Chesterton: ecco perché fuggiamo dalla strada in cui siamo nati

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vicini di casa

Chesterton: amare i vicini di casa è un’impresa eroica. Quando diciamo che non badano ai loro affari, intendiamo qualcosa di opposto a ciò che diciamo: non solo badano ai loro affari ma hanno così tanta vitalità che possono occuparsi anche dei nostri.

Se domani mattina la neve ci bloccasse nella strada in cui abitiamo, d’improvviso entreremmo in un mondo molto più ampio e convulso di quello che abbiamo mai conosciuto.

E l’uomo tipicamente moderno si sforza in ogni modo di fuggire dalla strada dove abita.

Prima, inventa l’igiene moderna e va a Margate (località marittima inglese molto inflazionata – NdR).

Poi inventa la cultura moderna e va a Firenze. Poi inventa l’imperialismo moderno e va a Timbuctù.

Si spinge fino ai confini più fantastici della terra. Osa sparare alle tigri. Quasi sta a cavalcioni di un cammello.

In tutto questo, sta essenzialmente fuggendo dalla strada in cui è nato; e riguardo a questa fuga, è sempre pronto con la sua spiegazione. Dice che sta fuggendo dalla sua strada perché è tediosa: mente.

In realtà, sta fuggendo dalla sua strada perché è di gran lunga troppo emozionante. È emozionante perché è impegnativa; è impegnativa perché è vitale.

Ovunque tranne che nella sua strada

Egli può visitare Venezia perché per lui i veneziani sono solo veneziani; le persone nella sua strada sono uomini.

Può fissare i cinesi perché per lui i cinesi sono solo una cosa passiva da fissare; se fissa la vecchia signora nel giardino accanto, la vecchia signora diventa attiva.

In breve, è costretto a fuggire dalla società troppo stimolante dei suoi eguali, di uomini liberi, perversi, originali, consapevolmente diversi da lui.

La strada di Brixton è troppo animata e travolgente. Egli deve darsi consolazione e acquietarsi fra tigri e avvoltoi, cammelli e coccodrilli.

Queste creature sono, in effetti, molto diverse da lui. Ma non pongono la loro forma o tinta o abitudine di vita in una risoluta competizione intellettuale con le sue.

Non cercano di demolire i suoi principi e asserire i loro; gli strani mostri della strada suburbana cercano di fare esattamente questo.

Il cammello non contorce le sue sembianze in un ghigno sottile perché il signor Robinson non ha una gobba; il colto signore al numero 5 esibisce un ghigno perché Robinson non ha lo zoccolo di una colonna.

L’avvoltoio non esploderà in una risata perché il signor Robinson non vola; ma il maggiore al numero 9 esploderà in una risata perché un tizio non fuma.

I vicini di casa non si fanno gli affari loro

La lamentela che solitamente dobbiamo avanzare a proposito dei nostri vicini di casa è che, come diciamo comunemente, non badano agli affari loro.

Noi non intendiamo veramente dire che non badano agli affari loro. Se non badassero agli affari loro, si sentirebbero chiedere bruscamente i soldi dell’affitto e, in breve tempo, cesserebbero di essere i nostri vicini di casa.

Quello che intendiamo realmente, quando diciamo che non sanno badare agli affari loro, è qualcosa di molto più profondo.

Noi non li abbiamo in antipatia perché hanno così poca forza e vitalità che non sanno occuparsi di se stessi.

Li abbiamo in antipatia perché hanno così tanta forza e vitalità che possono occuparsi anche di noi.

Ciò che temiamo nei nostri vicini, in breve, non è la ristrettezza del loro orizzonte, ma la loro superba tendenza ad allargarlo.

E ogni avversione per la comune umanità ha questa caratteristica costante. Non si tratta di un’avversione per la sua debolezza (come si vorrebbe), ma per la sua energia.

I misantropi fingono di disprezzare l’umanità per la sua debolezza. In realtà, la odiano per la sua forza.

Da G. K Chesterton, La famiglia, regno della libertà (libro distribuito dal Centro Missionario Francescano, per richiederlo: laperlapreziosa@libero.it ) – Fonte Aleteia