In Austria c’è un italiano che se fa la comunione viene denunciato dai preti

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“Quella tassa non la pago più e ora mi negano la comunione” – di Andrea Zambrano da La nuova bussola quotidiana

Quella cattolica austriaca è una Chiesa protestantizzata: comunione a divorziati e gay che convivono, messe sporadiche, confessioni assenti, preti ribelli e sindacalizzati, parrocchie-bocciofile, chiese profanate da concerti rock e per la causa Lgbt.

Così un italiano di 41 anni ha detto basta: “Ho smesso di pagare la tassa ecclesiastica, calcolata sull’1% del mio reddito”. Ma le conseguenze per lui sono drammatiche: “La diocesi mi ha negato tutti i sacramenti e rischio un processo”.

Ecco la condizione in cui versano i cattolici che hanno detto no a una Chiesa mondana, capace, per i soldi, persino di negare la salvezza dell’anima a chi è in piena comunione

“A omosessuali conviventi e divorziati risposati danno ormai la comunione, io che ho deciso di non pagare più la tassa mi sono visto negare tutti i sacramenti. E se stessi per morire, mi verrebbero negati pure i conforti”.

E’ la drammatica condizione nella quale si trova a vivere da alcuni mesi un italiano residente in Austria.

Il suo racconto è un grido d’allarme che dovrebbe accendere più di un campanello sulle condizioni delle chiese tedesche e austriache, ormai palesemente protestantizzate e che si reggono economicamente sulla cosiddetta Kirchenbeitrag, la tassa ecclesiastica.

In questa intervista rilasciata alla Nuova BQ, Alessandro de Cristoforo, spiega il perverso meccanismo di una Chiesa che da un lato violenta la dottrina e dall’altro si comporta come un esattore delle imposte qualunque capace di trattare i sacramenti come un semplice servizio da erogare.

Senza tassa niente comunione

De Cristoforo, 41 anni e originario della provincia di Modena, vive con la moglie e i 4 figli da 15 anni a Innsbruck dove è impiegato di un’azienda del settore biomedicale.

Ha accettato di denunciare quanto gli è capitato negli ultimi mesi nella speranza che chi ha la responsabilità del governo della Chiesa metta mano a un sistema di finanziamento pericoloso per la salute stessa delle anime. Vediamo perché.

De Cristoforo, come funziona la KirchenbeitragE’ un meccanismo perfetto e perverso di raccolta soldi perché sancito da una legge statale.

Quando siamo andati in Comune a Innsbruck per ottenere la residenza, subito dopo esserci trasferiti, all’ufficio anagrafe abbiamo anche dovuto indicare se e a quale religione apparteniamo.

Cattolica? Esatto. Così, dopo circa due settimane abbiamo ricevuto una lettera della Diocesi di Innsbruck con allegato un bollettino postale.

Così, senza neanche un brindisi di benvenuto? E’ questo il loro benvenuto! Non dico che mi sarebbe piaciuto avere almeno il parroco che bussava alla mia porta, ma la freddezza della comunicazione mi ha lasciato di sasso.

Cosa diceva? Diceva che in base alla mia età e al lavoro dichiarato, la previsione del mio reddito doveva essere di una certa cifra. Ergo, la tassa che avrei dovuto pagare era di circa 800 euro.

Così? Esatto. La tassa viene calcolata sull’1% del reddito lordo. Ma nella lettera c’era scritto che se i calcoli non fossero stati giusti avrei potuto avere un incontro con l’ufficio apposito della Diocesi.

E lei che cosa ha fatto? Ho preso appuntamento e sono andato a chiedere spiegazioni. So che in molti si dichiarano atei per non avere problemi, ma noi eravamo entusiasti per la nostra nuova vita in Austria e davvero non avremmo mai immaginato quello che avremmo vissuto.

400 euro all’anno: o paghi o dichiari di essere ateo

E’ andato in Diocesi… Ho iniziato a discutere con il funzionario dicendo che avevo il mutuo e 3 figli, così mi hanno abbassato la tassa a 250 euro all’anno e 150 per mia moglie. Il primo scandalo è che la tassa non va in base al reddito famigliare.

400 euro all’anno? E ci è andata bene. Ho un amico in Germania che mi conferma di pagare più di 4000 euro all’anno.

Ha pagato? Sì, ho sempre pagato perché con i bambini piccoli temevo dei problemi per il loro percorso sacramentale.

E quando ha deciso di non pagare? Ad agosto scorso, ma è stato un crescendo. Da tempo parlo con sacerdoti in Italia che strabuzzano gli occhi quando racconto come funziona la tassa. Nel 2010 scrissi anche a padre Gabriele Amorth.

Che cosa succede se non paga la tassa? Chi è stato battezzato in Austria ha scritto sul certificato di battesimo se hai pagato o no. E se non paghi ti rimane il marchio. Non hai alternativa: o paghi o dichiari di essere ateo.

E lei perché ha smesso di pagare? Ci sono stati episodi negli ultimi anni, gocce che hanno fatto traboccare il vaso: il Duomo di Vienna che sosteneva i gay con liturgie omoeretiche.

