Invasione di cimici marmorate: ecco i rischi e come tenerle lontane

cimici marmorate

Tra le cosiddette specie aliene introdotte in Italia, le cimici asiatiche o cimici marmorate rappresentano uno dei pericoli fitosanitari più seri.

Voraci e con un rapido tasso riproduttivo, questi insetti sono in grado di devastare rapidamente interi frutteti, non essendo ostacolati da predatori naturali come nei Paesi d’origine. In alcune città del Nord Italia sono inoltre una presenza fissa in numerose abitazioni.

Cimici asiatiche, la bella stagione dà inizio alle invasioni: quali sono i rischi – di Andrea Centini

Con l’arrivo della bella stagione e l’avvio delle attività agricole 2019 si sta riaffacciando l’incubo delle cimici asiatiche o cimici marmorate (Halyomorpha halys), insetti originari dell’Asia orientale protagonisti di vere e proprie invasioni distruttive anche in Italia.

Introdotte nel nostro Paese a partire dagli inizi del duemila, a causa del ciclo riproduttivo particolarmente efficiente – ciascuna femmina depone 300/400 uova due volte all’anno – queste cimici danno vita a popolazioni enormi in grado di occupare e devastare rapidamente interi frutteti, arrecando danni ingentissimi alle aziende agricole (come avvenuto nel 2018).

Sono infatti estremamente voraci, e la loro saliva determina deformazioni estetiche e necrosi della polpa dei frutti, rendendoli di fatto invendibili.

Danni significativi vengono registrati anche negli agriturismi e in altre attività ricettive, letteralmente invasi dagli insetti svolazzanti.

Fortunatamente sono totalmente innocui per l’uomo (non pungono e non trasmettono malattie), ciò nonostante quando vengono schiacciati – anche inavvertitamente – emettono un odore sgradevolissimo.

Niente predatori per le cimici marmorate

L’Università di Padova e altri atenei stanno studiando le soluzioni migliori per arginare il problema, ma non si tratta di un compito facile, poiché non si può abusare di fitofarmaci e altri pesticidi, che rischiano di danneggiare gli altri insetti impollinatori e anche la nostra salute.

Dal Settentrione alla Toscana le cimici asiatiche hanno trovato condizioni ambientali favorevoli alla loro biologia, che continuano a “migliorare” grazie all’aumento delle temperature.

Ciò ha contribuito a catalizzare i tassi riproduttivi degli insetti e ad ampliare il loro areale di distribuzione, che ben presto potrebbe coinvolgere altre regioni.

A differenza dei Paesi di origine, come Cina, Giappone e Taiwan, in Italia non esistono insetti antagonisti che si nutrono delle uova delle cimici in modo sistematico (quelli autoctoni non le riconoscono ancora come cibo), per questo tra le soluzioni proposte dagli esperti vi è anche l’introduzione dei loro predatori naturali, ad esempio dei piccoli imenotteri.

Ma introdurre specie aliene può comportare gravi disequilibri agli ecosistemi, minacciare gli animali autoctoni e determinare problemi di sicurezza sanitaria, ecco perché si tratta di una soluzione drastica sulla quale è necessaria la massima riflessione.

Strategie

Recentemente Regioni come la Liguria, il Veneto e la Lombardia hanno messo a disposizione delle aziende dei fondi per proteggere frutteti e altre coltivazioni con una serie di stratagemmi.

Si spazia dalle reti anti-insetto – il sistema d’elezione contro le cimici asiatiche – a trappole di cattura di massa basate su feromoni e kairomoni, passando per materiali pacciamanti, attrezzature per predisporre i suddetti materiali e trattamenti tradizionali con pesticidi biologici e microbiologici.

Si tratta di soluzioni efficaci in molte situazioni ma che purtroppo non risolvono il problema alla fonte.

Del resto non sono solo gli agricoltori e i proprietari degli agriturismi a combattere con le cimici asiatiche.

In diverse città del Nord sono diventate infatti una presenza fissa in molte abitazioni, soprattutto nei mesi autunnali e invernali, quando il calo delle temperature porta le cimici a invadere le abitazioni per cercare un po’ di tepore.

Tra i rimedi per tenerle lontane ci sono le zanzariere; gli spray all’aglio e al sapone di Marsiglia; i decotti di artemisia e la certosina chiusura di crepe e fessure che potrebbero permettere il passaggio degli insetti. Fonte: scienze.fanpage.it