Isabella di Castiglia, la donna che ordinò a Colombo: «Mai più schiavi»

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isabella di castiglia

Isabella di Castiglia, la regina cattolica che difese la libertà degli Indios – Il testamento di Isabella la Cattolica e i popoli nativi.

Una regina piena di fede ed umanità che finanziò Cristoforo Colombo cercando di impedirgli di creare schiavi, ritenendoli liberi e degni di rispetto.

Settimana scorsa si è tenuto a Valladolid (Spagna) un Simposio Internazionale su Isabella I di Castiglia, conosciuta anche come Isabella la Cattolica, per favorire l’apertura della causa di beatificazione.

Vi ha partecipato anche Guzmán Carriquiry Lecour, accademico e vice presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina.

Isabela di Castiglia un modello anche oggi

Finalmente si è parlato delle virtù eroiche e della fede esemplare di Isabella, così come testimoniata da diversi suoi contemporanei, come il suo confessore Hernando de Talavera o il beato Giovanni de Palafox.

Un modello anche per le sue doti amministrative avendo contribuito in modo considerevole a costruire il concetto di Stato moderno.

Il suo nome è legato al fenomeno della colonizzazione delle Americhe e spicca rispetto ad altri re e regine per la sua ferrea decisione ad affermare il diritto naturale dei nativi americani a non essere ridotti in schiavitù.

Se confrontiamo la mentalità di Isabella di Castiglia con quella di Elisabetta I d’Inghilterra o di Giacomo I d’Inghilterra emerge che la prima ha fatto razzia e schiavitù senza mai occuparsi dei nativi americani, mentre Re Giacomo ha obbligato l’evangelizzazione dei popoli colonizzati, ignorando la loro sorte.

Se leggiamo invece il famoso testamento della regina Isabella, datato 12 ottobre 1504, c’è un intero paragrafo di norme sul trattamento degli indiani.

La richiesta è di «indurre», non forzare, «i popoli del mare alla conversione alla nostra santa fede cattolica, e di inviare in dette isole religiosi e sacerdoti per istruire i residenti e insegnare loro le buone abitudini».

In particolare il matrimonio monogamico indissolubile, l’abolizione dell’infanticidio e di altri omicidi, abolizione dei quotidiani e cruenti sacrifici umani, l’abolizione del cannibalismo e l’introduzione di un’efficace economia con arti e mestieri.

La sanguinosa violenza dei popoli indigeni si interruppe proprio grazie all’introduzione della morale cristiana.

Isabella la Cattolica invitò calorosamente re Fernando, la figlia Giovanna la Pazza e il genero, Filippo il Bello, «di usare molta diligenza» verso i popoli nativi (lo ripeté due volte), per evitare che «ricevano qualche danno alle loro persone e ai loro beni».

Isabella di Castiglia e la benevolenza cattolica

E aggiunse: «ordino che siano trattati bene e con giustizia. E se qualche torto è stato da loro ricevuto, rimediatelo e risolvetelo».

Da quelle linee guida di Isabella di Castiglia del 1504, la Spagna realizzerà un intero corpo di leggi che cercano di proteggere gli abitanti del Nuovo Mondo, purtroppo spesso con poco successo.

Nel 1512 furono emanate da Ferdinando il Cattolico le Leggi di Burgos in cui i nativi vennero definiti “liberi” e gli si garantiva un lavoro tollerabile e correttamente stipendiato; nel 1542 Carlo V promulgò le Nuove Leggi, che posero i nativi sotto la protezione della Corona.

Isabella di Castiglia finanziò la spedizione che portò Cristoforo Colombo a scoprire il continente americano e appena iniziò il fenomeno di schiavitù intervenne, il 20 giugno 1500, ordinando che gli indios fossero rimpatriati alle loro famiglie (cioè in America), a sue spese.

Lo storico spagnolo e premio Nobel per la Pace, Rafael Altamira, ha affermato: «è una data memorabile per il mondo intero, perché essa segna il primo riconoscimento del rispetto per la dignità e la libertà di tutti i popoli, pur ignoranti e primitivi che siano; principio che fino ad allora non era stato proclamato in nessuna legislazione, molto meno era stato praticato in qualsiasi paese».

Isabella ordinò quindi a Colombo di «non fare mai più schiavi», anticipando di 35 anni i sermoni infuocati del domenicano Francisco de Vitoria che, assieme al vescovo Bartolomé de Las Casas, è considerato uno dei padri fondatori del diritto internazionale poiché formulò ed esplicitò i diritti degli indios, tra i quali la nativa libertà, la loro dignità umana, la capacità giuridica. Fonte UCCR