Centrafrica, i ricatti sessuali dei “portatori di pace”

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Centrafrica, i ricatti sessuali dei “portatori di pace”

  • di Anna Bono

Donne costrette a prostituirsi ai caschi blu per ottenere cibo per sè e per le loro famiglie. Succede nella Repubblica Centrafricana, dove le truppe dell’Onu della missione Minusca dovrebbero proteggere la popolazione dalla violenza delle milizie anti-Balaka. Che intanto imperversano, compiendo violenze di ogni genere.

Donne costrette a prostituirsi ai caschi blu per ottenere cibo per sè e per le loro famiglie. La denuncia al segretario generale dell’Onu Antonio Guterres e l’appello a fermare gli abusi e le violenze sessuali sui civili arrivano dalla Repubblica Centrafricana. Sono stati formulati nei giorni scorsi da Monsignor Jose Aguirre Munos, vescovo di Bangassou. Cogliendo l’occasione di una visita del segretario dell’Onu, racconta Monsignor Aguirre, “gli ho detto che ci sono donne violentate, alcune della quali sono minorenni, e che era un crimine contro l’umanità. Sono disperate, muoiono di fame, spesso insistono a vendersi per poter mangiare”.

Succede che restino incinte e molte sono poco più che bambine. La Repubblica Centrafricana è in guerra dal 2013. Metà della popolazione, circa 2,4 milioni di persone, dipende dagli aiuti internazionali, gli sfollati e i rifugiati superano il milione. Una missione militare francese, Sangaris, e una delle Nazioni Unite, Minusca, hanno il compito di interporsi e proteggere i civili. Ma sia i militari francesi che i caschi blu approfittano della situazione disperata degli sfollati, delle donne e delle bambine in particolare, ricattate e costrette ad avere rapporti sessuali con i soldati in cambio di cibo e di altri beni di cui hanno assoluto bisogno. Le denunce nel corso degli anni sono state decine. Tuttavia le indagini di rado si sono concluse con una incriminazione. Quasi sempre il provvedimento adottato è stato l’annullamento dell’ingaggio e il rinvio in patria dei militari accusati. Neanche la denuncia di Monsignor Aguirre ha avuto seguito. “È stata aperta una indagine – ha spiegato all’agenzia Fides – ma nulla è cambiato. E questa non è la prima volta che i soldati delle Nazioni Unite si comportano in questo modo. Nel 2015 un gruppo di peacekeeper congolesi è stato espulso per aver offerto scatole di lenticchie in cambio di sesso. E gli affari non si sono fermati qui. Le scatole vuote venivano comprate da un libanese per 1.000 franchi CFA, in questo modo le donne guadagnavano abbastanza per comprare del cibo”.

Adesso a difendere la popolazione di  Bangassou sono dei caschi blu marocchini. La Minusca sostiene di aver svolto una inchiesta per verificare i fatti. La conclusione, riportata in un comunicato, è stata “che nessuna prova tangibile potrebbe supportare queste accuse”. Tuttavia, assicurano i vertici della missione, “Minusca rimane in contatto con le parti locali per garantire che ulteriori informazioni su eventuali nuove o passate asserzioni di abusi sessuali vengano comunicate al più presto possibile”.

A cento metri dalla cattedrale di Bangassou si trova il seminario che ospita 2.000 sfollati musulmani. Attorno alla struttura i caschi blu hanno creato un perimetro di sicurezza per impedire alle milizie anti Balaka di entrare. Gli anti Balaka in origine proteggevano la popolazione dai ribelli Seleka, in gran parte appartenenti alla minoranza islamica del paese, che nel 2013 hanno preso il potere con un colpo di stato e nel 2014, con l’avvio della transizione democratica, si sono divisi in bande e hanno continuato a combattere, razziare, infierire nella maniera più crudele sui civili, soprattutto i cristiani. Dall’autodifesa gli anti Balaka sono però passati presto all’aggressione dimostrandosi, nel dare la caccia ai musulmani, altrettanto spietati. A Bangassou nel 2017 imperversavano: attaccavano gli islamici, li sequestravano, impedivano loro di approvvigionarsi di cibo, acqua e legna per cucinare. Nel maggio del 2017 una loro incursione si è conclusa con una strage, non hanno risparmiato neanche i malati ricoverati in ospedale. È stato allora che la diocesi ha aperto le porte del seminario per accogliere i musulmani superstiti.

La Minusca prova a controllare la situazione mandando nelle strade pattuglie che sparano in aria colpi d’avvertimento che però provocano il panico tra la popolazione: “alcune persone sono morte d’infarto – racconta Monsignor Aguirre – mentre altre sono rimaste ferite da proiettili vaganti”. Ma quando le cose si mettono male, i caschi blu si dileguano lasciando indifesi i civili.

Benchè siano definite milizie “cristiane”, spiega Monsignor Aguirre, molti combattenti anti Balaka in realtà sono animisti e compiono terrificanti violenze rituali che comportano lo smembramento dei corpi delle vittime: “i cuori o le viscere delle vittime sono strappati perché dicono che in questo modo rubano le loro anime”. Hanno degli amuleti che rendono invulnerabili. Se non funzionano, se perdono uno scontro cercano delle streghe a cui addossare la colpa. Le uccidono bruciandole o seppellendole vive oppure risparmiano loro la vita in cambio di denaro, molto denaro. Gli anti Balaka, cristiani o animisti che siano, usano la superstizione che fa credere alle streghe, ai malefici, per terrorizzare la gente, estorcere denaro, sottomettere chi vive nei territori sotto il loro controllo.

“La Chiesa cattolica è l’ultima a spegnere la luce. Non possiamo andarcene” dice Monsignor Aguirre confidando a Fides i “momenti di fragilità psicologica”, di sconforto, che lo hanno costretto a una pausa in patria per ricuperare le forze.

Fonte: LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA

Pietro Di Martino

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