La guerra nascosta dell’esercito: tra soldati in servizio e reduci 5800 suicidi

L’esercito Usa vicino a una guerra di troppotratto dal sito Blondet&Friends

Il 27 maggio, in Usa, è il Memorial Day, che celebra i caduti  delle guerre. L’ufficio di propaganda ha avuto la sfortunata idea di chiedere in un tweet: “Come ha influito su di te servire la bandiera?”.

Le risposte non sono state quelle previste, patriottiche e militariste. Più di 11 mila tweet furiosi, dolorosi,  amarissimi,  hanno rotto la coltre della narrativa ufficiale.

Storie di suicidi di reduci, di disturbi post-traumatici ed alcolismo  conseguenze, depressione ed ansia ed incubi, ed anche violenze carnali subite da ufficiali, mancata assistenza sanitaria; racconti di crimini di guerra e di danni permanenti per esposizione ad agenti chimici.

Alcuni commenti al tweet del Memorial Day

“Al mio migliore amico del liceo è stato negato il  trattamento per la salute mentale ed è stato costretto a tornare a un terzo turno in Iraq, nonostante avesse un trauma così profondo da riuscire a malapena a funzionare”, ha scritto Shane. “Ha preso una manciata di sonniferi e si è sparato alla testa due settimane prima di essere dispiegato.”

Un altro: “Il mio cocktail da combattimento? PSTD, depressione gravissima. Ansia. Isolamento.  Tentativi di suicidio. Una rabbia senza fine. Mi è costato il rapporto con mio figlio maggiore e mio nipote.  Ad alcuni dei miei uomini è costato anche di più. Come ha influito su di me il servizio militare? Chiedete  alla mia famiglia”.

Revulsione generale per  le menzogne secondo cui il  bellicismo Usa ha l’approvazione popolare. “Smettete di fabbricare nemici e  lanciare americani innocenti in guerre dove uccidono civili innocentiDa  tutte queste guerre combinate non avete guadagnato niente, e per il mondo  è stato l’inferno”.

Vite spezzate, ferite  fuori e nell’intimo, mutilate  che accusano furiosamente i metodi, i modi le distruzioni psichiche che le guerre americane senza fine (la “lunga guerra al terrorismo”, come la chiamò Donald Rumsfeld, dura dal 2001) hanno ridotto le vite dei soldati;  il diluvio di risposte dice che il prezzo pagato è troppo alto e la misura è colma.

Esercito Usa: 5500 reduci si sono tolti la vita

Non solo per i veterani ma per  la società  nel suo complesso:  i 5500 reduci che si sono tolti la vita l’anno scorso, e i 321 che si sono suicidati in servizio attivo, si aggiungono alle morti per overdose  da oppiacei, ed ai suicidi nella “società civile”: aumentati del 30 per cento negli ultimi dieci anni, laddove in tutti gli altri stati del mondo diminuiscono.

“Più di 150.000 americani sono morti per decesso e suicidio indotto da alcol e droghe nel 2017. Quasi un terzo – 47.173 – erano suicidi”, ha scritto il New York Times.

“Nel 2017, più di 1.000 americani sono morti per overdose da oppioidi sintetici ogni due settimane, superando i 28.000 all’anno”.

Una sofferenza sociale senza limiti e non affrontata, una “fatica del materiale” sociale e una usura del vivere che – suggerisce Philippe Grasset –  non  può che preludere alla “disintegrazione-entropizzazione” delle forze armate, le più sovrappeso della storia , proprio nel pieno del loro gigantismo e della loro superpotenza che si traduce nel suo contrario.

Non è una esagerazione. Gli Usa non sanno come ritirare le truppe bloccate in Afghanistan,  dove ormai assistono alle vittorie dei Talebani senza reagire, perché non si sa come ritirare l’immane equipaggiamento.

Non è trasportabile per aereo: era stato inoltrato via terra attraverso la Russia, ma ora le condizioni di ostilità che Washington contro Mosca non rendono fattibile questo favore.

