Sharia diventa legge? In Grecia una sentenza che mina la democrazia

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La Corte europea approva la sharia: “Basta che sia volontaria” – di Eugenio Palazzini da Il primato nazionale

Atene, 27 dic – La Corte europea dei diritti umani è riuscita a partorire una sentenza pastrocchio, a pensar bene, che di fatto apre la strada all’applicazione della sharia.

La Corte si è infatti pronunciata con una sentenza definitiva in cui ha condannato la Grecia per aver imposto l’applicazione della sharia in una disputa ereditaria contro la volontà di un defunto che aveva redatto un testamento in base al codice civile greco.

L’uomo aveva espressamente manifestato, quindi, la volontà di non rimettersi a quanto previsto dalla legge islamica.

Il defunto, appartenente alla comunità musulmana, aveva designato la moglie come unica ereditiera in un testamento redatto davanti a un notaio secondo quanto previsto dalla legge greca.

Paradossalmente i tribunali greci avevano stabilito che, essendo l’uomo islamico, il testamento non poteva valere e la questione doveva essere regolata da un muftì in base alla sharia.

I meno attenti, più o meno tutta la stampa europea tranne Le Figaro, hanno così sottolineato la condanna della Corte senza però notare un particolare affatto trascurabile, anzi.

In pratica la sentenza sostiene che, a patto che sia volontaria, la sharia in Europa è ammessa.

La Sharia vale quanto una legge di uno stato sovrano

Nella fattispecie contestata dalla Corte, l’uomo aveva espresso la volontà di non rimettersi ai dettami della legge islamica.

Se avesse però dichiarato il contrario, sempre secondo la Corte, di fatto non ci sarebbe stato alcun problema ad applicarla.

Si tratta quindi di una sentenza grave e piuttosto preoccupante per le conseguenze che potrebbe scatenare.

Perché, in soldoni, la Corte pone sullo stesso piano legge islamica e legge di uno stato sovrano membro dell’Unione Europea, declassando quest’ultima a una delle tante leggi possibili.

Tutto dipende in pratica dalla volontà del singolo appartenente a una comunità religiosa. Ma a questo punto, si può facilmente desumere, appartenente a una qualsivoglia comunità. Fonte Il primato nazionale