“Sera di Giugno”. In teatro per ricordare Francesco Cecchin

Una sera di giugno del 1979 la vita di Francesco Cecchin si è interrotta bruscamente: un gruppo di avversari politici ha infatti dato sfogo al suo odio aggredendo quel giovane sorridente e ribelle, picchiandolo selvaggiamente e gettandolo, inerte, da un muretto alto qualche metro.

Dallo schianto del suo corpo sull’asfalto di quel cortile nei pressi di Piazza Vescovio, sono passati quarant’anni.

Un anniversario estremamente significativo, che un gruppo di ragazzi e ragazze, spinti esclusivamente dalla volontà di ricordare, ha deciso di celebrare con uno spettacolo teatrale alla realizzazione del quale, come spiegano gli organizzatori, “hanno collaborato diverse persone, ognuno secondo le proprie attitudini, capacità e sensibilità”.

L’idea, aggiungono, è quella di portare in scena la “giovinezza di un ragazzo di 17 anni che ha scelto la strada della militanza politica in un periodo terribile e sanguinoso come gli Anni di Piombo, consapevole del fatto che quella scelta avrebbe anche potuto costargli la vita”.

“Sera di giugno” (questo il titolo dello spettacolo) è un testo recitato da attori non professionisti e sottolineato da brani musicali eseguiti dal vivo, che si propone, concludono gli organizzatori, di “fare memoria attraverso il ricordo e la riflessione. E anche attraverso il sorriso. Di Francesco e di chi lo ha nel cuore”.

L’appuntamento è per le ore 21 di LUNEDI’ 17 GIUGNO presso l’Auditorium Due Pini (Via Riccardo Zandonai 4, Roma). Per informazioni e contatti: seradigiugno@email.it

La guerra nascosta dell’esercito: tra soldati in servizio e reduci 5800 suicidi

L’esercito Usa vicino a una guerra di troppotratto dal sito Blondet&Friends

Il 27 maggio, in Usa, è il Memorial Day, che celebra i caduti  delle guerre. L’ufficio di propaganda ha avuto la sfortunata idea di chiedere in un tweet: “Come ha influito su di te servire la bandiera?”.

Le risposte non sono state quelle previste, patriottiche e militariste. Più di 11 mila tweet furiosi, dolorosi,  amarissimi,  hanno rotto la coltre della narrativa ufficiale.

Storie di suicidi di reduci, di disturbi post-traumatici ed alcolismo  conseguenze, depressione ed ansia ed incubi, ed anche violenze carnali subite da ufficiali, mancata assistenza sanitaria; racconti di crimini di guerra e di danni permanenti per esposizione ad agenti chimici.

Alcuni commenti al tweet del Memorial Day

“Al mio migliore amico del liceo è stato negato il  trattamento per la salute mentale ed è stato costretto a tornare a un terzo turno in Iraq, nonostante avesse un trauma così profondo da riuscire a malapena a funzionare”, ha scritto Shane. “Ha preso una manciata di sonniferi e si è sparato alla testa due settimane prima di essere dispiegato.”

Un altro: “Il mio cocktail da combattimento? PSTD, depressione gravissima. Ansia. Isolamento.  Tentativi di suicidio. Una rabbia senza fine. Mi è costato il rapporto con mio figlio maggiore e mio nipote.  Ad alcuni dei miei uomini è costato anche di più. Come ha influito su di me il servizio militare? Chiedete  alla mia famiglia”.

Revulsione generale per  le menzogne secondo cui il  bellicismo Usa ha l’approvazione popolare. “Smettete di fabbricare nemici e  lanciare americani innocenti in guerre dove uccidono civili innocentiDa  tutte queste guerre combinate non avete guadagnato niente, e per il mondo  è stato l’inferno”.

Vite spezzate, ferite  fuori e nell’intimo, mutilate  che accusano furiosamente i metodi, i modi le distruzioni psichiche che le guerre americane senza fine (la “lunga guerra al terrorismo”, come la chiamò Donald Rumsfeld, dura dal 2001) hanno ridotto le vite dei soldati;  il diluvio di risposte dice che il prezzo pagato è troppo alto e la misura è colma.

Esercito Usa: 5500 reduci si sono tolti la vita

Non solo per i veterani ma per  la società  nel suo complesso:  i 5500 reduci che si sono tolti la vita l’anno scorso, e i 321 che si sono suicidati in servizio attivo, si aggiungono alle morti per overdose  da oppiacei, ed ai suicidi nella “società civile”: aumentati del 30 per cento negli ultimi dieci anni, laddove in tutti gli altri stati del mondo diminuiscono.

“Più di 150.000 americani sono morti per decesso e suicidio indotto da alcol e droghe nel 2017. Quasi un terzo – 47.173 – erano suicidi”, ha scritto il New York Times.

