Dio non perdona?

#Bacca su Montella: “Dio ci mette un po’ ma non dimentica”.
Dio: “Io invece dimentico. Dimentico il male. Io perdono. Io amo”.

Se dovesse punirci per le nostre malefatte, che vanno un tantino oltre i dissapori tra giocatore e allenatore, butterebbe giù un diluvio così forte che, a confronto, quello di Noe sarebbe un temporale estivo.

Mettiamo via gli ombrelli, che non servono, e teniamo l’arca in box.
Dio ha “Sky”, ma non guarda le partite.

Lezione elementare: io – donna = ZERO

Lezione elementare.

Mi improvviso maestro di matematica (fino alle sottrazioni ci arrivo) per spiegare a mio figlio, l’altro maschio di casa, un principio quasi algebrico che non dovrà mai dimenticare e che, secondo me, andrebbe spiegato già alle scuole primarie.

Io (uomo) – donna = zero.
Senza di lei sono niente. Non potrei nemmeno esistere. Tecnicamente, un uomo non può neanche nascere senza una donna che gli faccia da madre. Il risultato di questa sottrazione è quindi zero.
Ma se meno diventa un verbo, allora zero è il mio valore. L’uomo che mena una donna non vale niente.

“Papà – mi domanda – ma se io alla donna ci do un bacio vale?”
Sì vale. Vale la donna, vale l’uomo e…ne vale sempre la pena.
“Allora vado dalla mamma”.

Due gay e una donna, possono essere una famiglia?

Coppia gay si fidanza con una donna, ora i tre vogliono un bambino.
È nata la prima famiglia poliamorosa: tre uomini si sono sposati.
Il primo trio “omoflessibile”, come si definisce uno dei membri, vive a New York; l’altro, monosessuale, in Colombia.

Il matrimonio, inteso come negozio giuridico, può essere esteso a più persone, a quanto pare, senza distinzioni di sesso. Dipende dallo Stato, dal giudice, dall’interpretazione dei commi e altro. E finché sono in gioco dei diritti civili c’è poco da discutere. In caso di malattia grave, ad esempio, quando c’è da decidere per un familiare che non può esprimersi, è giusto che chi lo ama abbia facoltà giuridica di fare una scelta.

Certo, nel caso di maTREmonio, il matrimonio a tre, sarebbe curioso capire cosa fare se uno la pensa in un modo e uno in un altro, ma è meglio non addentrarsi in questioni più spinose di quanto lo sia quella etica che coinvolge un figlio.


Vogliamo naturalizzare anche il bipadre?
Vogliamo convincerlo e (e convincerci) che è figlio di tutti e tre?
La natura non ha un comma a cui aggrapparsi per interpretarla in base alla nostra convenienza. La natura, per me, è la perfezione di Dio che assume la Sua forma. Non possiamo darle quella che piace a noi. Ogni tentativo è solo una bugia che ci raccontiamo per giustificare il nostro umano egoismo.
Posso mettermi le bombole e stare sott’acqua, ma non sarò mai un pesce.

Comunque, se la strada è questa, non meravigliamoci di ciò che potremo leggere in un futuro non troppo lontano:
Uomo cambia sesso e sposa se stesso.
Madre sposa il figlio e adottano un padre.
Donna sposa il figlio di suo suocero e lo lascia quando scopre che è sempre il marito.
E, infine, la più sensazionale. La notizia che, in una società orientata verso il tentato dominio dell’uomo sulla natura e l’ossessiva ricerca dell’eccezionalita’, risulterà la più folle di tutte, per la sua banale ma sempre meravigliosa semplicità: uomo e donna fanno un figlio e formano una famiglia. Amen.

Nicola Legrottaglie

A parole son tutti bravi

A parole son bravi tutti. E’ un luogo comune per esprimere l’insufficienza delle affermazioni quando non sono seguite dai fatti. Eppure, se sostituiamo una preposizione cambia tutto. Se “a parole sono bravi tutti” è una frase che limita la forza di quello che diciamo, “CON le parole son bravi tutti” ne espime l’enorme potenziale.

Le nostre parole possono davvero avvicinare o allontare noi e gli altri dagli obiettivi. Sono come il timone di una nave: possono farla arrivare in porto o farla sbattere contro gli scogli.

