Passa il giro d’Italia: lancia la bici in mezzo alla strada – VIDEO

Giro d’Italia, lancia la bici in mezzo alla stradadi Giuseppe China – Sfiorato il tragico incidente nella 18esima tappa della corsa più famosa del Paese

Avrebbe potuto causare un incidente da record, praticamente senza precedenti nella corsa ciclistica più famosa d’Italia.

Siamo a Conegliano durante la 18esima tappa e in quel punto i professionisti sfrecciano sfiorando i 50 km/h.

Un uomo, anzi un pazzo, scaglia con veemenza la sua bicicletta per strada, proprio mentre stavano per passare i corridori in gara.

Secondo le prime indiscrezioni l’autore del gesto avrebbe voluto prendere parte alla corsa. Inoltre a quanto pare l’uomo sarebbe stato in evidente stato di ebbrezza.

Una vicenda a dir poco assurda, per molti versi inspiegabile, utilizzando le più naturali connessioni logiche.

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Il risultato finale della tappa. Per fortuna, il folle non ha fermato la corsa con Damiano Cima che vola al traguardo di Santa Maria di Sala e si prende meritatamente i riflettori della 18/a tappa del Giro.

Il bresciano della Nippo-Vini Fantini centra una grande vittoria, la sua prima nella corsa rosa, in un epilogo al cardiopalma.

222 km scattati da Valdaora si chiudono con una volata incredibile sul rettilineo finale, con Cima che porta a termine una lunga fuga (circa 40 km) precedendo il gruppo guidato dal fortissimo sprinter Pascal Ackermann della Bora-Hansgrohe.

Il tedesco, che andava a caccia del tris, si deve accontentare del secondo posto davanti a Simone Consonni dell’Uae Team Emirates. Fonte: interris – Titolo originale: Giro d’Italia, lancia la bici in mezzo alla strada

L’arbitro è donna: ecco il vergognoso gesto del giovane calciatore

Calciatore toglie i pantaloncini di fronte arbitro donnadi Giuseppe China – Vergognoso episodio durante una partita di calcio giovanile

Ancora una volta lo sport, nella fattispecie il calcio, invece di essere un momento di gioia, “catarsi” e soprattutto insegnamento, si è trasformato nel peggior quadro di una società che sembra troppo spesso irredimibile.

Il fattaccio è accaduto a Mestre: in campo la partita del campionato di categoria Giovanissimi tra Treporti e Miranese.

Arbitro dell’incontro la 22enne Giulia Nicastro, che come sempre avviene con chi dirige le operazioni di gioco, inizia ad essere insultata.

Gli scherni delle tribune nel giro di poco si trasformano in pesanti offese verbali: “Meglio prostituirti che fare l’arbitro”.

Ma il peggio deve ancora venire per lei. Che in seguito è costretta a vedere uno degli “atleti” abbassarsi i pantaloncini, il quale non si accontenta dato che alla sua performance aggiunge inequivocabili gesti che alludono al rapporto sessuale.

Tutto questo dopo un corner non concesso. Ecco il calcio moderno, perfetta cartina di tornasole della nostra epoca.

La solidarietà nei confronti della Nicastro e i provvedimenti. Conforta sapere che il Treporti ha fatto sapere all’autore del gesto, un adolescente di 14 anni, che la sua carriera da quelle parti è da considerarsi conclusa.

Come quella dei suoi genitori assiepati nelle tribune. Adesso si attendono anche le decisoni del Giudice sportivo.

Alla ragazza tante manifestazioni di solidarietà: a partire dall’intera Aia e da tutto il mondo dello sport, per arrivare al presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, che ha invitato la direttrice di gara a non mollare. Fonte: interris

Social Media Manager: dalla giurisprudenza all’NBA

In Italia il basket e il calcio sono gli sport più seguiti, ma anche nel resto del mondo c’è molta attenzione intorno a queste due discipline.

La differenza tra questi due mondi forse sta proprio nel modo di approcciarsi da parte dei fan

A dimostrare questa affermazione ci pensano i risultati dei social network e delle interazioni attraverso i post pubblicati sulle pagine dell’NBA.