“Nel 2017, più di 1.000 americani sono morti per overdose da oppioidi sintetici ogni due settimane, superando i 28.000 all’anno”.

Una sofferenza sociale senza limiti e non affrontata, una “fatica del materiale” sociale e una usura del vivere che – suggerisce Philippe Grasset –  non  può che preludere alla “disintegrazione-entropizzazione” delle forze armate, le più sovrappeso della storia , proprio nel pieno del loro gigantismo e della loro superpotenza che si traduce nel suo contrario.

Non è una esagerazione. Gli Usa non sanno come ritirare le truppe bloccate in Afghanistan,  dove ormai assistono alle vittorie dei Talebani senza reagire, perché non si sa come ritirare l’immane equipaggiamento.

Non è trasportabile per aereo: era stato inoltrato via terra attraverso la Russia, ma ora le condizioni di ostilità che Washington contro Mosca non rendono fattibile questo favore.

Attraverso il Pakistan: ma i rapporti con il Pakistan sono oggi pessimi.  Dimitri Orlov suggerisce, sarcastico, di abbandonare tutto il materiale sul posto ed  evacuare il solo personale, da inviare direttamente negli ospedali  psichiatrici della Veteran Health Administration, se ci sono ancora posti.

Quando le forze USA si disintegrarono

Philippe Grasset ricorda che altre volte l’esercito americano conobbe una implosione gigantesca, che la storia nasconde, proprio subito dopo la vittoria  sulla Germania e sul Giappone.

Aprile ’45,  la fine  del Reich: erano presenti in Europa 3 milioni di soldati americani; tra maggio e settembre, sono ridotti a 500 mila; il 31 dicembre 1945, non ne restano che 200 mila.

Un movimento simile si verifica nel Pacifico; la smobilitazione graduale, prevista  dal capo di stato maggiore generale Marshall  che intendeva portarla a termine nel novembre 1949, non fu possibile. Lo stesso generale parlò non di “smobilitazione”, ma di disintegrazione.

(Battaglia delle Ardenne, inverno 1944-45: migliaia di soldati USA prigionieri dei tedeschi, ormai prossimi alla capitolazione).

“Il 30 giugno 1946, il 99,2% degli effettivi che esistevano al momento della capitolazione tedesca sul territorio vinto, erano  spariti. …1.282.000 rientrarono a casa in unità costituite; 983 mila individualmente”, insomma un gigantesco fenomeno di diserzioni di massa e alla spicciolata, di rifiuto di obbedienza, di insubordinazione, eccitata in patria dalle famiglie e dal Congresso, cui le famiglie chiedevano a gran voce di far tornare i loro cari; in un caos ed anarchia totale, tumultuosamente, l’America lasciò sguarnita l’Europa.

Richiard Pipes

Per le sue dimensioni, “la smobilitazione americana del 1945 non si può paragonare che a un solo altro caso nella storia, la disintegrazione dell’armata russa nel 1917”, ha scritto lo storico Richard Pipes.

Ebreo polacco , che fu a capo del gruppo di lotta clandestina  anticomunista della Cia negli anni ’70, Richard Pipes è il padre di uno dei più fanatici neocon, Daniel Pipes.

Forse farebbero bene a chiedersi se non hanno richiesto un prezzo troppo alto per Israele a questo popolo, come già ne chiesero uno altissimo ai popoli russi sotto il giudeo-bolscevismo.

La  seconda volta è stato nella guerra del Vietnam, anni ’70: “secondo ogni indicatore immaginabile  il nostro esercito ora di stanza in Vietnam è in uno stato prossimo al collasso, con  unità  che rifiutano il combattimento, uccidono i propri ufficiali, drogati fino ai capelli, morale a terra, ammutinati”, scriveva il colonnello dei Marines  Robert D. Heinl Jr., e aggiungeva: nei reparti “conflitti razziali, tossicodipendenza pandemica, reclute che disobbediscono malevolmente, furti in caserma, reati comuni”.

La taglia sul tenente colonnello W.Honerycutt

Si dovettero costituire unità separate per i soldati (se così si possono chiamare) che si rifiutavano di salire sugli elicotteri per andare in operazione.

Nel 1970 gli  ufficiali uccisi dai loro soldati furono 109; l’anno prima erano stati 96.  A metà del 1969, i G-men misero una taglia da 10 mila dollari sul tenente colonnello Weldon Honerycutt, che aveva ordinato (e guidato) il sanguinoso assalto alla collina che fu chiamata  Hamburger Hill, ed effettivamente l’ufficiale subì vari tentativo di ammazzarlo.

L’elusione tacita dal combattimento era diventata “praticamente un principio”, dice il colonnello: sbarcati dagli elicotteri i GI invece di  cominciare le operazioni, si rintanavano nella giungla e aspettavano, fumando e bevendo, di essere rilevati.

