George Soros, ecco chi è uno degli uomini più discussi del nostro tempo

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    Chi è davvero George Soros? – di CdG – Ritratto di uno degli uomini più discussi del nostro tempo. Come e perché la sua figura continua a far parlare

    “Il suo piano considera la protezione dei confini nazionali come obiettivo e i rifugiati come ostacolo. Il nostro piano considera la protezione dei rifugiati come obiettivo e le frontiere nazionali come ostacolo”: lo ha detto George Soros nel 2015 – riferisce Bloomberg.com – per criticare le politiche di Viktor Orban sull’immigrazione.

    La frase in questione testimonia la notevole differenza di prospettive tra il premier e il finanziere, che sta combattendo contro il riconfermato capo del governo magiaro una guerra senza esclusione di colpi.

    Tra quelli che non apprezzano l’anziano multimiliardario di origini ungheresi (è nato a Budapest il 12 agosto 1930) naturalizzato americano, comunque, non c’è solo Orban. Il personaggio è del resto estremamente complesso: la sua vita è piena di episodi che, a seconda dei punti di vista, lo rendono apprezzato o detestato.

    Di famiglia ebraica, quando i tedeschi occuparono l’Ungheria si salvò grazie a documenti falsi che ne certificavano la cristianità e partecipò, insieme al suo padrino (funzionario dell’amministrazione “collaborazionista”) all’operazione di inventario dei beni di una famiglia ebrea.

    Poi fuggì in Inghilterra, dove si laureò in filosofia studiando con Karl Popper. Quindi iniziò la sua carriera finanziaria, lavorando per diverse banche d’affari. Trasferitosi negli Stati Uniti, nel 1969 si mise in proprio e diede vita prima al fondo di copertura “Double Eagle” (poi Quantum Fund) con sede nelle Antille Olandesi, poi alla Soros Fund Management (1970).

    Da quel momento la sua ascesa nel mondo della finanza è folgorante: grazie infatti alla sua abilità di speculatore, arriva ad avere un patrimonio personale – la stima, pubblicata da Forbes, è relativa all’inizio del 2017 – di oltre 25 miliardi di dollari.

    Tra le sue operazioni più discusse, quella del 16 settembre 1992 (il cosiddetto “Mercoledì nero”), quando con un’operazione di speculazione finanziaria che gli frutto oltre 1 miliardo di dollari, provocò il crollo della Sterlina inglese e della Lira italiana, tanto da costringerle a uscire dal Sistema Monetario Europeo.

    Nel 2006, inoltre, un tribunale francese lo condannò per insider trading e dovette pagare una multa di 2 milioni di dollari. Di Soros si potrebbe scrivere ancora moltissimo, anche (e forse soprattutto) quanto alle attività che, parallelamente a quelle finanziarie, porta avanti in campo politico e filantropico: la sua Open Society Foundation finanzia infatti in tutto il mondo progetti ed associazioni, operanti nel campo dei diritti umani e non solo.

    Con obiettivi (questa la posizione dei critici) tutt’altro che solidaristici: si ritiene infatti che il magnate abbia agito, stanziando cospicui finanziamenti, “per destabilizzare governi e Paesi contrari alla sua visione politica”, sfruttando oltretutto le diverse situazioni per trarne cospicui vantaggi economici.

    Posizioni queste che sembrano aver trovato conferma nelle mail della Open Society hackerate e diffuse nel 2016 da Dc Leaks, secondo cui George Soros è da considerare “l’architetto di ogni rivoluzione e colpo di Stato di tutto il mondo negli ultimi 25 anni”, con particolare riferimento tra le altre cose al suo impegno nel favorire e orientare i flussi migratori mondiali, al finanziamento dei candidati democratici americani, all’influenza economica sui movimenti pro-Ue.

    “L’interesse di Soros” dunque – si legge su Il Post – “non sarebbe creare società pluralistiche anche nei Paesi dove vigono regimi o culture repressive. Il suo vero scopo sarebbe imporre una visione monolitica del mondo” che i critici “vedono come dannosa, fatta di economie capitalistiche” e “libertà di costume e orientamento sessuale. Soros sarebbe un agente della ‘tirannia del politicamente corretto’ e i suoi tentativi di combattere discriminazioni e repressione” – creando una cosiddetta “società aperta” – sarebbero in realtà una scusa per limitare la libertà di cittadini a favore di un nuovo ordine mondiale”.

    Complottismo? Forse. O forse no: se infatti si tiene conto della progressiva omologazione della società moderna su temi tra cui le droghe (rispetto a cui George Soros ha finanziato campagne di decriminalizzazione) e il fine-vita/suicidio assistito, il dubbio che il potentissimo magnate abbia effettivamente influenzato il modo di pensare di milioni di persone c’è. Ed è tutt’altro che infondato. Fonte: IL GIORNALE D’ITALIA

    Pietro Di Martino

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