Ma sapete chi si cela dietro tutti quei post? Chi si occupa a tutte le ore del giorno e della notte di scrivere frasi, contenuti e aggiornamenti attraverso gli account Twitter, Facebook e Instagram?

Il suo nome è Daniele Mazzanti ed è il social media manager ufficiale dell’NBA Italia intervistato recentemente da L’Insider.

A dimostrare che il basket stia crescendo di anno in anno, soprattutto sulle piattaforme social come Twitter, Facebook e Instagram, ci pensano i numeri che vengono registrati e monitorati costantemente.

Dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza, ha capito ben presto che la sua strada lo avrebbe portato lontano dal lavoro di avvocato.

Infatti, subito dopo aver effettuato un Master nelle Strategie per il Business dello Sport a Treviso, si è dedicato ad un lavoro nato pochissimi anni fa: il social media manager.

L’aspetto più bello del mestiere svolto da Mazzanti è quello di aver trasformato in lavoro la sua passione per il basket e per l’NBA in particolar modo. Se pensate che il suo lavoro sia semplice e con zero faticata, siete totalmente fuori strada.

Dovendo aggiornare la pagina NBA Italia, deve tenere il ritmo del fuso orario americano, durante la Regular Season e gli NBA Playoffs. In altre parole, non ci sono orari.

Tutta questa attenzione è dovuta soprattutto al fatto che il pubblico è molto attento e sempre più esigente, soprattutto sulla pagina Instagram, in continuo aumento.

Fattore assolutamente importante, soprattutto in termini di marketing, in grado di poter accorciare le distanze tra l’America e l’Italia.

Mazzanti a tal proposito, ci tiene a sottolineare che se non ci fossero pagine non ufficiali, i numeri potrebbero essere decisamente più alti.

Una poesia chiamata Lionel Messi: Barça già in finale?

Sono passati due giorni dalla partita più bella dell’anno: Barcellona – Liverpool. Durante questo match è stata scritta l’ennesima pagina di storia di un calciatore meraviglioso: Lionel Messi.

Messi ha segnato il gol numero 600 con la maglia del Barcellona, il primo lo aveva messo a segno il 1 Maggio 2005.

In questi 14 anni Leo Messi ha incantato il mondo con le sue giocate straordinarie fatte di puro talento, fantasia e classe.

Non esistono paragoni con altri giocatori della storia, Messi è Messi e basta, una “pulce” capace di collezionare record su record.

Lionel Messi: un giocatore, una storia

Pochi giorni fa il campione argentino ha festeggiato con il Barcellona la vittoria della Liga, il suo apporto è impressionante: ha vinto 10 dei 15 campionati giocati con i blaugrana.

Lionel ha vinto due campionati su tre e ha ridotto il distacco dal Real Madrid sensibilmente; prima di Messi la differenza era 29 a 17 per il blancos, oggi è 33 a 26.

Impressionante, come impressionanti sono i 600 gol e tutti nella stessa squadra. Cristiano Ronaldo, l’eterno “rivale” di Messi, ha da poco messo a segno il suo 600esimo gol nei professionisti, spalmati però tra più squadre.

Sono tante le pagine scritte da Messi con il Barcellona, una su tutte rimane la prima (e unica) sfida con CR7 in una finale di Champions League dove la pulce segna di testa la rete del 2 a 0.

Tante anche le pagine scritte nel “clasico” tra Barcellona e Real con una cinquina storica rifilata agli eterni rivali che lo ha visto protagonista.

L’ultima l’ha scritta due giorni fa durante la semifinale di Champions con il Liverpool, una partita meravigliosa giocata egregiamente da entrambe le squadre.

Nel momento migliore del Liverpool, in pieno secondo tempo, Messi si mette in testa che la partita deve chiudersi e così segna prima il gol del 2 a 0 e poi regala al pubblico la perla su punizione.

Ci sarebbe molto altro da raccontare su Lionel Messi; l’unica sua “macchia” è quella di non esser mai riuscito a trionfare con la sua nazionale.

La carriera di Leo però non è ancora finita e ci sono tantissime altre pagine da scrivere e chissà, un giorno potremo raccontare anche del capitano dell’Argentina che alza finalmente quel trofeo che manca.