I Vietcong lo sapevano così bene che avevano ricevuto istruzioni di non infastidire quelle unità che non li disturbavano …e  lo dissero ai colloqui di Parigi.

I due fenomeni di disintegrazione sono propri di un’armata di coscritti di leva, di una  gioventù di inesistenti attitudini militari, inabituata dalla vita civile alla disciplina e ad ogni sacrificio,  in forte collegamento psicologico con la società, le famiglie, il clima culturale e politico democratico: per tutta la guerra, i sondaggi rivelavano che i soldati avevano come prima preoccupazione non di sconfiggere i nazisti, ma di non tornare nella Grande Depressione. Il Vietnam coincise (o fece nascere) l’età dei Figli dei Fiori, l’edonismo come traguardo della gioventù.

E’ stato per questo che oggi le forze armate sono completamente professionali.  Ma l’odierna crisi morale delle forze armate americane, nota Grasset, “deriva da quattro fattori, essenzialmente voluti dal Sistema”, che hanno un effetto terribile sul morale (e sulla morale) dei combattenti:

4 fattori essenziali che determinano il morale

1 – “Le guerre estremamente impopolari, illegali, senza alcuna giustificazione politica accettabile né alcuna necessità strategica [le guerre per Sion, ndr.] e segnate da grandi distruzioni delle infrastrutture e stragi di popolazioni dei paesi attaccati.

2 – Strutture di comando delle forze USA estremamente mediocri tanto sul piano tattico che strategico, tutte tese verso le proprie promozioni e  l’affermazione di “narrative” falsissime della propaganda.

3 – Equipaggiamenti che sacrificano tutto a un tecnologismo sfrenato, che troppo spesso porta situazioni di blocco e inefficacia per i soldati  sul campo di battaglia, e la cui creazione acquisizione risponde solo agli interessi del complesso militare industriale e  l’orientamento inflessibile burocratico.

4 – L’utilizzo sempre maggiore di  mercenari, di  contractors di agenzie private (che sono ex soldati  di elite che guadagnano molto di più dei colleghi in servizio); il ricorso a guerriglieri pseudo-terroristi inquadrati e manipolati da agenzie concorrenti in seno al Sistema – è inevitabile che ciò produca una accumulazione di disordine, la perdita del senso della gerarchia, del dovere e dell’onore, e del patriottismo che deve essere abituale nelle forze armate”.

Non è forse paradossale che la “superpotenza” oggi  aumenti  le sue minacce militaresche in provocazioni elliciste a Russia, Iran, Cina, con toni sempre più acuti: forse proprio perché si sa intimamente vulnerabile, a rischio di entropia militare e compensa con atti provocatori e rumorosi l’intima insicurezza. Con il terrore di dover combattere una guerra di troppo, spinta da Sion. Fonte: Blondet&Friend – Maurizio Blondet

Un pilota di F-35 ha ha tracciato un pene gigante sulla Luke Air Force Base in Arizona

L’ultima di Saviano fa sbellicare: ecco cos’è riuscito a scrivere sulla boxe

Roberto Saviano incorreggibile: ennesima gaffe. E piovono critichedi Simone De Rosa

Una battaglia persa. È incorreggibile Roberto Saviano che, mai sazio di brutte figure, proprio non riesce a tenere a freno la sindrome da tuttologo che lo attanaglia.

Le cose stavolta devono essere andate più o meno così: il buon Roberto avrà visto (o forse gli avranno raccontato) un incontro di boxe vinto da un obeso americano di origini messicane contro il campione del mondo dei pesi massimi.

A quel punto dunque, forte della sua profonda conoscenza del mondo pugilistico (avendo forse visto per ben due volte Rocky e una volta anche Rocky 4), avrà pensato di scriverci un articolo.

Roberto Saviano: ennesima gaffe

Quale migliore occasione, d’altronde, di un “messicano semisconosciuto” che batte il campione per rilanciare la propaganda filoimmigrazionista anti-Trump?

Saviano incorreggibile: ennesima gaffe. E piovono critiche

Peccato però che il “pugile di origini messicane semisconosciuto”, seppur sfavoritissimo al confronto del campione Anthony Joshua, non fosse proprio l’ultimo dei fessi, come lo scrittore lascia intendere, ma il n. 14 del ranking mondiale.

E chi mastica un po’ di boxe Andy Ruiz Jr lo conosceva eccome. 34 incontri da professionista all’attivo, con 33 vittorie (22 per KO) e una sola sconfitta.

Saviano incorreggibile: ennesima gaffe. E piovono critiche

Glielo fanno notare in un commento.

Saviano incorreggibile: ennesima gaffe. E piovono critiche

Grigorij va oltre e, con un esaustivo commento invece, smonta completamente la retorica di Saviano, facendo anche notare come nessuno insultasse il pugile di casa (nato e cresciuto negli USA).

