Dieta vegana: il disegno di legge della senatrice Giammanco

dieta vegana

Forza Italia il contratto lo fa con la dieta vegana

Il disegno di legge della senatrice Giammanco

“Norme per la tutela delle scelte alimentari vegetariana e vegana”. Si chiama così, ed è un disegno di legge di iniziativa della senatrice Giammanco, comunicato alla Presidenza il 12 aprile scorso.

Dice la Giammanco che “scegliere l’alimentazione vegetariana o vegana rappresenta un importante passo per bandire dalla nostra vita la violenza verso miliardi di animali e verso l’ecosistema”, perché “solo in Italia il consumo alimentare determina la morte di oltre 600 milioni di animali da terra e di un incalcolabile nu­mero di animali acquatici”.

Poi c’è il tema dell’inquinamento delle falde acquifere e dell’atmosfera, prodotto dagli allevamenti intensivi. Un po’ quello che succede anche quando accendete l’aria condizionata a casa o in ufficio. Un po’ quello che succede anche quando mettete in moto la vostra auto per andare a lavorare.

Poi, c’è il tema della fame nel mondo, perché “molte delle produ­zioni cerealicole del sud del mondo, infatti, sono destinate a mangime per animali per la produzione di carne dei Paesi occidentali, mentre, invece, potrebbero coprire il fabbi­sogno della popolazione locale”. Un po’ quello che succede anche quando andate al ristorante, o a fare la spesa, per capirci.

Poi c’è la salute: secondo la senatrice, sarebbe scientificamente dimostrato che le alimentazioni vegetariana e vegana “ben bilanciate” avrebbero la capacità di favorire un migliore stato di salute rispetto alle diete che includono carne (83 chili l’anno pro ca­pite) o pesce (oltre 20 chili l’anno)”. Ricominciare a fare la lista dei casi di cronaca e degli specialisti ed esperti che dicono l’esatto contrario sarebbe stucchevole.

Quindi, dice la senatrice, per non costringere i vegani/vegetariani a “pasti frugali e nutrizionalmente non bilanciati – cosa che contrasta con i principi di uguaglianza sanciti dalla Costituzione – secondo cui “lo Stato e la pubblica amministra­zione devono garantire un medesimo tratta­ mento a tutti i cittadini, indipendentemente dal sesso, dalla religione e da ogni diverso tipo di orientamento” – bisogna garantire (ed ecco perché il disegno di legge) alternative alimentari vegetariane e vegane.

Il Disegno di legge si compone di 8 articoli, il primo atto a illustrare le sue finalità, il 2 a definire i concetti di “vegetariano” e “vegano”, quindi la senatrice si dedica all’individuazione dei luoghi che “devono sempre assicurare l’offerta di almeno un’opzione vegetariana e di una vegana “bilanciate”.

Questi sono: mense pubbliche, convenzionate, private o che svolgono in qualsiasi modo servizio pubblico, nelle mense che svolgono servizio per le scuole di qualsiasi ordine e grado, compresi gli asili nido, nelle mense universitarie e nei luoghi in cui i lavoratori consumano i propri pasti a causa dell’impos­sibilità di fare rientro per il pasto al proprio domicilio, quali bar e ristoranti convenzio­nati con i luoghi di lavoro.

Inoltre, dice ancora la Giammanco, bisogna prevedere l’insegnamento di nozioni di nutrizione, gastronomia e ristorazione vegetariane e vegane nei programmi didattici destinati agli istituti professionali alberghieri e agli istituti professionali per i servizi alberghieri e ristorativi.

Questo, varrebbe per tutti. Invece però gli studenti “contrari alla violenza sugli esseri viventi” devono essere autorizzati “ad essere esentati dalle lezioni didattiche pratiche su alimenti di origine animale”.

Poi c’è la previsione della destinazione di una quota non inferiore al 10 per cento dei fondi stanziati, al finanziamento di progetti di ricerca sulla nutrizione vegetariana e vegana da parte dell’I­stituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione e la promozione di campagne informative sui benefici dell’alimentazione vegetariana e vegana da parte del Ministero della Salute e del Ministero per le politiche agricole alimentari e forestali.

Probabilmente i milioni di italiani che vivono al limite della soglia di povertà saranno molto interessati. Ultima informazione, per chi fosse interessato: l’art. 8 parla di sanzioni e prevede, in caso di violazione delle disposizioni, sanzioni amministrative pecuniarie da 3.000 a 18.000 euro nonché il provvedimento di sospensione della licenza di esercizio per la durata di trenta giorni lavorativi.

Non solo: i recidivi se la vedono proprio brutta, con la sanzione pecuniaria aumentata di un terzo e la licenza “revocata”. Fonte: IL GIORNALE D’ITALIA – Titolo originale: Forza Italia il contratto lo fa con la dieta vegana

Pietro Di Martino

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