Attraverso il Pakistan: ma i rapporti con il Pakistan sono oggi pessimi.  Dimitri Orlov suggerisce, sarcastico, di abbandonare tutto il materiale sul posto ed  evacuare il solo personale, da inviare direttamente negli ospedali  psichiatrici della Veteran Health Administration, se ci sono ancora posti.

Quando le forze USA si disintegrarono

Philippe Grasset ricorda che altre volte l’esercito americano conobbe una implosione gigantesca, che la storia nasconde, proprio subito dopo la vittoria  sulla Germania e sul Giappone.

Aprile ’45,  la fine  del Reich: erano presenti in Europa 3 milioni di soldati americani; tra maggio e settembre, sono ridotti a 500 mila; il 31 dicembre 1945, non ne restano che 200 mila.

Un movimento simile si verifica nel Pacifico; la smobilitazione graduale, prevista  dal capo di stato maggiore generale Marshall  che intendeva portarla a termine nel novembre 1949, non fu possibile. Lo stesso generale parlò non di “smobilitazione”, ma di disintegrazione.

(Battaglia delle Ardenne, inverno 1944-45: migliaia di soldati USA prigionieri dei tedeschi, ormai prossimi alla capitolazione).

“Il 30 giugno 1946, il 99,2% degli effettivi che esistevano al momento della capitolazione tedesca sul territorio vinto, erano  spariti. …1.282.000 rientrarono a casa in unità costituite; 983 mila individualmente”, insomma un gigantesco fenomeno di diserzioni di massa e alla spicciolata, di rifiuto di obbedienza, di insubordinazione, eccitata in patria dalle famiglie e dal Congresso, cui le famiglie chiedevano a gran voce di far tornare i loro cari; in un caos ed anarchia totale, tumultuosamente, l’America lasciò sguarnita l’Europa.

Richiard Pipes

Per le sue dimensioni, “la smobilitazione americana del 1945 non si può paragonare che a un solo altro caso nella storia, la disintegrazione dell’armata russa nel 1917”, ha scritto lo storico Richard Pipes.

Ebreo polacco , che fu a capo del gruppo di lotta clandestina  anticomunista della Cia negli anni ’70, Richard Pipes è il padre di uno dei più fanatici neocon, Daniel Pipes.

Forse farebbero bene a chiedersi se non hanno richiesto un prezzo troppo alto per Israele a questo popolo, come già ne chiesero uno altissimo ai popoli russi sotto il giudeo-bolscevismo.

La  seconda volta è stato nella guerra del Vietnam, anni ’70: “secondo ogni indicatore immaginabile  il nostro esercito ora di stanza in Vietnam è in uno stato prossimo al collasso, con  unità  che rifiutano il combattimento, uccidono i propri ufficiali, drogati fino ai capelli, morale a terra, ammutinati”, scriveva il colonnello dei Marines  Robert D. Heinl Jr., e aggiungeva: nei reparti “conflitti razziali, tossicodipendenza pandemica, reclute che disobbediscono malevolmente, furti in caserma, reati comuni”.

La taglia sul tenente colonnello W.Honerycutt

Si dovettero costituire unità separate per i soldati (se così si possono chiamare) che si rifiutavano di salire sugli elicotteri per andare in operazione.

Nel 1970 gli  ufficiali uccisi dai loro soldati furono 109; l’anno prima erano stati 96.  A metà del 1969, i G-men misero una taglia da 10 mila dollari sul tenente colonnello Weldon Honerycutt, che aveva ordinato (e guidato) il sanguinoso assalto alla collina che fu chiamata  Hamburger Hill, ed effettivamente l’ufficiale subì vari tentativo di ammazzarlo.

L’elusione tacita dal combattimento era diventata “praticamente un principio”, dice il colonnello: sbarcati dagli elicotteri i GI invece di  cominciare le operazioni, si rintanavano nella giungla e aspettavano, fumando e bevendo, di essere rilevati.