Lo sport ha recentemente introdotto anche nel calcio la figura del mental coach, che attraverso le parole permette di visualizzare l’obiettivo rendendolo alla portata dell’atleta. Parole di incoraggiamento e consapevolezza; parole positive che trasmettono forza, autostima ed energia; parole che cambiano l’esito di una prestazione.


In pratica si tratta della moderna applicazione, nello sport, di un principio scritto parecchi anni fa nel mio libro preferito, secondo cui le parole sono “dolcezza per l’anima e refrigerio per il corpo”. E un corpo rigenerato, con un’anima serena, è capace di imprese inimmaginabili. Nello sport e nella vita.

Se parliamo male, produciamo male. Ma se parliamo bene, generiamo bene.
Fidatevi. Vi dò la mia parola

Fonte: Nicola Legrottaglie

Cara Modena, che male fa vederti così

Cara Modena,
che male fa vederti così.
Io ti ho vista felice. Nel 2001 vincemmo il campionato di serie C arrivando in B, più vicini alle platee che ti competono per la tua storia e per i tuoi valori, e ora provo grande sconforto nel vedere la tristezza sul volto di quella stessa città.

Io ti ho vista materna e premurosa. Sei stata tu a battezzarmi “il duca”, sei stata tu a farmi diventare un calciatore di serie A, dove sono arrivato grazie alla stagione che abbiamo passato insieme, e adesso mi addolora sapendoti abbandonata o forse tradita da chi avrebbe dovuto amarti.

Io ti ho vista coraggiosa e guerriera e sono incredulo al pensiero delle tue bandiere ammainate e delle maglie chiuse in un magazzino.

Io ho visto come sei, Modena, e so come tornerai: Più felice, più materna, più calorosa e appassionata, più forte e battagliera.

Tornerà il Modena per Modena, quel gioiello che si espone con orgoglio nelle domeniche di festa. Le tante domenica che i tuoi tifosi meritano di condividere con te.

Nessun sacrificio può essere vano. Un chicco di grano, se muore, produce molto frutto.
Per ricostruire un palazzo bisogna prima demolire le vecchie pareti marce; la polvere che si sta alzando dalle tue macerie, quindi, sta solo nascondendo la grande bellezza che mostrerai, nel calcio e nel cuore di chi ti vuole bene.
Ecco perchè io già la vedo.

Ciao Modena, ti rialzerai.

Fonte: Nicola Legrottaglie

 

La bellezza delle piccole cose

Cose grandi. La serie A, il calcio, le partite. I tifosi, lo stadio, la TV; i contratti, la carriera, gli ingaggi. Tutte cose grandi, ma che diventano tali solo dopo essere state piccole.

La serie A, prima, è un album di figurine da scambiare con gli amici; lo stadio è l’oratorio; i contratti sono una stretta di mano.
Quando le apprezzi così, mentre sono allo stato embrionale, allora ne comprendi il valore quando arrivi in alto.

La stessa cosa vale per un lavoro, per la famiglia, per il denaro, per il tempo.
Se perdiamo di vista le cose piccole, puntando sempre alla grandezza, sarà difficile raggiungerla e, semmai ci riuscissimo, non sapremmo riconoscerla e apprezzarla, quindi sarebbe inutile.

Viviamo in un rischioso e pericoloso controsenso:
Rendiamo piccole le cose grandi quando le abbiamo , e rendiamo grandi le piccole quando non ci sono più.
In mezzo c’è la felicità.

Mi ero quasi quasi me dimenticato quanto fosse bello passeggiare con mia moglie, portare mio figlio all’asilo o leggere un libro.
In questi giorni l’ho riscoperto, assieme a un pensiero:
La felicità è più vicina quando si vive la grandezza delle piccole cose.
Così, in un libro apparentemente piccolo, possiamo pesino trovarci la vita.

Fonte: Nicola Legrottaglie

Ri rigore

Ri rigore.

In coppa d’Olanda, a causa di un errore dell’arbitro, 21 giorni dopo la partita finita ai rigori, sono stati fatti ripetere solo i tiri dal dischetto.

Una seconda occasione, più incredibile che rara, per la squadra che era stata battuta.

Quante volte abbiamo sbagliato un rigore? Quante volte abbiamo commesso un errore? Possiamo rimediare, siamo ancora in tempo. L’Arbitro troverà un modo per farcelo ribattere.

