La verità sul femminismo, raccontata in poche righe da una giovane comunista

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Benedetta Sabene sul suo profilo Facebook  lo scorso 26 Febbraio ha scritto un post sul femminismo, diventato subito virale.

Benedetta è una studentessa di scienze politiche e relazioni internazionali presso l’Università La Sapienza di Roma e militante presso il fronte nazionale della gioventù comunista.

E’ stata anche candidata per l’VIII e XI Municipio di Roma per le comunali che si tennero nel maggio del 2016.

Migliaia di like e condivisioni accompagnano il post della giovane studentessa e sono tantissimi i commenti di approvazione.

Il femminismo mainstream visto da Benedetta

Il femminismo mainstream oggi tocca per il 90% tematiche come bodyshaming, peli, accettazione di sé, girl power, libertà di gestire il proprio corpo.

Il tutto meglio se condito con un po’ di spot pubblicitari, come fanno pagine come Freeda. Perché qualsiasi cosa possa fare profitto, nel sistema capitalistico, va spremuta il più possibile: basti pensare a Beyoncè, paladina delle lotte femministe, che paga pochi centesimi le lavoratrici che producono in Sri Lanka i capi della sua linea di abbigliamento.

La realtà che vivono ogni giorno la maggior parte delle donne, però, è molto diversa da quella su cui questo tipo di femminismo mette l’accento: precarietà, licenziamenti, impossibilità di potersi fare una famiglia, sfruttamento.

E nel resto del mondo la situazione è anche peggiore. Eppure tutto questo non sembra interessarci. Perché?

Perché fa molto più comodo creare artificialmente una sorta di “solidarietà femminile”, piuttosto che rendere le donne consapevoli dei rapporti di forza economici esistenti in questa società: un’operaia srilankese NON ha nulla in comune con la sua padrona Beyoncè. Ma ha tutto in comune con il suo collega uomo, sfruttato e malpagato quanto lei.

Il più grande paradosso del femminismo commerciale è proprio questo: lottare per l’uguaglianza di genere senza lottare per l’uguaglianza sociale.

Lottare, quindi, per un’emancipazione che non ci potrà mai essere in un sistema economico basato proprio sullo sfruttamento e sull’oppressione. Con l’aggravante di trasformare le lotte in profitto.

Maurizio Spezia

Appassionato di sport in generale, ospite fisso su Centro Suono Sport ogni lunedì sera.
E-mail: mauriziospezia81@gmail.com