I Vietcong lo sapevano così bene che avevano ricevuto istruzioni di non infastidire quelle unità che non li disturbavano …e  lo dissero ai colloqui di Parigi.

I due fenomeni di disintegrazione sono propri di un’armata di coscritti di leva, di una  gioventù di inesistenti attitudini militari, inabituata dalla vita civile alla disciplina e ad ogni sacrificio,  in forte collegamento psicologico con la società, le famiglie, il clima culturale e politico democratico: per tutta la guerra, i sondaggi rivelavano che i soldati avevano come prima preoccupazione non di sconfiggere i nazisti, ma di non tornare nella Grande Depressione. Il Vietnam coincise (o fece nascere) l’età dei Figli dei Fiori, l’edonismo come traguardo della gioventù.

E’ stato per questo che oggi le forze armate sono completamente professionali.  Ma l’odierna crisi morale delle forze armate americane, nota Grasset, “deriva da quattro fattori, essenzialmente voluti dal Sistema”, che hanno un effetto terribile sul morale (e sulla morale) dei combattenti:

4 fattori essenziali che determinano il morale

1 – “Le guerre estremamente impopolari, illegali, senza alcuna giustificazione politica accettabile né alcuna necessità strategica [le guerre per Sion, ndr.] e segnate da grandi distruzioni delle infrastrutture e stragi di popolazioni dei paesi attaccati.

2 – Strutture di comando delle forze USA estremamente mediocri tanto sul piano tattico che strategico, tutte tese verso le proprie promozioni e  l’affermazione di “narrative” falsissime della propaganda.

3 – Equipaggiamenti che sacrificano tutto a un tecnologismo sfrenato, che troppo spesso porta situazioni di blocco e inefficacia per i soldati  sul campo di battaglia, e la cui creazione acquisizione risponde solo agli interessi del complesso militare industriale e  l’orientamento inflessibile burocratico.

4 – L’utilizzo sempre maggiore di  mercenari, di  contractors di agenzie private (che sono ex soldati  di elite che guadagnano molto di più dei colleghi in servizio); il ricorso a guerriglieri pseudo-terroristi inquadrati e manipolati da agenzie concorrenti in seno al Sistema – è inevitabile che ciò produca una accumulazione di disordine, la perdita del senso della gerarchia, del dovere e dell’onore, e del patriottismo che deve essere abituale nelle forze armate”.

Non è forse paradossale che la “superpotenza” oggi  aumenti  le sue minacce militaresche in provocazioni elliciste a Russia, Iran, Cina, con toni sempre più acuti: forse proprio perché si sa intimamente vulnerabile, a rischio di entropia militare e compensa con atti provocatori e rumorosi l’intima insicurezza. Con il terrore di dover combattere una guerra di troppo, spinta da Sion. Fonte: Blondet&Friend – Maurizio Blondet

Un pilota di F-35 ha ha tracciato un pene gigante sulla Luke Air Force Base in Arizona

Rivolta dei Paesi in via di sviluppo: ci rimandano indietro la nostra spazzatura

Dalle Filippine rispediti in Canada 69 container di rifiuti. Una nave con 69 container di spazzatura, scaricata cinque anni fa dal Canada nelle Filippine, è salpata venerdì dall’arcipelago alla volta del Paese nordamericano.

La spedizione di ritorno mette fine a un incidente diplomatico che ha incrinato i rapporti tra Ottawa e Manila. I rifiuti erano falsamente dichiarati come materiale riciclabile.

La M/V Bavaria è salpata dal porto di Subic Bay, accompagnata idealmente da un tweet del ministro degli esteri filippino Teodoro Locsin che scriveva “Ciao ciaooo”.

Sul posto erano presenti attivisti ambientalisti, che hanno esibito uno striscione con scritto “Le Filippine non sono una discarica”.

Le tonnellate di immondizia erano arrivate nell’arcipelago tra il 2013 e il 2014, in quella che il primo ministro canadese Justin Trudeau ha descritto come una transazione privata.

