Soros eletto uomo dell’anno: ecco perché Financial Times ha sbagliato

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Speculazione e immigrazione: per il Financial Times è Soros l’uomo dell’anno – di Chiara Soldani

Roma, 19 dic – Se ci fosse un premio per il demerito, una corona (dalla materia più infima e scadente), George Soros vincerebbe, conquistandola “a mani basse”: nulla da obiettare, in tal caso.

Peccato, però, che nelle intenzioni del Financial Times il titolo di “Uomo dell’anno 2018” acquisisca valenza meritoria e positiva: insomma, l’equivalente del gradino più alto del podio.

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Per cosa? Per i “valori che rappresenta – ha spiegato il quotidiano finanziario – è un filantropo che crede nella democrazia liberale e nella società aperta”.

Ne deriva la seguente conclusione: George Soros viene premiato per i danni commessi e imposti (agli altri), per il suo lucrare arrivista ed arrogante. Una beffa, quindi, questo titolo di cui da oggi potrà fregiarsi (per così dire).

Paladino della sinistra internazionale, amico stretto di Bonino e altri “abortisti europeisti”, Soros è tra i principali finanziatori di Ong coinvolte nel business dell’immigrazione mondiale:

il travestimento preferito dai “buoni”, che occultano traffici illeciti con la grande farsa dell’umanità, dei “porti aperti” e del “#restiamoumani”.

Il Financial Times ignora l’influenza di Soros sugli esiti elettorali

Una figura “che porta avanti una politica estera opposta a quella degli uomini forti ora in ascesa”:

affermazione dei poteri forti, degli alti vertici che dai loro troni (nazionali ed internazionali), parlano di “sovranismo” come “piaga pericolosa, fuoco da spegnere e nemico da combattere”.

Soros è (stavolta meritatamente) bersaglio prediletto dell’odio sovranista: non si possono affatto escludere sue influenze, pesanti, sugli esiti elettorali in diversi Paesi.

I latini dicevano che “pecunia non olet – il denaro non ha odore”. Ma di certo, fra i tanti, ha un nome e un volto: quello brutto, del burattinaio George. Fonte Il primato nazionale