I discorsi “censurati” del Papa: ecco cosa pensa veramente sui migranti

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discorsi censurati

Papa Bergoglio, migranti ed immigrazione: i discorsi “censurati” – Un’accusa comune contro Papa Francesco, sopratutto proveniente da conservatori e sovranisti, è di essere sponsor dell’immigrazione incontrollata in nome di un vago buonismo o, addirittura, della sostituzione di civiltà.

In questo dossier tutti i discorsi del Papa in cui, invece, ha chiarito la sua visione: l’accoglienza è un dovere cristiano ma se è rapportata alle possibilità del Paese ospitante.

media tradizionali faticano a riportare questi discorsi di Bergoglio e le persone difficilmente vanno oltre ai titoli sparati in prima pagina, tuttavia il pensiero di Francesco sul tema immigratorio è ben diverso da quello rappresentato e coincide perfettamente con quello dei suoi predecessori. Oltre ad aver riaffermato il “diritto a non emigrare”, solo il Pontefice argentino si è spinto ad affermare che «un popolo che può accogliere ma non ha possibilità di integrare, meglio non accolga. Lì c’è il problema della prudenza».

Nessuno prima di lui aveva consigliato di “non accogliere” se c’è impossibilità a integrare, al massimo (lo disse Benedetto XVI), si richiamò il «diritto di regolare i flussi migratori».

Giovanni Paolo II: discorsi sull’immigrazione

Giovanni Paolo II ricordò che «i Paesi ricchi non possono disinteressarsi del problema migratorio e ancor meno chiudere le frontiere o inasprire le leggi»spiegò che «la tutela delle famiglie e in particolare di quelle dei migranti e dei rifugiati aggravate da ulteriori difficoltà, costituisce un progetto prioritario inderogabile» e si prodigò spesso perché si «eserciti l’accoglienza cristiana verso i rifugiati e i migranti».

Papa Wojtyla pronunciò parole che oggi sarebbero ritenute scandalose e non sarebbero affatto perdonate a Papa Francesco, ad esempio quando disse che «con la propria sollecitudine i cristiani testimoniano che la comunità, presso la quale i migranti arrivano, è una comunità che ama e accoglie anche lo straniero con l’atteggiamento gioioso di chi sa riconoscere in lui il volto di Cristo».

Ancor più scioccante (sempre per i critici di Bergoglio) quando si rivolse direttamente ai migranti con queste parole: «La vostra presenza, carissimi migranti, ricorda che lo stesso Figlio di Dio, venendo ad abitare in mezzo a noi si è fatto migrante: si è fatto pellegrino nel mondo e nella storia».

E ancora«il bene comune universale abbraccia l’intera famiglia dei popoli, al di sopra di ogni egoismo nazionalista. È in questo contesto che va considerato il diritto ad emigrare».

Benedetto XVI: discorsi sull’immigrazione

Benedetto XVI intravide «nel dramma della Famiglia di Nazaret, obbligata a rifugiarsi in Egitto, la dolorosa condizione di tutti i migranti [… ]. La Famiglia di Nazaret riflette l’immagine di Dio custodita nel cuore di ogni umana famiglia, anche se sfigurata e debilitata dall’emigrazione».

Il Papa emerito spiegò che «la Chiesa è a favore non solo dell’individuo migrante, ma anche della sua famiglia», invocando il ricongiungimento familiare. Ai rifugiati va «assicurato un alloggio consono alle loro esigenze» ed occorre sensibilizzare la società «sulle potenzialità positive delle famiglie migranti».

Più volte Papa Ratzinger fece affermazioni inaccettabile per i sedicenti ratzingeriani che colpiscono Francesco, in particolare il suo sforzonell’«evidenziare gli aspetti positivi, le buone potenzialità e le risorse di cui le migrazioni sono portatrici».

Gestione regolata e diritti universali

Sottolineò il diritto alla gestione regolata dei flussi migratori, «ma non si riduca alla chiusura ermetica delle frontiere». Benedetto XVI ricordò anche che «tutti fanno parte di una sola famiglia, migranti e popolazioni locali che li accolgono, e tutti hanno lo stesso diritto ad usufruire dei beni della terra, la cui destinazione è universale, come insegna la dottrina sociale della Chiesa».

Nello stesso discorso, citò Giovanni Paolo II ed avvalorò la critica all’«egoismo nazionalista», sottolineando come l’emigrazione «costituisce un segno eloquente dei nostri tempi, che porta in maggiore evidenza la vocazione dell’umanità a formare una sola famiglia».

Un altro esempio è l’omelia in occasione del Natale del 2012, quando Papa Ratzinger fece un parallelismo tra la famiglia di Nazareth e i migranti: «Ci viene in mente che questa notizia, apparentemente casuale, della mancanza di posto nell’alloggio che spinge la Santa Famiglia nella stalla. Così la grande questione morale su come stiano le cose da noi riguardo ai profughi, ai rifugiati, ai migranti ottiene un senso ancora più fondamentale: abbiamo veramente posto per Dio, quando Egli cerca di entrare da noi? Abbiamo tempo e spazio per Lui? Non è forse proprio Dio stesso ad essere respinto da noi?».