Le iniziative per i divorziati risposati chiaramente eretiche. E ancora: spettacoli di musica blasfema in chiesa, iniziative oscene come quella del mio vescovo quando espose lo striscione “se Dio ha la barba io sono femminista”.

In generale una protestantizzazione su tutti i fronti. Insomma: ha presente il non riconoscersi a casa? Ecco, a quel punto viene naturale fare un ragionamento da contribuente.

Cioè? Visto che pago, queste porcherie a me non stanno bene. E dato che sono pagate con i miei soldi, io non li pago più.

Essere cattolico? Una sofferenza continua

Una disobbedienza fiscale? Più o meno. Le sembra normale che debba aspettare di tornare in Italia per confessarmi?

No. Appunto, qua trovare un prete è impossibile. Alla domenica la diocesi ha deciso che si devono fare meno messe, così si fanno un sacco di liturgie della Parola.

E lei ci va? No. Domenica scorsa mia moglie è entrata nella chiesa della nostra parrocchia e ha trovato due donne “celebranti”. E’ uscita e addio al precetto domenicale. Una sofferenza continua.

E protestare? Con chi? Il vescovo di Innsbruck si è espresso a favore del sacerdozio femminile. Insomma, a un certo punto mi sono detto: io non la finanzio più.

E che cosa ha fatto? Io niente, ho smesso di pagare, sono tornato in Comune. Ho chiesto di devolvere la stessa somma ad un ordine religioso bisognoso che conosco oppure ai copti, che soffrono dal punto di vista economico, ma il funzionario mi ha detto: “O alla diocesi o niente”. Così mi sono cancellato dal registro.

E poi? Dopo una settimana mi è arrivata una lettera della diocesi che diceva: “Il comune ci ha trasmesso la sua volontà di cancellarsi dal registro, la informiamo su quali sono i diritti che perde”.

Quali? Non posso fare la comunione, se partecipo a un matrimonio non posso fare il testimone, il padrino di Cresima e battesimo, se malato non riceverei l’estrema unzione.

E la confessione? La lettera non ne fa cenno, ma quella è ormai introvabile. Però mi avvertono che se dovessi ripensarci dovrei pagare gli arretrati e gli interessi. Dopo tre mesi, arriva un’altra comunicazione: “Lei è ufficialmente cancellato. Le ricordiamo i diritti che perde, se dovesse accostarsi alla comunione, sarà punito a norma di legge”.

Fare la comunione viola la legge dello Stato

Punito? Sarei perseguibile, potrebbero denunciarmi e andare per vie legali. E’ pur sempre una violazione di una legge dello Stato. Ci sono persone che sono andate per vie legali e hanno perso.

Come fa oggi? Vado nelle chiese dove non mi conoscono oppure faccio la comunione quando torno in Italia. Devo girare per trovare sacerdoti compiacenti che la pensano come me, ma se venissero scoperti passerebbero dei guai anche loro. E’ tutto molto rischioso e penoso.

Si sente ghettizzato? Se pensiamo che ai divorziati risposati ormai danno la comunione senza problemi, sì. Ma ormai la Chiesa in Austria non è più una Chiesa cattolica.

Perché? Le parrocchie sono come bocciofile o polisportive, organizzano corsi di ogni tipo: cucito, internet per gli anziani. Il loro manifesto è quello di essere simpatiche. Organizzano lezioni di ginnastica, devono giustificare l’enorme pletora di dipendenti che hanno. Qua tutti sono stipendiati, anche i catechisti. E dato che il catechismo che impartiscono non mi va bene…

Una Chiesa che si occupa solo di erogare un servizio? Ma un servizio che deve apparire simpatico, vicino al mondo, che promuove attività ludiche o per nulla politicamente scorrette. Mai un’adorazione eucaristica, ci sono preti che dicono due messe alla settimana, la messa quotidiana è un miraggio.

Nonostante questo, le chiese sono vuote… Direi: proprio per questo le chiese sono vuote. Gli austriaci ormai hanno qualche tradizione e poco più.

Come fa con i bambini? Mia moglie continua a pagare la tassa perché temiamo delle ripercussioni su di loro. Fortunatamente confessione e prima comunione le hanno fatte a scuola, una scuola privata durante l’ora di religione. Ma per la Cresima credo che verremo in Italia.

Chi sono io per giudicare?

Continuerà ad andare a messa di nascosto? Per forza. Ma ho dovuto rinunciare a quel poco di vita comunitaria che portavo avanti. Avevo iniziato ad organizzare una messa per gli italiani, ma ho dovuto lasciare.

Con chi ne parla? Con nessuno. Neanche al mio parroco. Anche lui appartiene alla Pfrarrer Initiative un’associazione di preti che contestano apertamente il magistero e si rifiutano di celebrare più di una messa a domenica.

Hanno pubblicato un manifesto di rivendicazioni e disobbedienze che fanno spavento. “Ci rifiutiamo di celebrare più di una messa a domenica, vogliamo andare in pensione a 65 anni, non dovete sfruttarci”. Cose così. E ovviamente sono favorevoli al matrimonio tra gay e alla comunione ai divorziati risposati.

Come lo giustificano? Dicono che Papa Francesco ha detto: “Chi sono io per giudicare?”.  Fonte La nuova bussola quotidiana