Il carico -che comprendeva rifiuti estranei a quanto indicato- era stato giudicato illegale tre anni fa da un Tribunale filippino.

Richiamato l’ambasciatore. Il presidente Rodrigo Duterte -salito al potere nel 2016 e criticato da Trudeau per la nota e sanguinosa “guerra alla droga”- aveva minacciato il rimpatrio forzato del carico di spazzatura e aveva dato un ultimatum al governo canadese.

Trascorso il termine, a inizio maggio, aveva richiamato il suo ambasciatore a Ottawa e altri consoli.

Venerdì, l’esecutivo di Trudeau ha fatto sapere di stare collaborando per il ritorno in patria dei rifiuti.

Riconsegna non inedita. La prassi (piuttosto comune) dei paesi occidentali di inviare immondizia in quelli in via di sviluppo incontra una crescente opposizione. Pochi giorni fa, la Malaysia aveva rimandato 450 tonnellate di plastica in diversi Paesi dai quali era stata importata. Fonte Tv Svizzera

Incendio di Notre Dame, ecco cos’hanno trovato nel sangue di un bambino

Incendio Notre-Dame: livelli di piombo oltre il limite su un bimbo, test sui residenti – di Davide Falcioni

Un livello di piombo superiore al limite massimo imposto dalla legge è stato riscontrato nel sangue di un bambino di 5 anni: per questo le autorità sanitarie hanno invitato tutti i residenti della zona a sottoporsi a test specifici.

Livelli di piombo sopra il limite massimo sono stati riscontrati nel sangue di un bambino in seguito all’incendio della cattedrale di Notre-Dame a Parigi.

Per questa ragione l’Agenzia regionale per la salute dell”Île-de-France ha deciso di chiedere alle famiglie che risiedono sull’île de la Cité di sottoporre i bimbi di età inferiore ai sette anni e le donne incinte a un test per verificare la presenza di metalli nel sangue.

I livelli di piombo del bambino

Per le persone che lo desiderano, una visita di screening verrà organizzata su appuntamento presso il centro diagnostico dell’Hôtel-Dieu a partire da oggi.

Le autorità sanitarie hanno avviato accertamenti per per individuare “la o le cause della contaminazione e verificare che non sia legata a fattori diversi dall’evento eccezionale” del rogo dello scorso 15 aprile.

Il bambino di 5 anni presentava un tasso di piombo nel sangue superiore ai 50 microgrammi per litro, soglia massima prevista dalla legge.

Uno screening della piombemia, quindi , “impone – segnala l’Agenzia – di assicurarsi che i fattori di esposizione siano scomparsi e di seguire costantemente la salute dal bambino”, ma “non implica l’adozione di alcuna terapia particolare” al momento.

In ogni caso, l’Agenzia sollecita le famiglie con figli minori di 7 anni abitanti nell’Ile de la Citè, a sottoporre i loro bambini a un esame della piombemia “a titolo  precauzionale”.

I sintomi dell’avvelenamento da piombo nei bambini. Le intossicazioni da piombo causano sovente sintomi molto modesti in una fase iniziale, ma possono determinare encefalopatia acuta o lesioni d’organo irreversibili, che in genere, nei bambini, comportano deficit cognitivi.

La diagnosi si basa sulla determinazione del piombo nel sangue. Nei bambini l’intossicazione acuta da piombo determina irritabilità, riduzione dell’attenzione ed encefalopatia acuta seguiti da edema cerebrale con vomito persistente e incoercibile, andatura atassica, convulsioni, alterazione dello stato di coscienza e, infine, convulsioni refrattarie e coma.

L’encefalopatia è preceduta da settimane di irritabilità e bassa propensione al gioco. Fonte: fanpage.it

Bambini sfilano in passerella davanti alle coppie: i più belli vengono adottati

Brasile: i bambini sfilano in passerella per essere adottatidi Annalisa Teggi

Famiglie adottive in platea a guardare chi scegliere, sul palco bambini e ragazzi truccati e vestiti per l’occasione. È accaduto in un centro commerciale del Mato Grosso.