Tutti i discorsi “censurati” di Papa Francesco su migranti ed immigrazione.

Di seguito in ordine cronologico tutti gli interventi di Bergoglio in cui si può notare la lontananza tra il suo pensiero e l’immigrazionismo incontrollato. Questo approfondimento è parte del dossier su Papa Francesco e resterà in costante aggiornamento:

Il 17 maggio 2016 in una intervista a La CroixFrancesco ha detto«Non siamo in grado di aprire le porte in modo irrazionale. La domanda fondamentale da porsi è perché ci sono così tanti migranti oggi e il problema sono le guerre in Medio Oriente e Africa e il sottosviluppo del continente africano. Se c’è la guerra è perché ci sono produttori di armi -produzione giustificata in caso di difesa-, in particolare i trafficanti di armi».

Capacità di integrazione

Il 01 novembre 2016 durante una conferenza stampa, Francesco ha detto«in teoria non si può chiudere il cuore a un rifugiato, ma ci vuole anche la prudenza dei governanti: devono essere molto aperti a riceverli, ma anche fare il calcolo di come poterli sistemare, perché un rifugiato non lo si deve solo ricevere, ma lo si deve integrare. E se un Paese ha una capacità di venti, diciamo così, di integrazione, faccia fino a questo. Un altro di più, faccia di più. Ma sempre il cuore aperto: non è umano chiudere le porte, non è umano chiudere il cuore, e alla lunga questo si paga. Qui, si paga politicamente; come anche si può pagare politicamente una imprudenza nei calcoli, nel ricevere più di quelli che si possono integrare. Perché, qual è il pericolo quando un rifugiato o un migrante – questo vale per tutti e due – non viene integrato, non è integrato? Mi permetto la parola – forse è un neologismo – si ghettizza, ossia entra in un ghetto. E una cultura che non si sviluppa in rapporto con l’altra cultura, questo è pericoloso. Io credo che il più cattivo consigliere per i Paesi che tendono a chiudere le frontiere sia la paura, e il miglior consigliere sia la prudenza».

Sicurezza

Il 09 gennaio 2017 nel discorso al Corpo diplomatico, Francesco ha detto«Occorre un impegno comune nei confronti di migranti, profughi e rifugiati, che consenta di dare loro un’accoglienza dignitosa. Ciò implica saper coniugare il diritto di “ogni essere umano […] di immigrare in altre comunità politiche e stabilirsi in esse”, e nello stesso tempo garantire la possibilità di un’integrazione dei migranti nei tessuti sociali in cui si inseriscono, senza che questi sentano minacciata la propria sicurezza, la propria identità culturale e i propri equilibri politico-sociali. D’altra parte, gli stessi migranti non devono dimenticare che hanno il dovere di rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei Paesi in cui sono accolti. Un approccio prudente da parte delle autorità pubbliche non comporta l’attuazione di politiche di chiusura verso i migranti, ma implica valutare con saggezza e lungimiranza fino a che punto il proprio Paese è in grado, senza ledere il bene comune dei cittadini, di offrire una vita decorosa ai migranti, specialmente a coloro che hanno effettivo bisogno di protezione».

Una plausibile soluzione

Il 22 gennaio 2017 nell’intervista a El PaisFrancesco ha affermato«Grazie a Dio la risposta in generale è buona. È molto buona. Ad esempio, quando ho chiesto alle parrocchie di Roma e agli istituti, c’è stato chi ha detto: “questo è stato un fallimento”. Bugia! Non c’è stato alcun fallimento! In un’alta percentuale delle parrocchie di Roma, quando non c’è una casa grande a disposizione o la canonica è piccola, i fedeli affittano un appartamento per una famiglia di migranti. Negli istituti di suore, quando avanza spazio, hanno preparato un luogo per famiglie di migranti… La risposta è maggiore di quanto si crede, e non viene data pubblicità. Il Vaticano ha due parrocchie e ogni parrocchia ha una famiglia di migranti. Un appartamento per ognuna. Si è risposto in continuazione. Il 100 per cento no. Quale percentuale non lo so, però direi il cinquanta per cento. Poi c’è il problema dell’integrazione. Ogni migrante rappresenta un problema molto serio. Loro fuggono dai loro Paesi, per la fame o la guerra. Allora la soluzione bisogna trovarla là. Sono sfruttati per fame o per la guerra».

Il 29 gennaio 2017 il nostro sito web ha pubblicato una serie di dichiarazioni di san Giovanni Paolo II che ricalcano fedelmente le parole che utilizzate da Papa Francesco quando parla del fenomeno immigratorio.

Il 17 febbraio 2017 sul quotidiano americano Cruxnow è apparso un articolo in cui si legge«Quando Papa Francesco parla di immigrazione e di costruzione di ponti e non di muri, molti reagiscono ironici chiedendo: “Va bene, ma cosa sta facendo lui in proposito?” Ecco un campionario di alcune delle più recenti iniziative» intraprese dal Vaticano su ordine di Francesco. Segue un’inchiesta documentata su tutto ciò che il Papa ha fatto, attivandosi in prima persona nell’accoglienza cristiana che predica.