Scommesse sportive online, 90% di vincite a gennaio. E il settore continua a cambiare…

Le scommesse esistono praticamente da quando esistono i giochi. Nascono di conseguenza, fanno da contorno all’evento e attirano ancora più persone intorno a un determinato sport.

E anche se oggi con l’avvento di Internet il modo di puntare è cambiato in maniera radicale, il principio di fondo è rimasto sempre lo stesso: investire una piccola somma nella speranza di moltiplicarla per cinque, dieci, cento o mille volte.

Qualcuno ci riesce, qualcun altro no, e per sapere la percentuale esatta delle vittorie non possiamo che affidarci ai dati di settore: secondo l’Agirpo, il payout a gennaio si è attestato su una media dell’87,7%.

Le agenzie, da parte loro, si sono fermate all’82,1% mentre le scommesse online sono tornate nelle tasche degli scommettitori per il 90,9%. Ma dove si recano gli scommettitori oggi quando vogliono fare una puntata?

Su cosa (e come) si scommette oggi

I centri scommesse sono sempre gettonati, con le agenzie che di solito si riempiono nel weekend o nel mezzo della settimana in caso di partite o eventi particolari (come la Champions League, ad esempio).

Lontano da quei luoghi, però, moltissime persone decidono molto semplicemente di
accendere il pc e di fare login su uno dei vari portali online.

Oggi ne esistono moltissimi, ognuno cerca di attirare gli utenti a modo suo. Le quote più alte sicuramente catturano l’attenzione dei giocatori, stesso discorso per i bonus di benvenuto sulle scommesse come quello proposto da William Hill, ad esempio.

E così gli utenti si riversano in massa sul web per scommettere sulla prossima partita in programma, sul vincitore della prossima competizione sportiva.

Tennis, basket, golf ma anche politica con le elezioni americane del 2020, ad esempio: si può puntare praticamente su qualunque tipo di evento, anche se (almeno in Italia) probabilmente gli eventi preferiti in assoluto restano quelli legati al calcio.

Live, marcatori e cartellini gialli: rivoluzionate le scommesse sul calcio

Se ieri era possibile solamente scegliere la squadra vincente (o il pareggio) con i classici 1, X e 2, oggi le possibilità sono aumentate in maniera incredibile.

Si può scommettere su una moltitudine di sotto-eventi legati alla partita in questione come ad esempio il numero dei cartellini gialli o dei calci d’angolo, si può puntare tutto su un marcatore e si può anche scommettere sul fatto che venga concesso un rigore nei primi 5 minuti del match.

Non solo: un altro aspetto amatissimo dagli scommettitori è quello di poter scommettere sugli eventi live, con le puntate che vengono effettuate mentre la partita si sta ancora svolgendo.

E così, sperando in un clamoroso ribaltone, si può decidere di investire una somma X sulla squadra che sta perdendo, oppure puntare su quella che metterà a segno il prossimo gol e così via.

Questi sono solo alcuni esempi delle varie opportunità offerte da questo mondo in continuo
mutamento, soprattutto da quando è arrivato Internet a rivoluzionarlo.

Le agenzie sono sempre frequentate, ma la possibilità di fare tutto dal proprio smartphone ha attirato sicuramente molte più persone, che aspettano solamente la prossima partita per piazzare una scommessa direttamente da casa propria.

Sperando in un po’ di fortuna, come accade da sempre. Perché alcune cose, in fondo, non cambiano mai.

Si chiama Kazuyoshi Miura ed è l’highlander del calcio: ecco la sua età

Giappone, Miura, highlander del calcio: in campo a 52 anniL’ala nipponica, primo giapponese a giocare in Italia (nel Genoa, stagione ’94-95), non ha intenzione di mollare

Cinquantadue anni come se fossero 25. A esagerare una trentina. Kazuyoshi “Kazu” Miura, ex attaccante del Genoa, continua a stupire tutti per la sua incredibile tenuta atletica che gli consente, superata abbondantemente la mezza età, di giocare ancora a livello professionistico con sorprendente disinvoltura e segnando ancora qualche gol.

