La livella di Totò, ecco la più bella poesia per il giorno dei morti – Video

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La Livella di Totò

Giorno dei morti, La livella di Totò: ecco il significato della poesia – di Redazione

Insieme al testo della celebre canzone Malafemmena, ‘A livella’ (in italiano, La livella) è sicuramente la poesia più celebre di Totò, scritta nel 1964.

La poesia è ambientata in un cimitero, dove un malcapitato rimane chiuso dopo aver fatto visita alla tomba dello zio defunto.

Questi assiste incredulo al discorso tra due ombre: un marchese e un netturbino, casualmente sepolti l’uno accanto all’altro, rispettivamente in un sepolcro fastosamente ornato ed in una tomba abbellita solo da una misera croce di legno, «piccerella, abbandunata, senza manco un fiore».

È il marchese (signore di Rovigo e di Belluno, come ricordato dalla lapide) ad aprire la surreale discussione, lamentandosi con fare polemico e mordente che la salma del netturbino – del quale disprezza la miseria e il tanfo – sia stata deposta accanto alla sua.

Il netturbino – tale Gennaro Esposito – all’inizio assume un atteggiamento accondiscendente, quasi di mortificazione dinanzi all’atteggiamento assurdamente oltraggiato dell’altra ombra.

È solo dopo averlo lasciato chiacchierare per un po’ che il disgraziato scupatore dà libero sfogo alla sua ancestrale saggezza e ammonisce il borioso nobile del fatto che, indipendentemente da ciò che si era in vita, col sopraggiungere della morte si diventa tutti uguali, grazie all’azione della morte-livella (la livella è uno strumento usato in edilizia per stabilire l’orizzontalità di un piano).

Non esiste né l’eversione per i ceti poveri, né la redenzione per quelli ricchi: sono solo i vivi, come ricordato da Totò negli ultimi versi, che si attengono alle classi sociali, in realtà pura apparenza, finzione: «Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive: nuje simmo serie…appartenimmo à morte!»

La livella di Totò, fonti d’ispirazione

Il modello letterario che serve da spunto alla composizione è il Dialogo sopra la nobiltà di Giuseppe Parini, scritto attorno al 1757.

La materia di quest’opera, in cui è evidente la polemica antinobiliare e la vivacità satirica che hanno da sempre animato la produzione pariniana, è un dialogo tra due cadaveri, un nobile e un poeta, seppelliti casualmente in una fossa comune.

Un’altra preziosa fonte d’ispirazione per ‘A livella pare che sia stata la stessa infanzia del principe De Curtis, che non di rado giocava a nascondino con i suoi coetanei nelle catacombe di San Gaudioso, ubicate nelle immediate circostanze della chiesa dove prestava servizio come chierichetto.

Nei cunicoli delle catacombe è collocato un affresco di Giovanni Balducci raffigurante uno scheletro, per simboleggiare la natura effimera dei beni mondani, che cessano di avere senso di fronte al potere della morte, che per l’appunto livella: pare che questa pittura pure gli sia servita da modello. Fonte: wikipedia