Internet e minorenni: ecco la la nuova forma di violenza virtuale

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Ormai è diventato troppo semplice accedere ad Internet, specie per i minorenni. E sono proprio loro le vittime delle trappole virtuali

Esperienze choc per troppi minorenni – Ricerca: non solo cyberbullismo e sexting ma anche la violenza dell'”hate speech”

Il 13% dei ragazzi e delle ragazze tra i 9 e i 17 anni hanno fatto, negli ultimi 12 mesi, almeno un’esperienza su Internet che li ha turbati. Rispetto al 2010 e al 2013 la percentuale è più che raddoppiata.

Sono alcuni dei dati della ricerca EU Kids Online, realizzata dal centro di ricerca OssCom (Centro di ricerca sui media e la comunicazione dell’Università Cattolica) in collaborazione l’Istituto Giuseppe Toniolo e l’Università Cattolica e presentata all’evento “Parole O_Stili“, in corso a Trieste, dedicato al tema “Quando le parole sono ponti”, a cui ha partecipato, tra gli altri ospiti, il prorettore dell’Università Cattolica Antonella Sciarrone Alibrandi.

E’ emerso in particolare che nuovi rischi si sono aggiunti a quelli già noti, come il cyberbullismo e il sexting: in particolare l’hate speech, forma di discorso a carattere violento, intollerante ed aggressivo nei confronti di determinate categorie di persone discriminate in base ad appartenenze di genere, nazionalità, religione, cultura, etnia.

La ricerca ha evidenziato come i ragazzi trascorrano in media 2,6 ore al giorno su Internet, soprattutto attraverso lo smartphone; il 58% dei ragazzi afferma di sentirsi al sicuro online, e il 47% trova che in rete le altre persone siano gentili e collaborative.

La ricerca, sotto la direzione scientifica della professoressa Giovanna Mascheroni, ha coinvolto oltre 1000 ragazzi fornendo una grande base di dati capace di descrivere nel dettaglio i rischi cui essi vanno incontro online.

Lo studio è stato presentato all’interno del panel “Scuola e famiglia” a cui sono intervenuti i professori dell’Università Cattolica Simona Caravita (docente di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione) e Piermarco Aroldi (docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e direttore OssCom).

Un altro dato significativo è quello relativo al ruolo di mediazione esercitato dai genitori e dagli insegnanti: fondamentale per ridurre l’impatto dei rischi e gli eventuali danni, ma purtroppo ancora sottovalutato e poco praticato, se è vero che solo il 52% dei ragazzi ha ricevuto in famiglia consigli su come usare Internet in modo sicuro e che tale percentuale scende al 26% per quanto riguarda il contributo della scuola.

Le competenze digitali dei ragazzi, ben lontani da quanto suggerito dalla metafora illusoria dei “nativi digitali“, meritano in media – per loro stessa valutazione – un classico “7+”.

Se competenze digitali e mediazione educativa costituiscono indicatori significativi del grado di partecipazione alla “cittadinanza digitale” delle nuove generazioni, i dati di EU Kids Online ribadiscono la necessità di nuove alleanze tra scuola e famiglia, anche per affrontare le sfide dell’innovazione tecnologica. Fonte: In Terris