Lo fa in Giappone, nello Yokohama Fc, con il suo intramontabile numero 11 sulla schiena. Inevitabile che, vista l’età, Kazu continui a infrangere record su record, compreso quello di marcatore più anziano della storia del calcio, stabilito il 12 marzo 2017 a 50 anni e 14 giorni.

Nella sua lunga intervista concessa due giorni fa a “L’Equipe”, Miura è stato chiaro: “Quando morirò, vorrei che si dicesse che è morto il calciatore Kazu Miura, non ‘l’ex giocatore”.

Miura e l’avventura al Genoa

Per il calcio giapponese è una vera e propria leggenda. Per gli italiani un ricordo anche affettuoso, specialmente per i genoani, che lo ebbero tra le proprie fila nientemeno che nella stagione 1994-95, sportivamente parlando una vita fa, anno in cui diventò il primo calciatore nipponico a giocare nella nostra Serie A.

All’epoca il suo trasferimento, in quel momento per l’appunto un unicum in un campionato dove ogni squadra aveva tendenzialmente al massimo un paio di stranieri, suscitò grande interesse visto anche il coinvolgimento di alcuni sponsor che, a ogni sua partita, versavano una somma per l’acquisto dei diritti della partita da trasmettere poi in patria.

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Nonostante il grande marketing, tuttavia, l’avventura italiana di Miura durò appena una stagione e non andò esattamente alla grande.

A lui va però il merito del costante lavoro, dell’impegno sul campo e, nondimeno, di uno storico gol nel derby con la Sampdoria (perso poi per 3-2) che lo consegnò alla memoria dei tifosi del Genoa per ben altri motivi rispetto alla fastosità del suo tesseramento.

Sempre in campo. Ora, a 52 anni e con il fisico che ancora risponde bene, Kazu non ha alcuna intenzione di fermarsi: “E’ il corpo che decide. Se sarò stanco al punto da non potermi allenare, sarà il momento. Ma oggi non riesco a immaginare di dire addio a 50 mila persone dentro uno stadio”.

Una carriera dirigenziale non lo interessa minimamente: “Il mio unico desiderio è essere un calciatore. Fino alla morte se possibile”. Fonte: interris

Buu allo stadio, procuratore di Okaka dice la verità: “Non sono razzismo”

Il fratello di Okaka: “I buu allo stadio? Non è razzismo” – di Alessandro della Guglia

“Cacciate i razzisti dallo stadio”. In seguito all’episodio di Cagliari durante il match di serie A, con il talento della Juventus Moise Kean che è stato subissato di fischi (uniti a qualche ululato) dopo aver esultato provocatoriamente sotto la curva della squadra sarda, puntuale come un orologio svizzero è partita la solita polemica sul razzismo.

Ennesimo episodio che suscita scalpore e innesca una serie di reazioni da parte di chi rischia di far diventare una giovane promessa del calcio italiano come Mario Balotelli.

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Buu allo stadio: Okaka racconta come stanno le cose

Intanto però, il fratello dell’attaccante dell’Udinese Stefano Okaka, nonché procuratore del calciatore, intervistato da TuttoMercatoWeb, ha commentato i fatti di ieri così: “Secondo me i buu allo stadio non sono razzismo, a Stefano non è mai capitato”.

Secondo Carlo Okaka è “un’arma, la più semplice, per poter destabilizzare, per disattivare un pericolo”.

Per il fratello del calciatore si tratta di “ignoranza” perché in certi casi “devi trovare il modo per attaccare una persona” e allora “lo fai nel modo più semplice possibile”. Ovvero “offendendolo”.

Difficilmente capita di leggere cose così sensate riguardo a questi episodi, quindi è probabile che le parole di Carlo Okaka non vengano troppo evidenziate dalla gran parte dei media.

Il fratello dell’attaccante dell’Udinese ha poi specificato che episodi simili non ricorda siano capitati a Stefano.

O meglio, qualcosa c’è sempre, è ovvio. Ma non in maniera eclatante, così evidente. Per fortuna, direi. Non dovrebbe succedere mai, è un peccato anche per l’immagine che diamo del nostro calcio”.