Saviano incorreggibile: ennesima gaffe. E piovono critiche

La narrazione antirazzista

Anche la narrazione antirazzista ha pochissimo valore. Anthony Joshua stesso è un britannico di origini nigeriane. D’altronde la boxe i conti col razzismo li ha fatti già quando Jack Johnson schiantò Jeffries nel 1910, e i pugili messicani (per non parlare di quelli di colore) sono tra i migliori di questo sport: da “Canelo” Alvarez a Leo Santa Cruz e Miguel Berchelt, volendo rimanere ai soli “in attività”.

La retorica “savianesca” stavolta ha dunque proprio mancato completamente bersaglio. Un colpo a vuoto clamoroso, con una serie di critiche, quelle sì, da KO come un destro di Rocky Marciano. Appunti arrivati anche da nomi noti del mondo pugilistico come Marco Nicolini.

Saviano incorreggibile: ennesima gaffe. E piovono critiche

A ben pensare però, fa notare Andrea, una favola simile a quella che voleva raccontare Saviano c’è stata. Ed è stato l’incontro che ha ispirato Stallone per scrivere la sceneggiatura di Rocky.

Da un lato del ring uno che semisconosciuto lo era sul serio Chuck Wepner, “il sangiunolento di Bayonne”, dall’altro la leggenda Muhammad Alì.

Wepner resistette ben 15 riprese e riuscì anche a mettere al tappeto il campione al nono round. Ma Chuck era bianco e la narrazione strumentale della realtà non avrebbe potuto trovare fondamento nei Saviano dell’epoca.

Saviano incorreggibile: ennesima gaffe. E piovono critiche

Come a un pugile suonato dunque, che ha avuto la cattiva idea di confrontarsi a muso duro con Mike Tyson, invitiamo Roberto Saviano a sedere all’angolino, sperando si renda conto, prima o poi, che a fare i tuttologi si rimediano solo tante brutte figure. Fonte: Oltrelalinea.news

Il nuovo questore di Napoli è il figlio del poliziotto ucciso dalla mafia

Il nuovo questore di Napoli è il figlio di Boris Giuliano, il poliziotto ucciso dalla mafia – di Nico Falco

Il nuovo questore di Napoli è Alessandro Giuliano, figlio di Boris, capo della Squadra Mobile di Palermo ucciso da Cosa Nostra nel 1979. Il dirigente succede ad Antonio De Iesu, promosso a prefetto, che andrà a ricoprire il ruolo di vicecapo della Polizia a Roma. Giuliano si insedierà a via Medina il prossimo sabato, 1 giugno.

Alessandro Giuliano è il nuovo questore di Napoli. Cinquantadue anni, il poliziotto è attualmente direttore dello Sco, il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato. Si insedierà a via Medina il prossimo sabato 1 giugno.

Succede ad Antonio De Iesu, di recente promosso a prefetto e che andrà a ricoprire il ruolo di vicecapo della Polizia a Roma, al fianco di Franco Gabrielli.

Il nuovo numero uno della Questura di Napoli è il figlio di Boris Giuliano, tra i protagonisti della lotta alla mafia negli anni ’70, che fu assassinato nel 1979 a Palermo, dove da tre anni era il capo della Squadra Mobile; le sue indagini su Cosa Nostra lo avevano portato ad essere uno dei nemici più pericolosi per i Corleonesi: il futuro boss Leoluca Bagarella, cognato di Totò Riina, gli sparò sette colpi di pistola alle spalle mentre stava pagando il caffè in un bar.

Il primogenito del superpoliziotto ucciso da Cosa Nostra era stato a marzo era stato accostato alla Questura di Reggio Calabria come successore del questore Raffaele Grassi.

A Napoli aveva già lavorato tra il 1997 e il 1999, quando era stato funzionario della sezione Catturandi della Squadra Mobile.

Il nome di Giuliano era circolato con insistenza in ambienti di polizia nei giorni scorsi insieme a quello di Alberto Francini, attualmente alla guida della questura di Catania e anche lui indicato tra i papabili per il ruolo di vertice della Questura.

Di recente a Napoli è cambiato anche il capo della Squadra Mobile: Antonio Salvago, che ricopriva lo stesso ruolo a Catania, ha preso il posto di Luigi Rinella, che è stato promosso al grado di dirigente superiore e assumerà il ruolo di Dirigente del Servizio polizia scientifica, succedendo a Fausto Lamparelli, anche lui con un passato al vertice della Squadra Mobile di Napoli, che è stato nominato direttore del Servizio centrale operativo (Sco).

