In pericolo di vita chiamano il 118, la risposta: «Ora non ci sono ambulanze»

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Il 118 non soccorre un donna perché mancano le ambulanze – di Marco Staffiero da Il Format

Nell’Italia dei diritti violati, capita di tutto. Ieri un’anziana donna ha perso i sensi durante la celebrazione della messa nel quartiere San Leonardo di Catanzaro.

Immediata la telefonata al 118, ma la risposta lascia sconcertati: “Al momento non ci sono ambulanze”. La donna è stata soccorsa da un medico che si trovava in chiesa.

A commentare il caso, il presidente nazionale del Sis 118 Mario Balzanelli, che attacca: “Assolutamente impensabile che nella necessità di gestire un codice rosso, situazione clinica caratterizzata da un pericolo imminente di perdere la vita, la Centrale Operativa di un Sistema 118 possa trovarsi nella più totale impossibilità di fornire una risposta adeguata di soccorso. Motivando, peraltro a più riprese la momentanea incapacità funzionale con la mancanza dei mezzi da inviare sulla scena dell’evento”.

Impensabile, inaccettabile, irricevibile”, ripete Balzanelli, “una situazione che oltre a configurare chiaramente un lampante gravissimo deficit di Sistema, evidenzia la necessità ormai improcrastinabile di una riforma legislativa nazionale del Sistema dell’Emergenza Territoriale 118”.

Per il presidente del 118, la riforma deve portare a un “netto potenziamento rispetto allo stato attuale, peraltro così assurdamente smantellato da politiche precedenti e così disomogeneo tra le regioni, in quanto a concezione globale di Sistema, al numero delle Centrali Operative, al personale sanitario medico-infermieristico dedicato, al personale autista-soccorritore dedicato, ai mezzi di soccorso”.

Una situazione drammatica di un sistema sanitario al collasso. Non si sono fatte attendere le dichiarazioni del vicepresidente del Codacons Calabria, Francesco Di Lieto:

In Calabria mancano ambulanze e le persone rischiano di morire. Dopo i primi, immediati ma inutili, tentativi di rianimarla, si è chiesto l’ immediato intervento del 118. La risposta è stata lapidaria: ‘al momento non ci sono ambulanze’. Per fortuna – continua Di Lieto – c’era un medico in chiesa e dopo un po’ la signora ha ripreso conoscenza.

Occorreva, però, portala subito in ospedale. Nuova chiamata al 118. Identica risposta: ‘non ci sono ambulanze’. È così non è rimasto altro da fare che accompagnare la povera signora a ricevere le opportune cure, facendo ricorso a mezzi di fortuna. Tutto bene quel che finisce bene.

La tragedia, oggi, è soltanto rinviata. Riteniamo che un efficace servizio di trasporto sanitario, capace di garantire il repentino accesso alle cure mediche, almeno nei casi di emergenza – sottolinea ancora Di Lieto – sia di fondamentale importanza. Purtroppo oggi la sanità in Calabria è ridotta in questo stato.

Le responsabilità sono evidenti e sotto gli occhi di tutti si può rischiare di morire in pieno centro cittadino perché non ci sono ambulanze, altrove, invece, sono i medici a mancare e, in altri casi, mancano i farmaci. E la lista potrebbe continuare.

Incredibile che tutto ciò accada esattamente nel posto in cui i manager delle Asp sono lautamente ricompensati dividendosi migliaia e migliaia di euro per ‘premi di risultato’.

Come dire il convento è povero ma i frati sono ricchi. Per il Codacons “in Calabria, ancor più che altrove, stiamo pagando il prezzo di una sanità malgestita e depredata da lupi famelici, in un assordante silenzio, sempre più simile alla complicità, da parte della politica regionale.

Siamo di fronte ad un horror gestionale – conclude il vicepresidente – che, paradossalmente, viene lodato e premiato.Un sistema che continua a festeggiare nonostante si trovi sul ponte del Titanic”.

Il 118 ha chiuso il 50% delle centrali operative

Negli ultimi 7-8 anni il sistema di soccorso salva-vita è stato smantellato. A bordo delle ambulanze di rado ci sono medico e un infermiere in grado di intervenire con diagnosi e terapia immediata.

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Secondo alcuni dati, per il 118 si spende l’1,7% di tutta la spesa sanitaria nazionale e negli ultimi anni è stato chiuso il 50% delle Centrali operative.

Il DM del 2015 prevede che per ogni 60 mila persone, va garantito sui mezzi di soccorso “un team di prestazione avanzata”, in grado di fare una diagnosi immediata e di fornire una terapia urgente. Fonte Il Format