Cosa sta accadendo davvero a Ghouta?

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Cosa sta accadendo davvero a Ghouta?

  • di Cristina Di Giorgi

Guerra in Siria, tra terrorismo e propaganda

Le notizie che in queste ore continuano ad arrivare dalla Siria, in particolare da Ghouta (sobborgo nei pressi di Damasco attualmente controllato dai ribelli), sono decisamente drammatiche. La tregua umanitaria di 30 giorni stabilita in sede di Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite infatti non regge e i bombardamenti e colpi di artiglieria – sebbene, riferiscono gli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, con intensità minore – continuano. E con essi il crescente numero di vittime e il peggioramento delle condizioni dei civili dell’area.

Quanto alle prese di posizione sulla drammatica situazione, ieri si sono pronunciati il segretario Onu Guterres (“la risoluzione del Consiglio di sicurezza deve essere attuata immediatamente”) e l’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e le politiche di sicurezza Federica Mogherinni mentre domenica ne aveva parlato il pontefice, che durante l’Angelus ha lanciato un “appello accorato perché cessi subito la violenza, sia dato accesso agli aiuti umanitari” e siano “evacuati i feriti e i malati”.

Sempre domenica, inoltre, la situazione in Siria è stata al centro di un colloquio telefonico a tre che ha coinvolto Vladimir Putin, Emmanuel Macron e Angela Merkel. I quali – riferisce Tass citando una nota del Cremlino – hanno sottolineato “l’importanza di continuare gli sforzi comuni per implementare pienamente e il più rapidamente possibile le disposizioni” della risoluzione Onu sulla tregua umanitaria nel Paese.

Una risoluzione che comunque “esclude dal cessate il fuoco l’Isis, Al Qaeda e tutti gli individui, gruppi ed entità agli stessi associate”, nonché “altri gruppi terroristici designati dal Consiglio di sicurezza”. Ed è appunto questo l’elemento maggiormente rilevante anche se spesso trascurato dai media mainstream (concentrati sulla propaganda anti-Assad, nell’ambito della quale si sta nuovamente parlando di presunte armi chimiche) che consente di comprendere con maggiore consapevolezza e completezza di informazioni quel che sta accadendo a Ghouta, dove sono attive ben tre fazioni jihadiste: al-Rahman Corps, Army of Islam (o Jaysh al-Islam) e Ahrar al-Sham, tre organizzazioni salafite che puntano alla creazione di un Califfato in Siria. Ad affermarlo non sono i media di Damasco, ma gli stessi ribelli: come riferito da Roberto Vivaldelli su Gli Occhi della guerra, infatti, Alaa al Ahmad – che si definisce “giornalista siriano” indipendente e sui social condivide i comunicati di Arhar-al Sham, rivolgendosi all’Europa per chiedere un intervento militare contro Assad – ha confermato la presenza attiva di suddette formazioni. Che, ricorda Vivaldelli, sono le stesse “che hanno bombardato la capitale siriana, lasciando a terra parecchi morti, tra cui anche molti bambini”.

Tregua dunque? Sì, ma attenzione. Perché delle considerazioni su quando e come metterla in atto vanno fatte. Anche (e soprattutto) alla luce di quel che sta succedendo davvero nella Ghouta orientale. In proposito, come ha dichiarato la religiosa suor Yola Girges a Fulvio Scaglione, “bisogna raccontare tutta la verità. Ghouta è un’area di 1800 chilometri quadrati, occupata dai terroristi fin dall’inizio della guerra. In questi sette anni, i razzi da loro lanciati hanno provocato più di mille morti tra i civili nella sola Damasco. Per quanto tempo ancora si poteva sopportare tutto questo? Inoltre, tutti sanno che i militanti dell’Isis e di Al Nusra che si sono concentrati a Ghouta hanno portato con sé le famiglie, che ora usano come scudi umani. Sia per fermare gli attacchi dell’esercito sia per destare la reazione compassionevole del mondo. Nessuno vuole che muoiano dei civili, da nessuna parte. Ma il meccanismo è chiaro”.

Di rilievo inoltre, in questo contesto, quanto affermato in un’intervista rilasciata qualche tempo fa a Matteo Carnieletto da monsignor Hindo, arcivescovo della diocesi di Hassaké Nisibi, che all’indomani di una tregua ha dichiarato: “Io sono contro il cessate il fuoco. La prima volta che l’esercito siriano è avanzato contro i ribelli, gli americani hanno chiesto una tregua e così i terroristi si sono riorganizzati per attaccare i soldati lealisti. Anche con questo cessate il fuoco hanno fatto la stessa cosa. Uno scenario che potrebbe accadere anche oggi”.

Fonte: Il Giornale d’Italia

Denise Baldi

Chimica appassionata di rimedi naturali e tutto quello che riguarda la salute in generale. Interessata ai metodi educativi dolci che lasciano libertà al bambino. Amante della cucina.
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