Chi era Boris Giuliano. Giorgio Boris Giuliano, siciliano, fu un investigatore della Polizia di Stato ricordato prima ancora che per la sua drammatica fine – fu ammazzato da Cosa Nostra nel 1979, omicidio materialmente eseguito da Leoluca Bagarella, che gli sparò 7 colpi di pistola alle spalle, per i suoi metodi innovativi di indagine contro i patrimoni delle mafie, in un periodo, quello della fine degli anni Sessanta, in cui era difficilissimo incastrare boss e luogotenenti della mafia siciliana.

Sulla sua figura, quella del “poliziotto dal volto umano” è stata realizzata anche una fiction Rai di successo da Ricky Tognazzi. Fonte Fanpage

Plutone nasconderebbe una sorpresa al suo interno: l’ipotesi degli scienziati

Il manto gelido di Plutone e quell’oceano nascosto che lascia sognare la vitadi Maria Teresa Capria

Prima la riscoperta di Plutone grazie alle immagini della sonda New Horizons, ora le ipotesi sull’esistenza di un enorme bacino d’acqua

Plutone è un pianeta nano, scoperto solo nel 1930; più piccolo della Luna ( ha un diametro di 2400 km) orbita a una distanza media dal Sole di più di 5 miliardi di km.

Visto da quella distanza, il Sole è un puntino molto luminoso in un cielo bluastro dominato dalla sagoma di uno dei 5 satelliti di Plutone, Caronte, con un diametro angolare quasi 8 volte quello della nostra Luna piena.

La superficie è incredibilmente fredda, ha infatti una temperatura intorno ai 230 gradi sotto lo zero. A quella temperatura l’azoto, che sulla Terra è un gas, si trova sotto forma di un ghiaccio che costituisce la quasi totalità della superficie, insieme a un po’ di metano e di monossido di carbonio anch’essi ghiacciati.

Abbiamo molte più informazioni rispetto a pochi anni fa su questo mondo così remoto perché nel 2015 è stato visitato dalla sonda americana New Horizons, che lo ha sfiorato prima di proseguire per l’ancor più lontano Ultima Thule, un corpo appartenente, come Plutone, alla Cintura di Kuiper, la fascia di corpi celesti orbitanti oltre Nettuno.

Data l’enorme distanza, l’arrivo a Terra di tutti i dati ottenuti dagli strumenti a bordo di New Horizons ha richiesto molti mesi.

I media hanno quindi diffuso immagini che mostravano panorami davvero alieni sotto un cielo quasi nero, con strani terreni in tutte le sfumature del crema e del marrone, montagne di ghiaccio d’acqua, ghiacciai di azoto solido e neve di metano.

Plutone, acqua liquida sul pianeta

Gli specialisti stanno analizzando e interpretando i nuovi dati e le pubblicazioni scientifiche con ipotesi, relative alla composizione e struttura dell’interno di Plutone, si susseguono.

Di recente uno di questi articoli ha attirato l’attenzione del pubblico e dei media perché sostiene e spiega l’esistenza, già ipotizzata in base a vari indizi, di un oceano di acqua ( acqua liquida, non ghiaccio!) sepolto sotto la superficie di una pianura d’azoto solidificato chiamata Sputnik Planitia.

Com’è possibile, a quelle temperature? Tanto per cominciare, l’idea di un oceano sepolto sotto una superficie ghiacciata non è un’idea così strana.

Nel Sistema Solare ci sono almeno altri due corpi in cui la presenza di oceani simili, con acqua allo stato liquido nonostante le ben più fredde temperature dominanti in superficie, è considerata certa: Europa, una luna di Giove, e Encelado, una luna di Saturno.

E la presenza di oceani è considerata molto probabile su diversi altri satelliti e su Cerere, un altro pianeta nano in orbita tra Marte e Giove.

La formazione di questi oceani è avvenuta miliardi di anni fa, quando le temperature interne di questi corpi erano assai più alte.

Fonte di calore

Il mantenimento di acqua allo stato liquido richiede però una fonte di calore, che, nel caso di Europa e Encelado, è costituita dal calore generato all’interno di questi corpi da un processo di attrito dovuto alle “maree” causate dall’interazione gravitazionale con Giove e Saturno.

Nel caso di Plutone la spiegazione proposta è più sottile. La sopravvivenza di un oceano creatosi probabilmente miliardi di anni fa sarebbe da attribuire alla presenza di uno strato isolante posto tra l’acqua e la superficie del pianeta.

Il materiale ipotizzato per lo strato isolante è un tipo particolare di ghiaccio, detto clatrato idrato, che per la sua struttura ricca di cavità ha la capacità di intrappolare grandi quantità di gas ( metano nel caso di Plutone) nei suoi molti interstizi.

I clatrati idrati di metano sono presenti anche sulla Terra, ad esempio in alcuni fondali oceanici.

Uno strato isolante

Sarebbe quindi uno strato altamente isolante di clatrato idrato di metano, presente sotto la superficie della Sputnik Planitia, a preservare il calore nativo e a far sì che l’acqua di questo oceano si mantenga allo stato liquido.