Fonte Il primato nazionale – Ti potrebbe interessare anche Atleta nigeriana aggredita: i TG gridano al razzismo ma i carabinieri smentiscono

Papà di Kean: “Sono leghista. Bloccare immigrazione e aiutarli a casa loro”

Il padre di Moise Kean: “Sono leghista. Gli immigrati? Aiutiamoli a casa loro” – di Ilaria Paoletti

Torino, 26 mar – Biourou Jean Kean, padre dell’attaccante della Juventus e stella della Nazionale Moise Kean, è stato intervistato dai conduttori Un giorno da pecora e ha rilasciato delle dichiarazioni che “cozzano” un po’ con la narrativa del figlio come portabandiera dello ius soli e contro le leggi anti immigrazione clandestina di Matteo Salvini.

“Da piccolo Moise tifava Oba Oba Martins”. Anzitutto, l’uomo ha parlato del risultato ottenuto con gli azzurri: “Ringrazio Dio per il primo gol in Nazionale di mio figlio: è una gioia per tutta la famiglia. Quando ha segnato ho urlato ‘Bravo!!’”.

Poi passa a parlare del Moise da bambino: “Quando mio figlio era piccolo tifava Inter, perché gli piaceva Oba Oba Martins. Mi chiedeva sempre di comprargli la maglia del suo idolo. Ora il suo giocatore preferito è Balotelli, anche se io gli ho consigliato di non copiare in tutto e per tutto SuperMario“.

Il padre di Moise Kean: “La Juve mi deve due trattori”.

Della scelta di Kean di giocare con i bianconeri di Torino il padre dice: “L’ho mandato alla Juve perché io sono tifoso bianconero“.

Ma ahimè, il papà di Moise ha qualche problemino con il club per cui milita il figlio: “Non mi danno più biglietti per andare allo stadio”.

E le ragioni di questo screzio sono da ritrovarsi in una richiesta un po’ peculiare: “Io e la mamma di Moise siamo separati e lei, in passato, voleva portare il ragazzo in Inghilterra. Io le dissi che lo avrei fatto restare in Italia ma in cambio avrei voluto due trattori. La società mi disse che non ci sarebbero stati problemi. Invece non me li hanno ancora dati, non mi danno più biglietti e non mi ricevono neanche più“.

Ma la sua fede non muore: “Io lo voglio per sempre alla Juve: sono nero e il mio sangue è bianco“.

“Io mi considero leghista”. Ma il colpo di scena arriva quando viene interrogato sulla cittadinanza, proprio come i giornalisti fecero con il figlio subito dopo Italia – Finlandia:

“Ho fatto la domanda, ma non ho ancora la cittadinanza italiana. Io mi considero leghista: mi piace la politica di Salvini e la Lega”.

“Sto cercando un’associazione per bloccare l’immigrazione dalla partenza. Sarebbe giusto aiutarli a casa loro”.

Insomma, se il figlio viene strumentalizzato dalla sinistra, papà Kean le idee le ha chiare ed entrano un po’ in contraddizione con la propaganda multiculturale che i giornali si sono spesi a fare negli ultimi in giorno sul frutto dei suoi lombi. Fonte: Il Primato Nazionale

Gran Premio assurdo: sale al volo sulla moto dell’avversario, poi rissa – Video

Costa Rica: pugni e spinte in pista durante il Gran premioFallito il sorpasso, un pilota salta sulla moto del rivale, lo ferma e parte la rissa in mezzo alla carreggiata: squalificati per due anni.

Un episodio gravissimo quello avvenuto durante il campionato motociclistico del Costa Rica, non solo contro tutte le regole della sportività ma anche oltre tutte le norme di sicurezza.

Una rissa nata tra due piloti mentre si trovavano ancora in sella alle rispettive moto e, al loro fianco, sfrecciavano i loro colleghi.

Tutto è scoppiato e si è concluso nel breve volgere di qualche istante: uno dei due piloti tenta il sorpasso sull’avversario, fallendo, per poi aggrapparsi alla sua sella, probabilmente irritato dal piccolo urto ricevuto mentre provava a sopravanzarlo.

