Etichette per l’origine degli alimenti: l’Italia le vuole ma l’Europa…

427
etichette

Etichette: l’Italia si scontra con le industrieDi Maio annuncia una misura per rendere più riconoscibile l’origine degli alimenti, ma c’è chi non ci sta

Un nome, un programma. Si chiama “Etichetta Day” l’evento organizzato domenica 24 febbraio da Coldiretti presso il Circo Massimo di Roma per sollecitare la politica ad obbligare le aziende a rendere sempre più riconoscibile la provenienza dei prodotti alimentari sulle etichette.

Una sollecitazione accolta dal vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, presente all’evento, che ha assicurato già pronto un disegno di legge in tal senso.

Ma dall’Europa c’è chi storce il naso: sono gli industriali alimentari, che hanno chiesto a Bruxelles di fermare simili tentativi di difendere i prodotti nazionali.

Etichette sui prodotti alimentari, l’impegno dell’Italia

Di Maio al Circo Massimo ha definito “una rivoluzione dell’etichettatura” quella che intende portare avanti il governo e – aggiunge – “che sarà aiutata anche dalle nuove tecnologie come la blockchain. C’è una norma che è già legge dello Stato e che abbiamo inserito all’interno del decreto Semplificazioni: i cittadini dal 2019 avranno il diritto di sapere da dove vengono i prodotti che acquistano. Dovrebbe essere una cosa normale – ha aggiunto il ministro Luigi Di Maio – invece siamo qui a festeggiarlo perché è una norma fondamentale che l’Italia aspettava da tanto tempo e che ci mette al primo posto in Europa”.

Secondo il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, è necessario tracciare tutta la filiera e “va anche tolto in Italia il segreto sui flussi commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero per consentire interventi mirati in situazioni di emergenza sanitaria che si ripetono sempre più frequentemente”.

Ti potrebbe interessare anche: Ecco gli alimenti che possiamo consumare oltre la data di scadenza

La contrarietà degli industriali. Ma c’è chi dice no. E si tratta delle industrie alimentari, che hanno consegnato un rapporto di rappresentanza del settore FoodDrinkEurope sulla prossima legislatura Ue (2019-2024).

Le industrie vorrebbero tutelare il mercato interno dei prodotti alimentari fermando la proliferazione di schemi di etichettatura nazionali (come semafori e origine), evitare la ri-nazionalizzazione degli aiuti diretti della politica agricola comune e negoziare un periodo di transizione lungo per la Brexit.

Il documento incoraggia i legislatori a dare maggiore risalto al settore alimentare anche nell’architettura delle istituzioni, con la creazione di una direzione generale per l’alimentazione nella Commissione europea e un intergruppo dedicato all’alimentazione nel Parlamento europeo. Fonte: interris