Retorica arcobaleno: in ogni tipo di dissenso, un nemico oscurantista

Retorica arcobaleno

Che noia la retorica arcobaleno

  • di Giovanni Baldussi

La martellante retorica liberal-progressista, decorata puntualmente da arcobaleni sgargianti, ha vagamente stancato.

La sagoma del Papa sul murale di Pompei ci abbaglia, è su tutti i giornali. Opera tipica di scuola liberal-progressista, esteticamente e vocalmente anglofona, visti il nome dell’autore (Tvboy) e il messaggio scritto (Love winsStop Homophobia!), è un’icona contemporanea della deriva dell’open society. Quella che viene venduta ⎼ venduta, in conformità al lessico della società iperconsumista che l’ha partorita ⎼ come grande riforma del XXI secolo sta diventando il culto dispotico contro cui si consumerà la vera rivolta. La retorica compassionevole da Davide contro Golia sta perdendo efficacia e, semmai il progressista abbia patito la sfavorevole condizione di Davide, ora è proprio l’ideologia arcobaleno ad avere l’aspetto del gigante filisteo. La galassia anti-oscurantista, insomma, ha definitivamente assunto, con il suo furore pervasivo, le tinte torbide della prassi autocratica.

Il Papa del murale regge in mano un cartello su cui campeggia, lezioso, un cuore a sette colori, al collo porta il logo ⎼ brand forse è meglio ⎼ dell’artista. L’artista, lo stesso dei Di Maio che cingono i Salvini in un bacio passionale e dei Trump mefistofelici che amoreggiano con Papi santificati dall’autore. Uno schema nauseabondo, incessantemente ripetuto a significare le medesime, sempre trite, ideucce: il magnate americano, malvagio, porta cornetti diabolici in capo, Bergoglio, il virtuoso, ha l’aureola e infine un cuore, sullo sfondo, unisce sempre i poli opposti. Poi c’è il bacio: imperitura è anche la vana speranza di stupire con un espediente non più dissacrante, in un’epoca in cui l’ostentazione dell’eros, onnipresente, ci perseguita. Esemplare di sbandieramento erotico contemporaneo è il gay pride, genere di evento che il murale intendeva appunto pubblicizzare. Le parate dell’orgoglio omosessuale, rassegne carnevalesche di nudità ostentate, sono il simbolo di una società globalizzata che ha esplorato ed esasperato a tal punto le proprie pulsioni da non saper più trovare nuovi oggetti di liberazione: una società che non ha più nulla da liberare, dissacrare e denudare, se non i corpi delle donne e degli uomini. Via i vestiti allora, e una nuova, illusoria, emancipazione può dirsi compiuta. È la continua celebrazione di se stessi e della propria tipicità ad alimentare non solo le parate arcobaleno, ma tutta l’ideologia che le sorregge. Per ottenere equità nella ripartizione dei diritti si devono far emergere le dissomiglianze ⎼ è vero ⎼, ma cosa giustifica l’orgoglio? Si tratta, in verità, della fierezza dei partigiani di una ideologia che non fa altro che avvertire, in ogni tipo di dissenso, un nemico oscurantista da demolire.

Una nota inaspettata, infine: il manifesto della parata gay di Pompei si declama vessillo del “sogno europeo, senza muri e con soli ponti”. Diciamolo, allora: un’impenetrabile nebula ideologica, tra indistinte voglie di libertà e d’Europa, è pronta a recidere il retrogrado, a cui non rimane che l’esilio. Cosa è il retrogrado, oggi? Non importa, perché il liberal-progressismo, a quanto pare, ne sente il fetore anacronistico da lontano.

Lo slogan dei moti di Stonewall recitava: “Noi siamo dovunque!”. Ecco i nuovi despoti, ovunque pronti ad annoiarci.

Fonte: L’INTELLETTUALE DISSIDENTE

Pietro Di Martino

Imprenditore e appassionato di informazione; cerco umilmente di dare il mio contributo riportando notizie senza alcuna connotazione politica e/o dettata da interessi che possano condizionare e confondere il lettore.
E-mail: pietrodimartino44@gmail.com