Dal patto per la scienza ai gilet gialli: il compendio di Stefano Re

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Dal patto per la scienza ai gilet gialli: il compendio di Stefano Re – Cittadini contro élite. Contro enti sovranazionali eletti da nessuno che vogliono decidere per loro

Qualcuno ha sentito la necessità di firmare un “patto per la scienza”, in cui un comico che fa politica fuori dalla politica e un uomo che ha tentato di fare politica ed è stato cacciato a calci nel sedere sottoscrivono l’appello di un professore e virologo il cui unico talento certificato consiste nella capacità di insultare malati, familiari di malati e in particolare danneggiati da vaccino.

Ma dimentichiamoci degli attori di questa comica e guardiamo ai contenuti: il “patto” annuncia che la scienza è bella e importante e che le forze politiche devono dare soldi a chi la fa e impiccare chi la mette in discussione.

Ci si scorda di definire chi decida cosa sia “scienza” e cosa no, o anche a chi debbano poi venir dati dei soldi, per fare che cosa – ma questi son dettagli, immagino. Insomma, più che di scienza si parla di LaScienzah e più che un patto, è un pacco.

Nel frattempo a Parigi continua la protesta dei gilet gialli

Non è contro l’aumento del carburante, anche se alcuni media ancora non ce la han fatta a scoprirlo, e che non è nemmeno una questione francese, visto che gilet gialli incazzati si son visti in strada in 23 paesi del mondo, tra cui Taiwan, Bulgaria, Canada, Croazia, Egitto, Germania, Iraq, Irlanda, Israele, Giordania, Paesi Bassi, Pakistan, Polonia, Portogallo, Russia, Serbia, Tunisia, Inghilterra, Svezia, Grecia, Belgio.

Cittadini contro élite. Contro enti sovranazionali eletti da nessuno che vogliono decidere per loro. Contro finte democrazie rette da una politica che non li rappresenta, che mente, che obbliga, che cancella ogni tipo di diritto, anche quelli fondamentali.

E la polizia li massacra, a manganellate, a spray urticanti, a fumogeni sparati in faccia, picchiando anziani e disabili, fracassando telecamere e telefonini, imbracciando fucili da guerra.

Macron prepara una legge che vieti le proteste di piazza e parla di “dare lezioni”. In tutto questo, indovinate un po’ i media da che parte stanno?

Il ruolo dei media

Eggià, i media, che continuano ad impegnarsi nella loro gara per rendere reali le profezie distopiche di Orwell. Parlavo sabato sera con un giornalista che lavora in redazione di SkyNews24.

Letterale: “quando si tratta di decidere se dare una notizia, controlliamo se la darà RaiNews. Se non la darà, non la diamo neanche noi.”

La stessa identica cosa che ha candidamente risposto una giornalista nel luglio del 2017 a chi chiedeva perché il loro quotidiano non avesse dato la notizia che a Pesaro si erano radunate 50mila perone a protestare contro l’obbligo vaccinale: “La manifestazione è stata rilevante, ma evidentemente non abbastanza se la notizia non ha avuto grande eco sui media (La Stampa è in buona compagnia).”

Una volta i giornalisti cercavano di dare le notizie che non dava nessun altro. Li chiamavano “scoop” e si vincevano premi Pulitzer facendoli, oggi il giornalismo è “diffondiamo notizie solo se le danno anche gli altri”.

Non conta quindi nulla se la notizia sia vera o falsa, rilevante o meno, conta solo se il coro la canterà. Anzi, la belerà, visto che va di moda sentirsi un gregge di pecore.

Il “patto per la scienza” e le analisi sui vaccini

Ed eccoci al fronte del gregge: Corvelva insiste a pubblicare risultati di analisi sui vaccini, e insiste a trovare che son pieni di schifezze indicibili – dai diserbanti a molecole sconosciute – ma continuano a mancare gli antigeni, cioè quel che dovrebbero avere per funzionare come vaccini. Stavolta tocca al Gardasil9.

Di nuovo mancano gli antigeni, ma non mancano le schifezze: 338 contaminanti chimici di cui solo il 22% noto.

I pastori (camice bianco vestiti) del gregge strepitano che sono analisi “fatte male”, però non sono in grado di presentare nessuna analisi “fatta bene”.

Nemmeno l’AIFA presenta un bel niente. Risponde: “per noi queste analisi non esistono, e i vaccini sono sicuri perché chi ce li ha venduti ci garantisce che ha fatto tutti i test” – il che fa già ridere così (per non piangere).

Poi però nemmeno è in grado di esibire i risultati di queste fantomatiche “garanzie”. Mettete bene a fuoco: ci assicurano che questi vaccini sono perfetti e sicurissimi, ma non esibiscono nemmeno lo straccio di una analisi che lo dimostri.

Insomma, come piace ripetere a professori burloni e altri telespacciatori de LaScienzah: “dobbiamo fidarci” letteralmente sulla parola di case farmaceutiche con più condanne della camorra. E voi che siete molto intelligenti vi fidate, giusto?