La spiegazione apre scenari e prospettive degne di nota. Clatrati idrati si potrebbero infatti formare su un gran numero di corpi celesti le cui basse temperature sono comunemente ritenute incompatibili con l’esistenza di acqua liquida.

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Per fare un esempio, pensiamo alle migliaia di oggetti che popolano la Cintura di Kuiper, la fascia di corpi celesti in orbita oltre Nettuno, oppure agli esopianeti le cui temperature superficiali, a causa della lontananza dalla stella centrale, sono simili a quelle di Plutone.

Poiché l’esistenza di acqua allo stato liquido è uno dei prerequisiti considerati indispensabili per l’esistenza di forme di vita, almeno come noi la conosciamo, questa ipotesi, se verificata, aumenterebbe di molto il numero di corpi celesti su cui essa potrebbe essere concepibile. Fonte: IL DUBBIO

3 medici le confermano il danno ma nessuno lo mette per iscritto: hanno paura

Valentina:Prima di vaccinare si ha il dovere di informarsi in quanto genitori: lo dobbiamo ai nostri bambini”.

Di questa madre ce ne eravamo occupati nel 2018, era il mese di novembre quando pubblicammo il suo “grido” d’aiuto rivolto al Ministro della Salute Giulia Grillo: ovviamente inascoltato.

A distanza di quasi un anno la ritroviamo in un video che ha caricato nella sua pagina Facebook. Prova a raccontare la sua storia in pochi minuti e, ascoltando, non si può restare indifferenti.

Valentina, questo il suo nome, ha 35 anni ed è di Palermo:  Un vaccino ha rovinato la vita di uno dei miei figli, la mia e quella di tutta la mia famiglia”.

Poi racconta cosa è successo: “Già 12 ore dopo il vaccino MPR somministrato a 14 mesi, mio figlio ha cominciato a manifestare le prime reazioni avverse”.

Dice di essersi resa conto di quanto fosse grave quando, provando a chiamare il figlio, non si girava: “Non si muoveva, non parlava più”.

Ben 3 medici le avrebbero confermato il danno da reazione  ma nessuno era disposto a metterlo per iscritto: temevano una possibile radiazione dall’albo.

Dopo la diagnosi Valentina entra in depressione. Il marito si vede costretto a licenziarsi per seguire tutte le terapie del bambino.

“La nostra situazione economica è drastica – racconta – ma tanto non è mai colpa del vaccino e dunque, alle istituzioni non importa nulla”.

Verso la conclusione del video si rivolge a tutte quelle persone che non hanno alcun dubbio rispetto alle possibili reazioni avverse: “I danneggiati e i morti da vaccino esistono”:

L’appello di Valentina: “Informatevi”

Poi una frase che rende l’idea della situazione che sta vivendo: “Quando capita ad una persona della tua famiglia, la vita diventa un inferno dal quale vorresti uscire ma non puoi”.

In lacrime dice: “Avrei voluto incontrare qualcuno che mi avesse messo la pulce nell’orecchio; purtroppo indietro non si torna. Prima di vaccinare si ha il dovere di informarsi in quanto genitori: lo dobbiamo ai nostri bambini”.

Pubblicando la lettera nel 2018 nessuno si aspettava una risposta, sapevamo non sarebbe mai arrivata e lo stesso accadrà dopo la pubblicazione di questo video.

Siamo abituati a vedere le istituzioni confrontarsi su tanti temi tranne che sui vaccini. Verrebbe da chiedersi come mai ma qualche idea ce la siamo fatta. Evidentemente, per loro, i danneggiati continuano a essere invisibili.

Ringraziamo di cuore questa mamma che con la sua testimonianza aiuterà tante famiglie, ne siamo certi.Video di Valentina Alfano: https://www.facebook.com/valeepaolom

Posted by Lo Sai on Tuesday, June 4, 2019

Gli sbarchi che piacciono a Salvini: ecco come sono arrivati gli ultimi rifugiati

Altri 58 rifugiati siriani arrivati con i corridoi umanitariAccolti da Chiese evangeliche, Sant’Egidio e Tavola Valdese in accordo con i ministeri dell’Interno e degli Esteri

Nuovo arrivo di rifugiati in Italia attraverso i corridoi umanitari. 58 rifugiati siriani, tra i quali diversi minori, sono sbarcati stamattina all’aeroporto di Fiumicino con un volo di linea da Beirut, in Libano.

L’iniziativa è stata promossa dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Comunità di Sant’Egidio e Tavola Valdese, in accordo con i ministeri dell’Interno e degli Esteri.

Poco dopo lo sbarco dal volo Alitalia, atterrato poco dopo le 7, per i profughi sono cominciate le procedure di identificazione e le prime fasi di accoglienza.