Costa Rica, rissa tra motociclisti

Dapprima riesce a tenere la sua moto con le gambe, poi la lascia andare facendole attraversare tutta la pista (nel frattempo sfreccia tutto il resto del gruppone), mentre lui costringe l’avversario a fermarsi: una volta accostata la moto a bordopista, il pilota lascia la presa e colpisce il rivale con un violento pugno buttandolo a terra, per poi allontanarsi e ricevere a sua volta uno spintone mentre tornava verso la sua moto.

Tutto nel bel mezzo della carreggiata, con alcune moto costrette a rallentare per evitare di investirli.

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Squalifica di due anni. Una scena incredibile, antisportiva ed estremamente pericolosa. In particolare, il pilota che aveva costretto l’avversario a fermarsi lo si vede attraversare da una parte all’altra il tracciato senza minimamente badare agli altri corridori che sopraggiungevano.

Anzi, mentre alza la testa per controllare il loro arrivo, riceve la spinta dall’avversario infuriato, venendo costretto ad attraversare di corsa il resto della carreggiata mentre il pilota dell’ultima moto, probabilmente incredulo, si riparava la visiera del casco dal sole per vedere meglio cosa stesse succedendo.

Inevitabili le conseguenze disciplinari per i due protagonisti della rissa, squalificati entrambi per due anni dall’International Motorcycling Federation.

Una sanzione tutto sommato meno pesante del previsto vista la pericolosità delle loro azioni, per gli altri ma anche per se stessi. Fonte: interris

https://www.youtube.com/watch?v=rflEgYWed4M

Ginnasta down commuove l’Italia: vince 4 medaglie e poi succede questo – Video

Veronica Paccagnella, ginnasta con la sindrome di down conquista 4 medaglie ad Abu Dhabi – di Alessio Morra

Ai World Game Special Olympics di Abu Dhabi è stata una grandissima protagonista Veronica Paccagnella.

Questa ginnasta italiana ha conquistato la bellezza di quattro medaglie: una d’argento al volteggio e tre bronzi: nel corpo libero, nella trave e nell’all round. Veronica ha ottenuto il terzo miglior punteggio assoluto nella sua categoria.

Quattro medaglie per Veronica Paccagnella. I Giochi Mondiali di Special Olympics stanno dando grandi soddisfazioni ai colori azzurri, dopo l’oro di Giacomo Bacelle si è presa la copertina Veronica Paccagnella che ha fatto incetta di medaglie.

Una soddisfazione enorme per questa 17enne che nella vita ha combattuto tantissimo. In un’intervista al Corriere della Sera la veneta ha raccontato:

Da piccola dicevo di essere ‘ammalata’ di sindrome di Down, ma la mamma, poi, mi ha spiegato che non è una malattia, ma una condizione genetica.

Crescendo ho capito che faccio un po’ più fatica degli altri, ma posso raggiungere grandi risultati e lo sport è stato un grande aiuto.

La storia della ginnasta azzurra Veronica Paccagnella

Quando aveva due anni a Veronica fu diagnosticata la leucemia mieloide acuta, la forma peggiore di questo tumore del sangue: “Ricordo che dopo mesi di chemio persi tutti i capelli”.

Una vita difficile e piena di ostacoli per Veronica che nel 2010 perse il papà, scomparso per un tumore al pancreas: “Lui è l’uomo della mia vita, sul comodino io e mia sorella abbiamo messo la sua foto”.

Lo sport è una parte fondamentale della sua vita, ha praticato nuoto e atletica leggera, ma la sua vita è cambiata quando ha iniziato gli allenamenti di ginnastica artistica.

Veronica è diventata bravissima, ha preso parte a Giochi Regionali e Nazionali e adesso ha trovato la consacrazione e negli Emirati dove sta rappresentando in modo meraviglioso l’Italia, che fa il tifo per lei. Fonte Fanpage

Veronica Paccagnella trionfa ai "World Game Special Olympics"

La padovana Veronica Paccagnella trionfa ai "World Game Special Olympics". La 17enne di Veggiano, che ha la sindrome di Down, ha conquistato un argento e tre bronzi nelle gare di ginnastica artistica.L'intervista di Andrea Fusco, Rai SportPer approfondimenti visita bit.ly/TgrVenetofb

Posted by Rai – Tgr Veneto on Friday, March 22, 2019