Il diritto a non emigrare

Il 21 febbraio 2017 Papa Francesco ha detto«Di fronte a questa indole del rifiuto, radicata in ultima analisi nell’egoismo e amplificata da demagogie populistiche, urge un cambio di atteggiamento, per superare l’indifferenza e anteporre ai timori un generoso atteggiamento di accoglienza verso coloro che bussano alle nostre porte. […]. La promozione umana dei migranti e delle loro famiglie comincia dalle comunità di origine, là dove deve essere garantito, assieme al diritto di poter emigrare, anche il diritto di non dover emigrare, ossia il diritto di trovare in patria condizioni che permettano una dignitosa realizzazione dell’esistenza. A tal fine vanno incoraggiati gli sforzi che portano all’attuazione di programmi di cooperazione internazionale svincolati da interessi di parte e di sviluppo transnazionale in cui i migranti sono coinvolti come protagonisti. […]. L’integrazione, che non è né assimilazione né incorporazione, è un processo bidirezionale, che si fonda essenzialmente sul mutuo riconoscimento della ricchezza culturale dell’altro: non è appiattimento di una cultura sull’altra, e nemmeno isolamento reciproco, con il rischio di nefaste quanto pericolose “ghettizzazioni”. Per quanto concerne chi arriva ed è tenuto a non chiudersi alla cultura e alle tradizioni del Paese ospitante, rispettandone anzitutto le leggi».

Il 21 febbraio 2017 il corrispondente vaticano Inés San Martín di CruxNow ha sottolineato che la posizione sui migranti di Francesco è in linea con i suoi predecessori, tanto che li cita apertamente.

Rispetto per le leggi e tradizioni

Il 28 febbraio 2017 Papa Francesco, nell’intervista alla rivista Scarp de tennisha spiegato«Hanno il diritto di emigrare e hanno diritto ad essere accolti e aiutati. Questo però si deve fare con quella virtù cristiana che è la virtù che dovrebbe essere propria dei governanti, ovvero la prudenza. Cosa significa? Significa accogliere tutti coloro che si “possono” accogliere. E questo per quanto riguarda i numeri. Ma è altrettanto importante una riflessione su “come” accogliere. Perché accogliere significa integrare. Questa è la cosa più difficile perché se i migranti non si integrano, vengono ghettizzati. Integrare allora vuol dire entrare nella vita del Paese, rispettare la legge del Paese, rispettare la cultura del Paese ma anche far rispettare la propria cultura e le proprie ricchezze culturali».

Il 22 marzo 2017 il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, ha commentato«La questione migratoria è un fenomeno molto complesso che non può essere ridotto semplicemente ad una problema di cifre e di quote. Mette alla prova l’Europa nella sua capacità di essere fedele allo spirito di solidarietà e di sussidiarietà che l’ha animata fin dall’inizio. Certamente, con i grandi flussi degli ultimi anni, si pone un problema di sicurezza di cui bisogna tenere conto. Se da un lato non si può ignorare chi è nel bisogno, dall’altro vi è anche la necessità che i migranti osservino e rispettino le leggi e le tradizioni dei popoli che li accolgono. Tuttavia è evidente che l’immigrazione pone anche una sfida culturale, che rimanda al patrimonio spirituale e culturale dell’Europa».

Possibilità di accoglienza

Il 23 marzo 2017 sul quotidiano Libero è comparso un elogio al Papa per aver contribuito a trasferire un centinaio di extracomunitari dall’Italia all’Argentina. «Francesco fa il suo mestiere di Papa: si è recato a Lampedusa, ha gridato alla vergogna per i dispersi in mare nel tentativo di raggiungere le nostre coste e si oppone ad ogni ostacolo all’arrivo in Europa di chi è alla ricerca d’una vita migliore. Nei suoi molti discorsi sull’argomento, ha tuttavia ripetuto che l’accoglienza trova un limite nella concreta possibilità di assicurare ai migranti condizioni di vita decorose. Ne ha appena dato esempio: il numero è piccolo, cento persone, ma il valore simbolico e l’indirizzo è grande».

Il 26 agosto 2018 nella conferenza stampa durante il volo di ritorno dall’Irlanda, Papa Francesco ha affermato«Accogliere il migrante, “lo straniero” è nello spirito della rivelazione divina e anche nello spirito del cristianesimo. E’ un principio morale. Su questo ho parlato, e poi ho visto che dovevo esplicitare un po’ di più, perché non si tratta di accogliere “alla belle étoile”, no, ma un accogliere ragionevole. E questo vale in tutta l’Europa […]. Ho parlato qui, in una conferenza stampa fra voi, della virtù della prudenza che è la virtù del governante, e ho parlato della prudenza dei popoli sul numero o sulle possibilità: un popolo che può accogliere ma non ha possibilità di integrare, meglio non accolga. Lì c’è il problema della prudenza. E credo che proprio questa sia la nota dolente del dialogo oggi nell’Unione Europea. Si deve continuare a parlare: le soluzioni si trovano». Fonte: uccr