Di Maio: «Caro Pd, la guerra è finita». Li chiamavano antisistema

283
di maio

Di Maio fa sul serio: “Caro Pd, la guerra è finita”. Martina non chiude. Franceschini apre

  • di Davide Varì

Il Movimento apre ai dem ma non molla Salvini: “Si liberi di Berlusconi”

Liugi Di Maio bussa, sempre più deciso, in casa Pd. Lo fa in una lunga intervista a Repubblica in cui chiede agli inquilini del Nazareno di sotterrare l’ascia di guerra. A Di Maio risponde il segretario del Pd Maurizio Martina, il quale non apre ma neanche chiude. Ancora più “disponibile” Dario Franceschini che dice: “Di fronte alle novità politiche dell’intervista di Di Maio serve riflettere e tenere comunque unito il Pd nella risposta. L’opposto di quanto sta accadendo: rispondiamo affrettatamente e ci dividiamo tra noi. Fermiamoci e ricominciamo”. Netto, invece, Matteo Renzi: “Nessuna svolta nei rapporti con i 5Stelle”, dice. Il  capogruppo al Senato, Andrea Marcucci, rincara: “Gli appelli di Di Maio sono imbarazzanti per le sue patetiche giravolte”.

Ma andiamo con ordine, cominciamo con le parole che Di Maio ha consegnato a Repubblica: “Credo che il senso di responsabilità nei confronti del Paese ci obblighi tutti, nessuno escluso, a sotterrare l’ascia di guerra. A noi viene chiesto l’onere di dare un governo al paese ma tutti hanno il dovere di contribuire a risolvere i problemi della gente e di mostrare senso di responsabilità”. Poi il leader dei 5Stelle esclude veti nei confronti di Matteo Renzi: “mai posto veti o parlato di Pd derenzizzato come qualcuno ha scritto. Quello che abbiamo sempre contestato è la linea di totale chiusura decisa dal Pd all’indomani delle elezioni”.

Il segretario del Pd, da parte sua, fa sapere ai 5Stelle che “l’autocritica nei toni è apprezzabile, l’ambiguità politica rimane evidente. Noi continuiamo a pensare che la differenza la fanno i contenuti e sui contenuti abbiamo presentato anche al Quirinale il nostro percorso e la nostra agenda fondamentale per il Paese. Da questo punto di vista non vedo grandi novità. Quel che è certo e che centrodestra e M5s devono dire chiaramente al Paese oltre che alle altre forze politiche cosa intendono fare. Il tempo dell’ambiguità è finito”.

Ma Di Maio non chiude neanche alla Lega: “So di parlare a due forze politiche profondamente diverse” ma “ognuno porta le sue idee, il contratto si scrive insieme. Per questo ci sediamo intorno a un tavolo, per ragionare e trovare insieme una sintesi che serva a dare risposte e non a scontrarsi muro contro muro”. Le divergenze con la Lega però restano su Berlusconi e FI: “Forza Italia e Berlusconi. Berlusconi rappresenta il passato” e la scelta di Salvini di andare alle consultazioni col centrodestra unito e scegliere “la restaurazione invece della rivoluzione. Il segretario della Lega in questo modo sta chiudendo tutto il centrodestra nell’angolo. E rischia di condannarsi all’irrilevanza. Salvini ha dimostrato di saper mantenere la parola data, ora vediamo se avrà la forza di dimostrare la sua autonomia politica da Berlusconi”. Per quanto riguarda la sua candidatura a premier poi, nessun passo indietro: “Questo Paese ha avuto tantissimi presidenti del Consiglio che hanno preso zero voti dagli italiani. Ora c’è un candidato premier che prende 11 milioni di voti e la prima cosa che si chiede e che si faccia da parte?”.

Chiude la giornata Matteo Salvini: “Governo Di Maio-Renzi, governo 5Stelle-Pd? Mamma mia…”., scrive su facebook il leader leghista.

Fonte: IL DUBBIO