Corridoi umanitari: arrivano 58 profughi

A dare loro ufficialmente il benvenuto in Italia Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Alessandra Trotta della Tavola Valdese, insieme a rappresentanti dei ministeri dell’Interno e degli Esteri.

I 58 profughi saranno accolti in diverse regioni da associazioni, parrocchie, comunità e famiglie che in alcuni casi hanno offerto anche le loro case, per iniziare un percorso di integrazione che comprende l’apprendimento della lingua italiana per gli adulti, la scuola per i minori e l’inserimento lavorativo, una volta ottenuto lo status di rifugiato.

Con quest’ultimo volo, sono oltre 2.500 le persone accolte e integrate in Europa con un progetto della società civile totalmente autofinanziato, nato in Italia, ma poi adottato anche da altri Paesi.

Dal febbraio 2016 oltre 2mila sono già arrivati in Italia (più di 1.500 dal Libano, altri 500 dall’Etiopia), oltre ai circa 500 giunti in Francia, Belgio e Andorra.

Il precedente di giovedì scorso. Risale a giovedì scorso l’ultimo episodio di questo tipo. 149 persone sono sbarcate allo scalo militare di Pratica di Mare (Roma) nell’ambito dell’evacuazione umanitaria voluta dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

Le persone verranno accolte nelle strutture dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi.

“Sono necessarie altre operazioni analoghe” ha affermato Jean-Paul Cavalieri, capo della missione dell’Unhcr in Libia. “Queste operazioni – ha aggiunto il responsabile – rappresentano un’ancora di salvezza per i rifugiati, per i quali l’unica possibilità di fuga consiste nell’affidare le loro vite a trafficanti senza scrupoli per attraversare il Mediterraneo”. Fonte: interris

150 balene uccise a coltellate e uncinate, compresi cuccioli e femmine incinte

Altre 150 balene pilota massacrate a coltellate alle Faroe: alcuni delfini riescono a fuggire – di Andrea Centini

L’organizzazione senza scopo di lucro Sea Shepherd Conservation Society ha annunciato che alle isole Faroe si è consumata una nuova strage di balene pilota o globicefali.

A morire sotto le lame e gli uncini degli uomini sono stati circa 150 esemplari, compresi piccoli e femmine incinte.

Un gruppo di delfini ha tentato la fuga durante un’altra “grindadrap”; alcuni sarebbero stati uccisi.

Il 29 maggio circa 150 balene pilota (Globicephala melas) sono state massacrate con armi bianche alle isole Faroe durante la sesta Grindadrap dell’anno, la spietata “caccia tradizionale” ai cetacei che si consuma nell’arcipelago subartico sito tra Islanda e Norvegia.

Nello stesso giorno tra i 20 e i 40 lagenorinchi dai denti obliqui (Lagenorhynchus obliquidens) – un tipo di delfino – potrebbero essere riusciti a sfuggire alle lame dei faoresi, benché siano state diffuse le immagini di alcune carcasse.

Ad annunciare l’ennesima strage è stata l’organizzazione senza scopo di lucro Sea Shepherd Conservation Society, che da anni conduce la campagna “Operation Bloody Fjords” per contrastare questi massacri.

Sesta mattanza. Le 150 balene pilota sono state avvistate a sud della capitale Tórshavn (isola di Streymoy), dalla quale è partita la flottiglia di imbarcazioni che ha raggiunto il branco – tecnicamente un pod – di cetacei. Dopo averli inseguiti, accerchiati e spaventati a morte con manovre ormai consolidate, gli equipaggi hanno condotto i mammiferi marini verso la baia di Sandágerði, dove ad attenderli c’era la consueta massa di uomini inferocita che li ha assaliti non appena si sono spiaggiati.

Le atroci uccisioni si consumano sempre con la stessa tecnica; la recisione del midollo spinale attraverso strumenti che vengono infilzati dietro la testa degli animali.

Molti restano quasi decapitati e muoiono dopo un’agonia che può durare alcuni minuti, resa ancor più dolorosa dal terrore nel vedere i propri compagni martoriati. I faroesi (o feringi) non risparmiano nemmeno piccoli e femmine gravide. L’intera baia si è tinta di rosso sangue.

Fuga disperata. Mentre a Sandágerði si consumava la sesta mattanza del 2019 (il 26 maggio erano stati uccisi altri 61 globicefali ad Hvalba, mentre altri 55 erano stati massacrati a Bøur il 12 maggio), un gruppo di lagenorinchi dai denti obliqui è stato avvistato nei pressi del fiordo di Nólsoyarfjörð.

Come riporta Sea Shepherd, una manciata di imbarcazioni si è lanciata al loro inseguimento per spingere i cetacei nel fiordo Skálafjørð e verso la baia di Skálabotnur, ma i cetacei sono riusciti a eludere le manovre dei cacciatori e hanno preso il largo.

