Primo cuore artificiale hi-tech impiantato a Milano: record italiano

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Record italiano, impiantato a Milano il primo cuore artificiale hi-tech

  • di Andrea Centini

I cardiochirurghi del Niguarda hanno impiantato in un paziente colpito da un grave infarto un VAD di ultimissima generazione, un cuore artificiale che comunica costantemente con i computer dei medici e telefona automaticamente in ospedale in caso di anomalie.

Impiantato per la prima volta in Italia un dispositivo di assistenza ventricolare (VAD) miniaturizzato di ultimissima generazione, una sorta di cuore artificiale ad altissima tecnologia con tele-monitoraggio che pompa fino a 10 litri di sangue al minuto, dal ventricolo sinistro verso l’aorta. È stato installato da un’equipe di medici dell’Ospedale Niguarda di Milano a un paziente di 61 anni colpito da un gravissimo infarto, che ne aveva compromesso proprio l’attività del ventricolo sinistro, determinando una cronica e acuta insufficienza cardiaca.

Ma cos’ha di così speciale questo dispositivo? Innanzitutto, rispetto ai VAD tradizionali, ha dimensioni e peso più contenuti, permettendone l’installazione anche nelle categorie di pazienti più minuti. Basti pensare che dai 300 grammi dei VAD standard si è arrivati ad appena 100, inoltre è lungo appena 5 centimetri e ha un calibro di 1,2. Insomma, è un piccolo gioiello in lega di titanio e acciaio caratterizzato da una minima invasività. Ma non sono questi i dettagli più formidabili del dispositivo. Il suo cuore hi-tech, infatti, è dotato di sensori che comunicano costantemente con un computer a disposizione dei medici, che possono così analizzare in tempo reale parametri e andamento terapeutico del paziente senza farlo venire in ospedale. Se ciò non bastasse, in caso di anomalie il dispositivo chiama in automatico la struttura sanitaria e attiva medici ed eventuali soccorsi.

“Il monitoraggio a distanza – ha sottolineato il professor Claudio Russo, Direttore del reparto di Cardiochirurgia presso il nosocomio milanese – permette di controllare l’insorgenza di eventuali complicanze e riconoscere precocemente situazioni potenzialmente pericolose, tra queste lo sviluppo di aritmie cardiache o le condizioni di basso flusso o di eccessivo consumo di corrente”. A migliorare le capacità del VAD di ultima generazione è anche uno speciale sensore che misura costantemente la portata sanguigna, un dato che i dispositivi meno aggiornati ottengono da altri parametri. Avere questo valore costantemente sott’occhio, spiega Russo, consente un “monitoraggio più fine e tempestivo”.

L’evoluzione di questi dispositivi è stata enorme negli ultimi 30 anni, tanto che i primi e pesantissimi VAD richiedevano il paziente immobile e ricoverato in ospedale fino al trapianto di cuore. Erano infatti considerati semplici strumenti di supporto temporanei, mentre adesso, in determinate condizione cliniche, possono essere permanenti – al Niguarda seguono pazienti che ci convivono da oltre 4 anni – e rappresentare una valida alternativa terapeutica a interventi impraticabili. In Europa sino ad oggi sono stati impiantati soltanto altri 15 VAD simili a quello che sta supportando il 61enne colpito da infarto.

[Credit: Marionbrun]

Fonte: fanpage.it