Neanche quest’anno il vaccino è servito ma intanto l’hanno venduto

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vaccino antinfluenzale

Ormai questa notizia capeggia su tutte le testate giornalistiche nazionali e locali ogni anno: il vaccino antinfluenzale non ha prodotto gli effetti sperati nonostante le milioni di dosi somministrate.

I numeri sono impressionanti: dall’inizio della sorveglianza epidemiologica dell’ottobre scorso si sono contati 95 decessi per complicanze derivanti dal virus influenzale mentre i contagi raggiungono i 6 milioni.

Sono in totale 516 le persone contagiate per le quali è servito un ricovero in terapia intensiva e tra queste 7 donne in gravidanza.

Per i casi gravi il 62% è di sesso maschile e il 91% ha più di 50 anni (fascia d’età con la maggiore copertura vaccinale).

A detta degli esperti il malfunzionamento del vaccino antinfluenzale sarebbe dovuto alla continua mutazione del virus che aggirerebbe la protezione del vaccino.

L’Usl della Marca (Treviso) ha congelato oltre 50 ceppi del virus H3N2 isolati in pazienti che avevano fatto il vaccino.

La conferma arriva proprio dal dottor Roberto Rigoli direttore del dipartimento di Patologia clinica e responsabile della Microbiologia di Treviso che dichiara:

Vogliamo capire perché alcune persone vaccinate hanno sviluppato comunque l’infezione e capire se ci sono state delle mutazioni genetiche a livello locale o se è il vaccino che non ha garantito la copertura. Abbiamo congelato tutti i ceppi che abbiamo isolato di H3N2 da pazienti vaccinati.

Per far fronte a questo problema si è mossa preventivamente l’OMS che consiglia per la prossima stagione influenzale (autunno – inverno 2019-2020) di inserire nel quadrivalente i ceppi A/Brisbane/02/2018 (H1N1), A(H3N2), B/Colorado/06/2017 e B/Phuket/3073/2013, mentre per quello trivalente si raccomanda il ceppo B/Colorado/06/2017 per il virus di tipo B.

Vaccino antinfluenzale, da anni in Italia fa cilecca

Non è il primo anno che i vaccini antinfluenzali fanno cilecca, già nel 2017 nel varesotto furono chieste delle verifiche sui vaccini. Dichiarava infatti Aurelio Sessa:

Non abbiamo certezze al momento ma l’impressione è che i virus influenzali abbiano fatto quello che viene chiamato un drift antigenico, una virata, si siano in sostanza modificati rispetto al ceppo contenuto nel vaccino

A far scattare l’allarme fu l’epidemia scoppiata in soggetti già vaccinati e anche 2 anni fa le giustificazioni furono sempre le stesse: il virus aggira il vaccino.

Alla Lombardia si aggiunge la Toscana dove nel Gennaio del 2018 sentiamo ancora i medici dare la stessa motivazione per l’aumento di casi di influenzati nonostante il vaccino.

In Toscana dissero che il trivalente utilizzato in 900 mila dosi non conteneva il B Yamagata; questo vaccino fu somministrato a bambini dapprima sopra i 3 anni poi, grazie all’intervento dell’agenzia italiana del farmaco, anche a neonati fra 3 mesi e 3 anni e ad anziani oltre i 70 anni.

I dati di questi ultimi anni sono allarmanti: nonostante la copertura del vaccino antinfluenzale sia sempre più alta, sempre più persone restano vittime dell’influenza.

I medici e le multinazionali del farmaco insistono nell’addossare la responsabilità al virus che si modifica e quindi una domanda può sorgere: il vaccino antinfluenzale è davvero utile ai pazienti o è più utile a chi lo vende?