Truccati e vestiti bene, diciotto bambini e ragazzi hanno sfilato di fronte a una platea di duecento potenziali genitori.

È accaduto nello stato brasiliano del Mato Grosso la scorsa settimana, e non si tratta della prima edizione dell’evento, che ha lo scopo formale di valorizzare le adozioni mostrando al meglio le creature in attesa di genitori.

Alcune fonti parlano di un’età compresa tra i 12 e 17anni, altre – ed è ancora più allarmante – di bambini tra i 4 e i 17 anni (The Brazilian Report).

La scenografia? Un centro commerciale. Gli sponsor della manifestazione sono, neanche a dirlo, delle firme della moda che hanno fornito il materiale per vestire i piccoli modelli.

L’ultimo elemento sconcertante è che il tutto non è stato pensato da qualche mente bizzarra, ma ha avuto l’autorizzazione del giudice per i Diritti dell’infanzia e l’appoggio della Commissione statale “Infanzia e Gioventù” del Mato Grosso.

L’emergenza adottiva in Brasile è serissima: circa 9500 infanti sono senza famiglia. Proprio perciò il progetto «Adozione in passerella» non è passato inosservato e ne sono nate polemiche, ma è meglio dire condanne unanimi; tanto da costringere gli organizzatori a giustificarsi: le intenzioni della manifestazione sarebbero state fraintese, i bambini non sono stati in alcun modo costretti. Da ciò nascono alcune domande: cosa si doveva comprendere? e soprattutto chi doveva comprendere? quei bimbi cosa hanno compreso di sé?

L’occhio vuole la sua parte

Ho provato a immaginarmi la scena, non ci vuole molto. Tante volte girando a vuoto nel supermercato ci si imbatte in questi spettacolini in cui si fa mostra di qualcosa: fari luminosi alla buona, un palco senza troppe pretese, musica di tendenza e assembramento di persone.

Capita allora di togliere l’occhio dalla vetrina per spostarlo dove c’è questo fermento umano, il più delle volte è il tronista di turno che rilascia autografi o il vincitore di qualche edizione addietro di uno dei molti talent show.

Anche nel caso di persone adulte che consapevolmente hanno scelto di «commercializzarsi» mi viene un po’ di tristezza … come se tutto fosse così candidamente spiattellato: siamo dentro un centro commerciale, tu cosa compri? e tu cosa vendi?

Che si sia potuto rendere protagonisti di una simile messa in scena dei bambini, e dei bambini che hanno un vissuto di affettività ferita (visto che mancano loro i genitori), diventa aberrante.

Perché, nonostante tutti i trucchi verbali con cui il progetto «Adozione in passerella» è stato presentato, l’evidenza amara è proprio una faccenda di trucco: se devo vestire e abbellire una persona per renderla appetibile, allora sto vendendo un prodotto.

Bambini sfilano “camuffati”

Vorrei però spostare lo sguardo; cioè: se è già chiaro constatare l’abbaglio dannoso che produce questa iniziativa, cosa genera nella percezione ancora fragile e incerta di questi bambini coinvolti?

Non li ha resi protagonisti, non li ha valorizzati. Li ha camuffati, primo; e da ciò la testa e il cuore ricavano un messaggio preciso: «non posso essere accettato come sono, devo presentarmi meglio».

Li ha esposti, secondo; e da ciò deriva la deduzione che l’adozione sarebbe una scelta al pari di quella che si fa in un negozio.

La parola accoglienza, che è il seme fecondo dell’adozione, sparisce e trascina con sé nell’ombra dell’oblio l’altro pilastro: l’essere.

Il fulcro dell’adozione non sono i genitori, che per molteplici ragioni danno la loro disponibilità all’accoglienza, e neppure il bambino preso come monade assoluta.