Un’imbarcazione è rimasta in mare per provare a “stanarli” di nuovo e organizzare un altro tentativo di accerchiamento, che probabilmente almeno in parte è riuscito.

Nelle ultime immagini diffuse dall’organizzazione Blue Planet Society si vedono infatti alcune carcasse di lagenorinchi dai denti obliqui adagiate su una banchina. Fonte Fanpage

Isola di plastica anche nei mari d’Italia: è lunga decine di km, ecco dove si trova

Una nuova pericolosa isola di plastica a casa nostra, nel Mediterraneo: ecco dove – di Zeina Ayache

Tra l’Isola d’Elba e la Corsica, ciclicamente si forma un’enorme isola di plastica lunga decine di chilometri e composta da tonnellate e tonnellate di rifiuti che sono il frutto della nostra inciviltà. I ricercatori francesi responsabili di questa scoperta ci spiegano cosa sta accadendo nel Mediterraneo.

La nostra inciviltà ha prodotto una nuova e terribile isola di plastica, questa volta a casa nostra, come spiega l’’Institut français de recherche pour l’exploitation de la mer che negli scorsi giorni ha avvistato il cumulo di rifiuti tra l’Isola d’Elba e la Corsica.

Vediamo insieme cosa sta succedendo nel Mediterraneo e cosa possiamo fare per salvare il futuro nostro e gli animali marini.

Un’isola di plastica in Italia. L’Institut français de recherche pour l’exploitation de la mer fa sapere di aver trovato una nuova isola di plastica tra l’Isola d’Elba e la Corsica che è composta da tonnellate di rifiuti prodotto da noi esseri umani e lunga svariata chilometri.

Cosa dobbiamo sapere su quest’isola di plastica. Gli esperti, per voce di François Galgani, responsabile dell’istituto francese, spiegano che la formazione di quest’isola di plastica è cronica, questo significa che si forma a seconda delle correnti del mare.

In pratica le correnti del Mediterraneo nord-occidentale si muovono in modo che l’acqua ripaga lungo la costa italiana e, quando arriva all’altezza dell’Isola d’Elba non riesce a passare e si sposta verso la Corsica, quando questo avviene, i rifiuti si accumulano, anche per decine di chilometri.

L’isola di plastica dunque si forma ciclicamente, dura qualche settimana, o al massimo due o tre mesi, e poi si scompone nuovamente nel mare, prima di riformarsi.

Cosa possiamo fare. Per evitare la formazione di queste isole di plastica, estremamente inquinanti e pericolose per la vita degli animali marini che spesso muoiono intrappolati tra i rifiuti o soffocati con lo stomaco pieno di immondizia, dobbiamo iniziare ad essere coscienziosi: per prima cosa l’obiettivo è quello di ridurre l’utilizzo della plastica, sostituendola quando possibile con prodotti riutilizzabili, inoltre dobbiamo porci come obbligo quello di ripulire le spiagge ed evitare di lasciare i nostri rifiuti quando lasciamo il mare e torniamo a casa.

Ciò che sta accadendo in giro per il mondo è il risultato della nostra inciviltà e dunque solo noi possiamo rimediare. Fonte Fanpage

Come useranno il 5G? La risposta in un inquietante spot cinese – Video

Arriva il 5G in Cina: la repressione sarà ancora più rapida – L’avvento del 5G è vicino, in Europa come in Cina.

La rete di nuova generazione renderà internet molto più veloce, ma soprattutto sarà in grado, rispetto all’attuale 4G/LTE, di mettere in connessione tra loro in modo rapidissimo venti miliardi di oggetti intelligenti contemporaneamente.

Ma come potrebbe essere utilizzato nei diversi paesi? La Cina un’idea ce l’ha e non ne fa mistero.

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Lo spot pubblicitario del 5G che sta mandando in onda China Mobile è abbastanza impressionante.

Nel filmato si vede la polizia che grazie alle telecamere installate in tutti i luoghi pubblici del paese, dotate di riconoscimento facciale, riesce ad arrestare un criminale, che tenta invano di scappare.

Conoscendo la propensione del regime cinese a controllare ogni forma di dissenso, considerato un pericoloso reato, si può stare certi che il 5G servirà a rendere la repressione in Cina ancora più capillare e rapida.

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China Mobile è entusiasta di questa evoluzione, tanto da farne uno spot. Tutto il mondo libero, invece, dovrebbe cominciare a preoccuparsi.

Fonte: Tempi – Titolo originale: Arriva il 5G in Cina: la repressione sarà ancora più rapida

In Cina sono più schietti rispetto a noi. Loro fanno capire chiaro e tondo che il 5G servirà a reprimere qualsiasi forma di dissenso.Stiamo barattando la nostra libertà per avere il frigo che ci dica quando scade il latte…

Posted by Lo Sai on Tuesday, June 4, 2019