Italian Russiagate: è stato tutto costruito dai media?

1200

Italian Russiagate: le bufale di BuzzFeed, che odia Salvini – «L’attacco mondialista a Salvini dimostra proprio questo intento, riprendere il flusso dell’immigrazione fuori controllo e continuare a produrre dumping salariale».

Tanto, «il presunto argine ‘antisistema’ rappresentato dai 5 Stelle appare sempre più inadeguato, incoerente e ambiguo», visto che lo stesso Di Maio – nel tentativo disperato di tamponare l’emorragia di voti verso la Lega – partecipa volentieri all’ultimo gioco al massacro contro Salvini, invitandolo a rispondere dei presunti finanziamenti russi davanti al Parlamento: «Quando il Parlamento chiama, il politico risponde, perché il Parlamento è sovrano e lo dice la nostra Costituzione».

Sovranità limitata, in realtà: è Bruxelles, non Roma, a stabilire cosa può fare l’Italia, la cui Costituzione è stata deturpata dall’inserimento suicida del pareggio di bilancio.

Se n’è dimenticato, Di Maio? È evidente, scrive Rosanna Spadini su “Come Don Chisciotte”, che il capo politico del Movimento 5 Stelle cita “BuzzFeed” come fonte d’informazione altamente attendibile, «celando di proposito le rivelazioni pregresse sulla macchina di propaganda web del MoV, e sul fatto che Alberto Nardelli interpreterebbe un trend politico decisamente di sinistra, avverso al governo gialloverde».

Chi è Nardelli, l’autore del presunto scoop (o possibile bufala) sull’ipotetico finanziamento-fantasma, dal Cremlino alla Lega, costretta a pagare circa 50 milioni di euro (quindi in teoria a suicidarsi, cessando di far politica) per presunte irregolarità risalenti alla gestione Bossi?

Nardelli, riassume la Spadini, è un giornalista di “BuzzFeed News” piuttosto ossessionato da Matteo Salvini, visti i numerosi articoli scritti quotidianamente su di lui.

Già in forza al “Guardian”, voce della sinistra britannica (che però ha abbandonato Julian Assange al suo destino), oggi è a capo di “BuzzFeed”, newsmagazine web multinazionale statunitense.

Soprattutto, Nardelli (che opera da Londra) «è l’autore del rumoroso scoop sui presunti finanziamenti di 65 milioni alla Lega, camuffati da traffico di petrolio tra Mosca e Roma, grazie al ‘faccendiere’ Gianluca Savoini».

Dal suo profilo Twitter, il giornalista ha rivolto alcune domande a Salvini, «farcite di tali tossine di odio che avrebbero fatto impallidire anche quelle di Roberto Saviano, di Ezio Mauro o di Marco Travaglio».

Nardelli incalza Salvini: «Qual è la sua relazione con Savoini? Per quale motivo un uomo che non ricopre alcun ruolo ufficiale nel governo partecipa a viaggi ufficiali a Mosca con il ministro, sedendo nelle riunioni con ministri russi e partecipando a cene con il presidente Putin? In che ruolo fa tutto questo?».

E ancora: «Cosa sa Salvini sull’incontro al Metropol del 18 ottobre? Era consapevole della trattativa e della proposta di accordo per finanziare il suo partito e la campagna elettorale? Sa quali altri italiani hanno partecipato alla riunione?».

Infine: «Cosa ha fatto Salvini la sera del 17 ottobre a Mosca dopo aver parlato alla conferenza al Lotte Hotel? E come mai i funzionari russi che avrebbe incontrato quella sera vengono poi nominati il giorno successivo durante l’incontro al Metropol Hotel?».

La testata “BuzzFeed”, che ha pubblicato gli audio sui presunti fondi russi alla Lega, è un giornale di recente successo, «un laboratorio della viralità, una pagina per millennials e insieme una piattaforma social», ricorda Spadini.

Il sito, fondato da Jonah Peretti, «è notevolmente dinamico e pronto a continue trasformazioni giornalistiche».

I numeri sono decisamente dalla sua parte: 200 milioni di visitatori unici al mese, oltre 15 milioni di “like” totali su Facebook suddivisi tra oltre 40 pagine.

Tante edizioni locali: in Brasile, Regno Unito, Francia e Germania. Ricavi in crescita verticale e ulteriori prospettive di espansione.

Dal 2016, osserva Spadini, la redazione ha una squadra di 20 giornalisti investigativi guidata da Mark Schoofs, Premio Pulitzer. Nel curriculum di “BuzzFeed”, però, non mancano «scivoloni molto consistenti».

Esempio: la testata si gettò su Kevin Spacey, “rivelando” la storia delle molestie sessuali dell’attore nei confronti di un giovane.