E magari ci fanno tirare ancora quelli di USA 94 Nicola Legrottaglie

Maradona racconta Baresi

1981: un giovanissimo Maradona, col Boca Junior, giocò contro il Milan.
Ho letto il racconto di Diego in cui parla della prima volta che affronto’ Franco Baresi: un difensore del Milan gli fece un’entrataccia, aggiungendo qualcosa tipo “la prossima volta ti spacco le gambe”.

Baresi senti’ e si avvicinò al difensore ammonendolo: “di’ un’altra roba del genere e tu nel Milan non giochi più”. Si mise lui a marcare Maradona e il Pibe de oro, racconta, non tocco’ più palla, senza subire neanche un fallo.

Per un ragazzo che aspira a diventare calciatore, questi esempi spiegano il calcio più di tanti allenamenti e meglio di qualunque lezione verbale.

Così come accade nella vita, coi nostri figli, al lavoro, nella società: se vogliamo che qualcuno si comporti in un certo modo, dobbiamo essere i primi a farlo.

Un po’ come diceva San Francesco: “andate e predicate il Vangelo. Se è proprio necessario, parlate”.
Una nostra azione dice più di quanto possano fare migliaia di parole.

Buona domenica

Nicola Legrottaglie

15..000 chilometri in bici, in Italia gliela rubano ma per fortuna ci sono gli italiani

Come ti capisco, Etienne.
Etienne Godard, un ragazzo francese che girava il mondo in bici, ha avuto una brutta avventura.

Dopo 15mila km percorsi in 11 mesi, da Hong Kong al nord della Francia, l’ignaro giramondo passa dal nostro bel paese e lascia incustodita la bici 5 minuti per bere, per fare pipì o per ammirare una delle rinomate bellezze nostrane. E quando si gira…ops…la bici è sparita. 

Gerome in quella bici aveva dentro tutto: iPhone, macchina fotografica, telecamera e tutto ciò che lo accompagnava nella sua casa viaggiante.
Quello che fa notizia, leggo nell’articolo del corriere, non è tanto il furto in se’, ormai esageratamente diffuso (anche a mie spese) ma lo stereotipo che rappresenta.

Quando è successo a me, tantissime persone mi hanno offerto un generoso gesto di affetto e solidarietà. Allo stesso modo, ora, gli abitanti del paese in cui è avvenuto il furto stanno facendo una colletta per ricomprare la bici a Etienne, provando a sconfiggere questo triste luogo comune che è diventato l’Italia.

Un altro caso in cui un brutto episodio scuote il cuore e le coscienze di chi fa vincere l’amore , che, come ho già detto, è l’A BiCi della vita.

Nicola Legrottaglie

Se sei a terra non strisciare mai

“Sei sei a terra, non strisciare mai”.
Lo cantava Gianni Morandi, che oggi potrebbe aggiungere un altro verso, tipo: “…e non farlo soprattutto se sei felice”.

Mi ha fatto ridere l’esultanza di Matt Tootle, il difensore inglese che ha festeggiato un gol facendo l’imitazione di un verme, rantolandosi per terra.
Al di là dello scherzo, mi ha fatto riflettere sulla mancata esultanza, non tanto in campo, quanto fuori.
Io qualche gol l’ho fatto e posso garantirvi che si prova una gioia a tratti incontenibile.

Il gol, per un calciatore, è la gratifica per il suo lavoro, il coronamento del suo sogno da bambino, qualcosa, insomma, per cui non si può non provare gratitudine verso Chi ti ha passato il pallone. Quello di cuoio e quello metaforico, gonfio di tutto ciò che ti portato lì, in quel momento, in quella posizione.
La mia esultanza, quindi, era un’occasione per dire “grazie” e allo stesso modo, magari un po’ meno platealmente, lo faccio senza pantaloncini e scarpe da calcio.

Perché un gol e’ il buon voto di uno studente, l’operazione riuscita per un chirurgo o l’incendio spento per un vigile del fuoco. Ma lo è anche un abbraccio di tua moglie o un bacio di tuo figlio. Una birra con gli amici o i 27 gradi che a Cagliari ti portano al mare in ottobre. Quanti gol abbiamo da festeggiare nelle nostre giornate?

Così come nel calcio, dove oggi esulti e domenica prossima puoi uscire tra i fischi, questi momenti della vita non sono immutabili e infiniti. Godiamoceli pienamente quando li viviamo. Non perdiamo l’occasione di ringraziare Chi ci ha passato la palla.
Buon week end

Nicola Legrottaglie