui ha mescolato pittura e contenuti che “se i matrimoni di epoca vittoriana erano felici non è perché gli uomini e le donne si erano resi conto del loro ‘autentico essere interiore’ nell’intimità condivisa quotidianamente, ma perché uomini e donne avevano ruoli e comportamenti approvati dalla loro comunità”

La dottoressa María Salas, docente di Diritto presso l’Università di Malaga, sostiene il diritto alla gratuità nell’accesso a Internet, all’informazione e ai prodotti digitali per evitare l’emarginazione, il gap digitale e l’analfabetismo digitale.

Per questo, i bambini e i giovani devono passare dall’essere “soggetti passivi” a diventare “soggetti attivi” nell’era digitale. L’esperta scommette sulla costruzione di una nuova cultura della legalità, basata sul volontariato: l’essere umano dev’essere rimesso al centro della relazione e riconoscere il suo ruolo attivo nella società.

Una serie di interventi su sicurezza e Internet ha contato sull’apporto di membri dei corpi di sicurezza, che hanno raccontato le proprie esperienze sul campo. L’insistenza a non lasciare i minori alla propria sorte senza la protezione degli adulti è stata ribadita come filo conduttore nel corso della giornata.

Dipendenza dalle reti: personalità fragili

In campo medico, il dottor Vincenzo de Filippis ritiene che le dipendenza dalle reti sociali, l’uso compulsivo di Internet, si basi su una struttura della personalità fragile con problemi collegati alla fiducia, all’autostima e alla sfera relazionale, come l’incapacità di trovare soddisfazione e piacere nel fatto di stabilire relazioni reali con gli altri, ma anche alla sfera cognitiva – intromissione di pensieri costanti e ripetitivi, ovvero ossessioni.

Per il medico, la dipendenza da Internet è un disturbo della personalità, nello specifico un disturbo dipendente dalla personalità che si manifesta nella ricerca di qualcosa (droga, alcool, reti sociali) o qualcuno (familiari, partner) a cui agganciarsi costantemente.

Il professor Giovanni Maria Vian, direttore del quotidiano L’Osservatore Romano, ha concluso la Giornata chiedendo la costruzione di pilastri “critici” e ha ricordato che sarebbe “insensato” opporsi al mondo digitale, che è una chiamata ad “esercitare la libertà”.

La Giornata include anche la pubblicazione di testi. L’anno scorso si è disserato su transumanesimo e postumanesimo, e il libro è già stato pubblicato. La Fondazione Casa de la Misericordia risale al 1581 e ha l’obiettivo di preoccuparsi ad assistere e a migliorare la vita di bambini e bambine.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Fonte: Aleteia