Peccato che poi lo stesso giovane abbia smentito, ritirando la denuncia. Ma ormai era fatta: nel frattempo, Spacey era stato silurato dalla serie “House of Cards”, dopo che gli sceneggiatori avevano osato evocare l’oscuro potere supermassonico del Bohemian Club, all’ombra della Casa Bianca.

Altra bufala mondiale (gennaio 2017) la pubblicazione del Rapporto Steele, sull’ex capo dell’ufficio di Mosca dell’Mi6, Christopher Steele, in cui si rivelava di come la Russia «lavorasse da tempo per favorire l’ascesa di Donald Trump alla Casa Bianca» e della sua offerta di girare a Trump «il contenuto delle email di Hillary Clinton hackerate».

Il dossier ipotizzava il tentativo di Trump di «tacitare le storie riguardo a “prestazioni sessuali” a lui attribuite con prostitute russe».

Mentre altri network, come “New York Times” e “Nbc News”, si rifiutarono di pubblicare il documento per «mancanza di prove evidenti», Smith lo fece («è il nostro modo di essere trasparenti»), aggiungendo che la redazione stava comunque lavorando per trovare conferme.

Citato in giudizio per diffamazione da un uomo d’affari, Aleksej Gubarev, il cui nome era apparso nel dossier, nel dicembre 2018 “BuzzFeed” si era visto però riconoscere la qualità del proprio lavoro.

Secondo il giudice, l’articolo era risultato «corretto e veritiero», poiché si era limitato a pubblicare un documento originale, senza aggiungere commenti.

Nel gennaio del 2015, sempre “BuzzFeed” aveva raccontato di come lo stesso Trump avesse ordinato al suo avvocato, Michael Cohen, di mentire al Congresso riguardo l’accusa di relazioni con la Russia per la costruzione della Trump Tower a Mosca, poiché i colloqui sarebbero avvenuti durante la campagna presidenziale, cosa vietata negli Stati Uniti.

Lo scoop di “BuzzFeed”, prosegue Spadini, permise intanto ai democratici di valutare l’ipotesi dell’impeachment, ma due giorni dopo «la notizia ricevette la smentita ufficiale del procuratore speciale, Robert Mueller», che bollò come «inaccurata» la ricostruzione giornalistica.

Poi, per la chiusura dell’inchiesta sul Russiagate, sempre “BuzzFeed” pubblicò un articolo in cui finalmente ammetteva: “Il rapporto Mueller dice che Trump non chiese a Michael Cohen di mentire”.

Ma gli “scoop” della testata non finiscono qui, continua Rosanna Spadini, perché nel novembre 2016 “BuzzFeed” pubblicò un’inchiesta sulla disinformazione prodotta in Italia dal M5S e sui legami del partito di Beppe Grillo con diversi siti d’informazione che diffondevano propaganda russa.

Autore dell’articolo: sempre Alberto Nardelli, stavolta in tandem con Craig Silverman: «I leader del Movimento», scrivevano i due, «hanno costruito una rete di siti Internet e account di social network che diffondono notizie false, teorie cospirazioniste e storie pro-Cremlino a milioni di persone».

Passavano poi in rassegna una serie di altri siti Internet come “TzeTze”, “La Fucina”e “La Cosa”, che vantavano oltre un milione di seguaci sui social network e che rilanciavano «gli elementi centrali della campagna del Movimento, disinformazione e attacchi ai rivali politici e in particolare a Matteo Renzi».

“BuzzFeed” inoltre sosteneva che molte delle news rilanciate dai siti della galassia M5S fossero riprese da fonti di proprietà del Cremlino, come “Sputnik”.

Secondo i giornalisti ci sarebbe stato uno stretto legame tra i siti della Casaleggio associati e il sito del Movimento 5 Stelle.

Ora, rivela la Spadini su “Come Don Chisciotte”, all’attacco contro Salvini partecipa anche il “Fatto Quotidiano”, che fin dall’insediamento del governo gialloverde «ha tentato di favorire un possibile cambio di alleanze», sostenendo in particolare un’intesa tra i 5 Stelle e il Pd ora guidato da Zingaretti, «apparentemente rinnovato, ma sempre a ispirazione mondialista renziana».

Oggi Travaglio «non rinuncia a massacrare Salvini, dimenticando di raccontare quello che “BuzzFeed” avrebbe detto anche sui 5 Stelle», cui il direttore del “Fatto” resta vicinissimo.

Salvini ha davvero chiesto soldi al Cremlino, per la campagna elettorale delle europee, dopo che la magistratura italiana gli aveva azzerato finanziariamente il partito?

La fonte di riferimento è sempre “BuzzFeed”, che detesta Salvini e in questi anni ha spacciato clamorose bufale a milioni di lettori. Fonte Libreidee