Cinque stelle e Lega: ecco i punti in comune e le divergenze

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Lega e cinque stelle: divergenze e punti in comune – Roberto Siconolfi

Assestato il governo dal punto di vista operativo, è possibile fare una serie di riflessioni miranti ad analizzare le due forze in causa, la Lega e il M5S. Innanzitutto possiamo dire che i due partiti corrispondono maggiormente agli interessi del paese e a tutto quel movimento di idee, politico e culturale definibile populismo/sovranismo.

Questo è un campo molto vasto che comprende varie forze, inclinazioni, sensibilità, modi e anche visioni del mondo tutto sommato diverse. Rimanendo alle due forze che costituiscono la maggioranza di governo, possiamo dire che esse nascono in seno a due concezioni differenti, le quali però hanno trovato e possono trovare numerosi punti di sintesi nel nuovo governo.

In chiave generale una differenza la potremmo cogliere stesso nella terminologia sovranismo e populismo. Il sovranismo è legato per sua essenza al concetto di sovranità, sia essa di carattere popolare o anche nazionale.

Mentre populismo è un termine più generico con una lunga storia, che va dalla Russia di fine ‘800 a inizio ’900, agli Stati Uniti nella stessa epoca, o all’Argentina del presidente Peron nel ‘900.

In Europa questo termine sorge negli ultimi anni, per lo più in seno alla vulgata giornalistica e per indicare con disprezzo o estraneità tutti i movimenti di idee e le esperienze politiche che divergono da: europeismo (nel senso di UE); partiti storici di governo (PPE-PSE); sistema democratico parlamentare o neo liberale (es. Venezuela, bolivarismo, kirchnerismo).

Nello schieramento governativo la Lega incarna sicuramente il modello sovranista in quanto maggiormente fondata alla questione identitaria. Ciò sia in chiave nazionale – l’interesse nazionale e patriottico come principio politico ed economico – ma anche dal punto di vista dello spirito comunitario (prima gli italiani!).

Matteo Salvini è, tra l’altro, uno dei principali assertori della tesi sul Piano Kalergi, ovvero il progetto “occulto” di “sostituzione etnica” del popolo europeo, con le genti provenienti dall’Africa e dai paesi arabi.

L’impostazione base del M5S è sicuramente d’altro tipo. Il partito di Grillo è una forza più marcatamente globalista, non interessata alla questione delle identità dal punto di vista collettivo, né tantomeno individuale.

A riguardo, le politiche sostenute in parlamento o nelle amministrazioni comunali, in materia di immigrazione, lo hanno confermato. Essi sono interessati più a combattere l’immigrazione come business e non per quanto riguarda motivi che comprendano i concetti di patria, identità, nazione ecc.

Le ragioni che possono spingere i cinque stelle a tale scelta sono determinate anche dal gruppo economico al quale sono collegati. La Casaleggio Associati è un’azienda di marketing che per sua essenza appartiene a quella frazione del capitale apolide legato alla new economy, e al digitale modello “Silicon Valley”.

La Lega invece è storicamente la voce delle piccole e medie aziende, del nord e del nord est in particolare, ma più in generale di tutto il capitale produttivo nazionale. Insomma essa sostiene il comparto economico più penalizzato, oltre che dal sistema UE, da tutto il movimento storico, economico e politico della globalizzazione.

Sempre rimanendo alla questione identità la Lega è contraria ad adozioni e matrimoni gay (non alle unioni civili che come ribadito dal governo rimarranno in vigore), e si fa sentire sull’ideologia Gender.

Dall’altro lato il Movimento 5 Stelle è molto più aperto su questi temi, così come lo è anche su leggi riguardanti orientamenti valoriali (la legalizzazione della cannabis, fine vita, maternità surrogata, ecc.).

Sulla politica estera la Lega è aperta alla Russia, e più in generale verso Est e l’Ungheria di Orban, oltre alle convergenze con l’Austria del cancelliere Kurz, soprattutto in materia di immigrazione e frontiere.

Maggiormente filo-americano sono i cinque stelle, ricordiamo gli incontri rassicurativi di Di Maio negli USA con esponenti della finanza e del governo. Si può far ricondurre anche ciò al discorso dell’approccio globalista del M5S, tuttavia la presidenza Trump trova molti più riscontri nel partito di Matteo Salvini.

Più in generale in politica estera i cinque stelle sono sicuramente più schiacciati sul campo dell’alleanza atlantica, rispetto ad ipotesi leghiste di diverso tipo. Sulla vicenda vaccini o meglio sul “decreto Lorenzin”, le due forze hanno trovato importanti convergenze, così come sulla questione ambientale e “grandi opere”, che vede entrambi attivi seppur con sensibilità diverse. In ultim’analisi le sintesi possono essere trovate, così come è già stato fatto nel “contratto di governo”.

Invece, le questioni che riguardano la concezione del mondo (identità, vocazione economica e politica estera) possono anche rimanere divergenti, tutt’al più trovando specifici punti di contatto.

In effetti Lega e M5S hanno avvicendato le forze che storicamente si definiscono di destra e di sinistra realizzando, più che una riedizione, una diversa configurazione dello schema. Sia nella Lega che del M5S abbiamo elementi teorico-politici, oltre che individuali, ascrivibili a quella che storicamente era la sinistra.

Basta notare come molti operai ed ex elettori comunisti votano per questo partito, e che Alberto Bagnai, uno degli uomini di punta nel comparto economico, ha idee socialisteggianti e a tratti anticapitaliste.

Lo stesso possiamo dirlo dei cinque stelle con molti elementi e punti programmatici che vengono storicamente dalla destra politica, come la lotta alle lobby. Oggi avere la verità in tasca e schemi preconcetti è non solo da stupidi ma anche fuorviante.

La situazione concreta è piena di rimescolamenti e con buona pace del mondo accademico, mediatico e degli “affezionati di ideologia otto-novecentesca” le categorie destra/sinistra sono state abbandonate dalla storia. Ad esse si sostituisce la dicotomia basso/alto molto più aderente alla realtà e alla fase in atto. Fonte: OLTRE LA LINEA

Pietro Di Martino

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