Repubblica non pubblica l’intervista al Dr. Franchi: lo facciamo noi, eccola

fabio franchi

Il dottor Fabio Franchi ha scritto un post sul suo profilo Facebook in cui spiega di aver realizzato un’intervista per Repubblica che alla fine non è stata pubblicata.

E’ il solito orco che oggi vi dà il buon giorno. Comunque tranquilli cari genitori, oggi mi tengo a dieta e, invece di bambini, mangerò un po’ di verdura, devo disintossicarmi. Troppa carne, sia pur tenera, fa venire gli acidi urici.

Questa ve la devo raccontare. Ieri ho avuto una giornata un po’ movimentata, ma questo lo sapete già. Tante interviste di cui hanno tratto quel che loro comodava. More solito.

Tra l’altro mi è stata chiesta nel tardo pomeriggio una intervista scritta per Repubblica, e che avrebbe dovuto essere pronta per la sera. Pubblicazione prevista per oggi 26 febbraio (il numero di battute era stato concordato).

Spedita, ricevuta, accettata (con la condizione di: niente tagli se non concordati). Dopo un’oretta mi arriva il messaggio in cui mi si dice che non si pubblica.

Evidentemente non sono riusciti a trovare un posticino in una delle 50 pagine del quotidiano. Forse uno dei loro giornalisti con il tatuaggio “io amo Burioni” aveva avuto bisogno di un po’ di più spazio per qualche sparata suppletiva. Comunque si sono attenuti al NON rispetto della par condicio, come da ordini di regime.”

Alla fine del post, il dott. Franchi riporta il file dell’intervista, invitando chi vuole a prenderne visione. Di seguito il contenuto del file.

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L’intervista

Intervista del dott. Michele Bocci al dr. Fabio Franchi (25 febbraio 2018) per “Repubblica”.

1 – Ha parlato di esperimento, di che cosa si trattava (ho visto la nuova versione del post)?

La parola esperimento ha diverse accezioni. In questo caso evidentemente non si tratta di un esperimento scientifico in cui per esempio si volesse stabilire l’efficacia di una determinata terapia. Figurarsi!

Uno studio su un soggetto?? Evidentemente la spiegazione è diversa, e la darò prossimamente, adesso no. La legge, il codice etico, il codice deontologico sono tutti rispettati.

Nessun trattamento di qualsiasi genere è stato pensato. Se anche dovessero controllarmi le telefonate fatte, non troverebbero niente di niente di niente. Io scrivo talvolta post seri, talvolta un po’ scherzosi.

Era uno di questi. Il mio spirito non viene da tutti apprezzato, mi spiace. Riguardo la parte seria e documentata, quella non attira la Vostra attenzione?

Per esempio nel 2016 ho dimostrato per primo che l’epidemia di microcefalia non poteva essere causata dal virus Zika. Nel 2018 è arrivata la conferma da altri, in base ai miei stessi ragionamenti di allora.

Poco fa ho documentato che la vaccinazione di massa del morbillo in Italia si è dimostrata molto svantaggiosa rispetto alla malattia (si può ritrovare nel dettaglio in uno dei miei ultimi post).

2 – Lei è in pensione. Fa ancora il medico? Vede pazienti?

Sono in pensione, non pratico la professione, non vedo pazienti. Mi sono dedicato al problema dei vaccini quando ho visto la piega che stava prendendo la questione.

Una dittatura sanitaria fondata su informazioni palesemente distorte con la complicità di gran parte dei giornalisti. I giornalisti si sono accorti di me oggi, molto interessati alle bolle di sapone.

3 – Il campo dei non vaccinati si sta restringendo. Secondo lei come mai? Strana questa domanda.

Forse Le sarà capitato di osservare che è in atto da due anni una censura sui principali mezzi di informazione, un ricatto pesante ai medici che osino qualche critica, un premio allettante per coloro che si adeguino, un trattamento ricattatorio nei confronti dei genitori.

L’imposizione è quella di un dogma di stampo medioevale. Una “scienza” basata su balle certificate (e abbondantemente segnalate agli organi competenti, alla FNOMCeO per esempio, ma non degnate di alcuna risposta). Adesso lo sa.

4 – La stragrande maggioranza degli scienziati dei medici sono favorevoli ai vaccini, lei crede che sbaglino? Baso le mie convinzioni sulla letteratura scientifica letta criticamente.

Sta agli altri convincermi che sbaglio, ma con argomenti un po’ più consistenti delle solite… “palle di ferro che vanno a fondo”. Il prof Burioni dice giustamente: “la scienza non è democratica”.

Infatti non si vota a maggioranza per chi abbia ragione. E poi scrive: “… quello che non può essere confutato non ha nulla a che fare con la scienza.” Appunto: evidentemente non si legge o non si ascolta (e neppure lo fanno i suoi sostenitori).

5 – Lei è stato accusato di essere un negazionista dell’AIDS. Che posizione ha riguardo al virus?

Vede, per negazionista si intende uno che nega l’evidenza. Negare la verità di una qualsivoglia asserzione non è negazionismo. Aristotele la metteva così: “Lo scienziato deve affermare ciò che è e negare ciò che non è”.

Così tentò di fare Galileo sotto gli occhi dell’inquisitore; anche Semmelweiss, eppure fu deriso dai suoi contemporanei; così Karl Popper: “scopo dello scienziato è falsificare (o tentare di falsificare) quante più teorie possibile”.

Io cerco di fare informazione ragionata. Detto ciò, molti mi attribuiscono affermazioni non fatte, senza avermi letto, parlano senza sapere di cosa parlano. Burioni li definisce babbei.

Sono sempre stato critico, certamente. Ed ho avuto ragione per gli aspetti maggiori (pur avendo commesso qualche errore di valutazione che ho corretto).

Per esempio ho previsto nel 1995 (in una pubblicazione) che non era possibile trovare un vaccino efficace per l’HIV, spiegando perché.

Oggi, dopo, 34 anni dalla scoperta del “virus” e 40 miliardi di dollari buttati in ricerca ed esperimenti (anche su bambini), il vaccino non c’è ancora.

Ricordo che dal 1984 ogni anno gli scienziati promettevano un vaccino entro i successivi 2-4 anni.Non viene il dubbio che qualche ragione io la possa avere?

Pietro Di Martino

Imprenditore e appassionato di informazione; cerco umilmente di dare il mio contributo riportando notizie senza alcuna connotazione politica e/o dettata da interessi che possano condizionare e confondere il lettore.
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