Quando dire no al bambino è fondamentale, anche se difficile

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Mi dispiace dirti di no, ma la mia risposta continua ad essere no

  • di Jennifer Delgado Suárez

“Un famoso insegnante ricevette un giorno la visita di un poeta favorevole a lasciare che i bambini crescano completamente liberi secondo la loro propria natura. L’insegnante non contestò i suoi argomenti, lo invitò semplicemente ad andare in giardino. Una volta lì, il poeta fu sorpreso di non trovare alcun fiore, tutto era coperto di erbacce.

– Prima era pieno di rose – disse l’insegnante – ma un giorno ho deciso di lasciare il giardino completamente libero, e questo è il risultato”.

I genitori confondono spesso i limiti con la repressione, credono che le regole siano una terribile limitazione della libertà. Tuttavia, è possibile disciplinare con amore, i limiti prudenti e ragionevoli aiutano i bambini a crescere in modo più sicuro dal momento che sapranno esattamente cosa ci si aspetta da loro. Pertanto, è importante imparare a dire di “no” ai bambini, anche se inizialmente per i genitori è difficile e doloroso.

Quando si deve dire di “no” ai bambini?

Il “no” cresce insieme al bambino. Durante il primo anno di vita le esigenze e i desideri del piccolo coincidono, così i genitori devono affrettarsi a soddisfarli perché in questo modo costruiscono le basi di un legame sicuro. Quando il bambino riceve attenzione e affetto e le sue esigenze sono soddisfatte, si sente anche fiducioso e sicuro.

Tuttavia, poco a poco i desideri dei bambini crescono e cominciano ad allontanarsi dalle loro esigenze, così a volte è necessario porre dei limiti. Per questa ragione, tra i 9 ei 14 mesi dovrebbe apparire il primo “no” a bassa energia.

Dai 14 ai 18 mesi, quando il bambino comincia a rivendicare una maggiore indipendenza, ma non è ancora autonomo e va in crisi facilmente se non vengono soddisfatte le sue esigenze, deve apparire il “no” ad alta energia; cioè un rifiuto deciso e categorico.

È importante tenere presente che una educazione troppo permissiva può compromettere l’auto-disciplina di un bambino. I genitori che non sono in grado di dire di “no” incontrano spesso dei problemi a metà cammino, quando quel bambino si trasforma in un adolescente o un giovane ribelle.

Pertanto, ci sono alcune situazioni in cui il “no” è imprescindibile:

– Quando si comportano in modo violento con altri bambini, con adulti o con animali. Al bambino dovrebbe essere chiaro che la violenza non può mai essere la soluzione ai problemi e non è un comportamento consentito.

– Quando possono essere in pericolo. È importante che i bambini scoprano il loro ambiente con una relativa libertà facendo i propri errori, ma non dovrebbero essere esposti a rischi inutili. Il compito dei genitori è quello di promuovere l’indipendenza, insieme alla sicurezza

– Quando hanno superato i limiti e quello che hanno fatto è inaccettabile. È importante che i bambini imparino fin da piccoli che ci sono alcune norme da rispettare e che alcuni comportamenti non sono accettabili perché violano i diritti degli altri. Devono imparare che la loro libertà finisce dove inizia quella degli altri.

Perché è così importante dire di “no”?

“No” è una parola che ha un potere enorme. I bambini la ascolteranno spesso dai loro genitori e anche i genitori la sentiranno dalla bocca dei loro figli. Entrambi devono abituarsi, perché questa parola aiuta a porre dei limiti e indica che non siamo disposti ad andare oltre, per cui in alcuni casi è anche un modo per insegnare al bambino a far valere i propri diritti e che gli altri rispettino la sua identità.

Inoltre, il “no” aiuta i bambini a imparare a ritardare la gratificazione, una lezione importante nella vita, poiché rafforzerà la tolleranza riducendo la frustrazione. Così, quando crescerà, imparerà a prendere decisioni in modo più rilfessivo, non agirà d’impulso e sarà in grado di ritardare la gratificazione. Dire “no” a se stessi è un segnale di autocontrollo.

Sì al “no”, ma con moderazione

Il “no” contribuisce a formare una persona indipendente, responsabile e sicura di sé, ma i genitori devono assicurarsi di non esagerare. Troppe negazioni potrebbero finire per causare un effetto controproducente, così il bambino potrebbe sentirsi molto frustrato e sviluppare un comportamento ribelle. Il “no” ripetuto mille volte costringerà il bambino a pensare che il mondo è un luogo negativo e svilupperà un atteggiamento pessimistico.

Pertanto, è importante che i genitori applichino anche delle strategie creative al “no”. Infatti, dire di “no” spesso farà sì che questa parola perda la sua forza e non sia più efficace. Ad esempio, è importante anche spiegare il motivo per cui non ci si dovrebbe comportare in un certo modo. È inoltre consigliabile offrire più opportunità al bambino per non creare una inutile frustrazione. Ad esempio, invece di limitarsi a dire che non può andare al parco a giocare, gli si può offrire delle alternative che lo possano intrattenere.

È essenziale che i genitori trovino un equilibrio tra il “sì” e il “no”. Quando c’è questo equilibrio, il “no” detto al momento opportuno, con fermezza e amore, non genererà nel piccolo niente di più di un disgusto passeggero che potrà affrontare perfettamente.

Fonte: Angolo della psicologia

Denise Baldi

Chimica appassionata di rimedi naturali e tutto quello che riguarda la salute in generale. Interessata ai metodi educativi dolci che lasciano libertà al bambino. Amante della cucina.
Fare buona informazione è il suo scopo primario.
E-mail: baldidenise1982@gmail.com