Queste donne pakistane hanno detto “no”. Ecco cos’hanno fatto i parenti

Donne pakistane sfregiate con l’acido – di CdG – Dopo il dramma, la speranza: il salone di bellezza di Musharat e l’esperienza dei medici estetici italiani

E’ bastato un “no” ad un matrimonio combinato a scatenare la violenza: vittime tre ragazze, studentesse universitarie, sfregiate pochi giorni fa con l’acido a Gujrat, nella provincia del Punjab.

Stando a quanto riferito dall’emittente locale Dawn News, le giovani (due sorelle e una loro amica) erano ferme alla fermata dell’autobus quando sono state avvicinate da tre uomini in motocicletta che hanno lanciato loro addosso il veleno, colpendole al viso e sul corpo.

Ad organizzare il tutto, i parenti della donna che, sostenuta dalle altre due, aveva deciso di rifiutare un’offerta di nozze. Non è tra l’altro la prima volta che le donne pachistane rimangono vittime di tali orrendi crimini: ad aiutarle, da ormai circa 10 anni, c’è Musarat Misbah. Che dirige a Lahore un salone di bellezza trasformato in organizzazione benefica, in cui accoglie coloro che sono rimaste sfigurate, le segue nelle operazioni e soprattutto le aiuta a ritrovare la loro dignità.

Centinaia, grazie anche alle donazioni ricevute, le donne assistite fino ad oggi da Musarat. Che si batte anche a livello politico: “Siccome è una questione prettamente femminile, è in fondo alla lista delle priorità del governo. Le autorità – ha dichiarato alla Bbc in un’intervista – dicono che ”tali vicende danneggiano l’immagine del nostro Paese e per questo motivo mettono tutto a tacere”. E non fanno abbastanza per aiutare queste vittime.

Musarat comunque non molla: è infatti riuscita a raccogliere fondi per avviare altri 25 centri estetici, che offrono non solo assistenza medica e legale ma anche possibilità di lavorare. La coraggiosa imprenditrice cerca infatti di insegnare loro un mestiere, che le faccia tornare a sorridere.

Stesso scopo lo hanno gli operatori sanitari pachistani (medici ed infermieri) che si sono formati all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, frequentando lo scorso maggio il training in chirurgia plastica ricostruttiva promosso dall’associazione Smileagain Fvg.

E non è tutto, perché l’Italia ha collaborato anche alla realizzazione e gestione di un grande Centro Ustioni a Multan (capoluogo della regione più povera e popolosa del Pakistan, il Punjab).

In Pakistan, comunque, l’argomento degli attacchi con acido contro le donne è ancora tabù. E nei rari casi in cui si arriva davanti ad un giudice, i responsabili il più delle volte non vengono puniti. “Le vittime e i loro familiari sono come marchiati a fuoco e sono sottoposti a forti pressioni sociali” dice Saad Rasool, un deputato che – riporta adnkronos citando la Bbc – sta lavorando a una nuova legge in grado di fare adeguatamente giustizia.

E’ quello che chiedono le vittime. Come Huma Shahid, ex docente universitaria aggredita a gennaio 2014. E’ rimasta sfigurata e da quel giorno non si guarda più allo specchio. Però ha avuto il coraggio di denunciare i suoi assalitori. Purtroppo invano: “E’ molto frustrante realizzare che la persona che mi ha fatto questo non è ancora stata arrestata. Delle volte mi sento indifesa” ha dichiarato Huma.

Che, parlando a Bbc, ha aggiunto: “Mi sento schiacciata dalla brutalità di questo crimine”. Un crimine che lei stessa non avrebbe mai pensato di dover subire, ritenendo (a torto) che tale abominio riguardasse solo le donne delle aree rurali e non istruite.

Fonte: IL GIORNALE D’ITALIA