“Un italiano ha dirottato il pullman, 2 non italiani hanno salvato 50 persone”

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ius soli

“Ripartiamo dallo ius soli”. Così la sinistra lavora alla sua estinzionedi Valerio Benedetti

Roma, 25 mar – Con un’ampia giravolta da funambolo navigato, la sinistra sta cercando di sfruttare la tentata strage di San Donato per confezionare un grande spot a favore di ius soli e cittadinanza facile.

Può sembrare incredibile, addirittura folle, ma è proprio così. Eppure il cortocircuito della sua narrativa immigrazionista e integrazionista era evidente: l’attentatore Ousseynou Sy, senegalese con passaporto italiano, ha rivendicato la sua identità africana e ha motivato il tentativo di strage come una «vendetta per i morti nel Mediterraneo», ossia i suoi «fratelli» che emigrano dall’Africa subsahariana verso l’Italia e l’Europa.

Nella sua foga stragista, inoltre, Ousseynou non si sarebbe fatto scrupoli nel condannare a morte una scolaresca italiana, formata cioè – stando alla burocrazia – da suoi giovani e innocenti concittadini.

Un sinistra controffensiva

Questa, in soldoni, la ricostruzione dei fatti, di per sé quanto mai eloquenti. Ciò nondimeno, la sinistra ha trovato un appiglio per far finta che tutto questo non sia mai successo: due dei ragazzini che sono riusciti ad avvisare i carabinieri (Ramy Shehata e Adam El Hamami) sono stranieri.

Di qui l’ospitata trionfale a Che tempo che fa di Fabio Fazio, il salotto chic della sinistra immigrazionista. E questo è stato fatto con l’oscuramento – voluto e, ovviamente, penoso – del contributo fondamentale di un altro ragazzino, il biondo Riccardo, che poco si prestava alla narrazione pro-ius soli di Fazio e compagni.

Ma, al di là di questa puerile rincorsa all’assegnare medaglie di latta all’«eroe» di turno, il totale scollamento della sinistra dalla realtà è stato illustrato alla perfezione dalla lettura offerta dal neodirettore di RepubblicaCarlo Verdelli: «Un italiano ha dirottato il pullman, due non italiani hanno salvato 50 persone». La supercazzola è servita.

Il cortocircuito

Eppure, Verdelli non si accorge che il suo argomento, in realtà, contraddice la sua tesi, ossia la necessità dello ius soli e della «cittadinanza come diritto».

Se la concessione della cittadinanza italiana non garantisce di per sé l’avvenuta integrazione (e il caso di Ousseynou lo conferma pure troppo), per quale motivo dovremmo approvare una legge (quella sullo ius soli) che la estende indiscriminatamente, magari ad altri Ousseynou pronti a compiere stragi per vendicare i propri connazionali africani?

Perché il punto è questo: nazionalità e cittadinanza sono due cose ben distinte. Se gli verrà revocata la cittadinanza italiana (tecnicamente possibile), Ousseynou tornerà a essere solo un senegalese.

Ma se noi togliessimo la cittadinanza italiana, poniamo, a Fabio Fazio, questi non smetterebbe comunque di essere italiano (purtroppo).

E ancora: se anche concedessimo l’ambito pezzo di carta a Ramy e Adam, dovremmo poi revocarlo qualora si macchiassero un domani di un attentato terroristico?

Ecco, queste sono le questioni che andrebbero affrontate. Invece Fazio e compagnia cantante insistono nella loro battaglia a favore dello ius soli – una soluzione, cioè, alla todos caballeros, con cittadinanza elargita a tutti indistintamente, senza il minimo controllo dell’avvenuta integrazione.

E pensare che proprio il fattore dell’automatismo è quello che ha fallito nel caso di Ousseynou, il quale ha ottenuto il passaporto italiano per aver sposato una cittadina italiana.

Non si capisce, pertanto, come l’automatismo insito nello ius soli possa funzionare diversamente. Insomma, da qualunque prospettiva la si guardi, lo ius soli non sembra affatto un buon affare.

Di ius soli si muore

Ma se Fazio, Verdelli e sodali possono concedersi queste sparate mediatiche, lo stesso non può dirsi per la sinistra politica.

Una sinistra che, proprio sui temi dell’immigrazione e della cittadinanza, ha preso una sonora batosta alle elezioni dell’anno scorso (e a quelle che sono seguite).

Al contrario, il Pd neo-ulivista di Nicola Zingaretti sembra di tutt’altro avviso. Dal neosegretario a Prodi, da Veltroni a Sala, tutti si dicono convinti che la battaglia per lo ius soli è una questione di vitale importanza per la sinistra.

In merito l’ex sindaco di Roma, intervistato da Repubblica, è stato chiaro: «Il Pd – ha dichiarato al quotidiano fondato da Scalfari – deve saper declinare i suoi valori in questo tempo della storia. Vengono oggi messi in discussione valori fondamentali, sociali, civili e umani. E questo vale, come dissi nel decimo anniversario del Pd, anche per lo ius soli. Su temi come questo – ha aggiunto Veltroni – non bisogna avere paura di mettersi controcorrente. La sinistra non deve mai avere paura di essere se stessa».

Si tratta, in fondo, dello stesso concetto espresso da Pierluigi Bersani, sebbene con toni più ruvidi: «Io faccio lo ius soliÈ contrario a quello che pensa l’80% degli italiani? Non me ne frega assolutamente niente».

La sinistra è dunque decisa ad andare avanti con la sua «battaglia di civiltà», anche se il popolo italiano è ampiamente contrario e gliel’ha pure dimostrato, punendola alle elezioni.

Insomma, pare proprio che la sinistra voglia suicidarsi. Non che questo ci dispiaccia, beninteso. Fonte: IL PRIMATO NAZIONALE