L’adozione ha come fulcro la famiglia, cioè questa ipotesi: «Tu sei» è il quid prezioso di ciascuno, e bisogna sentirselo dire da qualcuno; se manca chi biologicamente lo può dire, altri in loro vece si possono assumere questa bellissima responsabilità. 

I genitori adottivi non sono quelli che «vogliono un bambino», sono quelli che hanno risposto sì alla domanda «Siete disposti ad accogliere con amore i figli che Dio vorrà donarvi?» … non è una sottigliezza linguistica, è mettere al centro il soggetto vero in fatto di vita. E non è l’uomo, ma Dio.

L’apparenza

Un veleno s’insinua quando alla nuda accoglienza dell’essere si cominciano ad aggiungere specificazioni: «tu sei simpatico», allora di adotto; «tu sei grazioso», allora ti adotto; «tu sei come immaginavo mia figlia», allora ti addotto.

L’immagine della sfilata, così tanto emblematica della nostra quotidiana smania di apparenza, nasce da una nostra patologica incapacità di stare in silenzio e ammirati dell’essere.

Il danno più grave lo si infligge ai piccoli: se devo aggiungere qualcosa (un sorriso, un vestito, una protesi al seno, un filtro su Instagram) per essere amato, che ne è di me? Che ne è di quelle parti di me che sono inguardabili – Continua a leggere su: Aleteia

La madre che ha fatto fumare il figlio di 11 mesi: ecco perché l’ho fatto

Fa fumare una sigaretta al figlio di 11 mesi e mette il video su Instagram – di Biagio Chiariello

La donna spagnola sostiene che voleva “dissuadere” il bambino dal tabacco, “come la madre che mette il pepe sul ciuccio così che il bambino provi disgusto per la sigaretta” ha provato poi a spiegare.

Una donna ha ricevuto roventi critiche sul web dopo aver pubblicato un video sul proprio profilo Instagram nel quale si vede suo figlio di solo 11 mesi che fuma una sigaretta tenuta dalla mano di un’adulta, quella della stessa donna.

Secondo il quotidiano El Español, le immagini mostrano come la madre, che vive a Madrid, mette la sigaretta nella bocca del bambino e ride quando la ringrazia.

Ti potrebbe interessare anche: Fumare durante la gravidanza? Ecco cosa succede a tuo figlio

Il piccolo è pronto a prendere la sigaretta e un altro adulto presente, un uomo, dice “no” per evitare che si bruci. Il bambino, quindi, inizia a piangere.

In una nota trasmessa attraverso lo stesso social network, la donna ha detto che era “molto dispiaciuta” e ha riconosciuto che il video non era “bello”.

Ha spiegato che ha dato a suo figlio da fumare perché “quando vede il padre fumare vuole la sigaretta come se fosse del cibo”, e ha pensato che metterla in bocca lo avrebbe dissuaso.

“Come la madre che mette il pepe sul ciuccio così il bambino coglie il disgusto nella sigaretta”, ha provato a spiegare nel suo messaggio.

“Ho sbagliato e sono molto dispiaciuta e spaventata per tutto ciò che sta succedendo”, ha concluso. Fonte: fanpage.it

Strage in Virginia: funzionario pubblico spara in un edificio municipale – Video

Virginia, funzionario pubblico fa strage in un edificio governativo: uccise 14 persone – di Susanna Picone

Strage negli Stati Uniti, in Virginia. Un funzionario pubblico è entrato in un edificio municipale e ha aperto il fuoco in modo indiscriminato uccidendo tredici persone prima di venire ucciso dalla polizia.

In tutto i morti sono quattordici, compreso il killer DeWayne Craddock, un ingegnere di 40 anni.

Una sparatoria registrata nel centro municipale di Virginia Beach, in Virginia, ha causato la morte di quattordici persone e altre cinque sono rimaste ferite e sono ricoverate in ospedale.

A tracciare il bilancio sono state le autorità, che hanno reso noto che l’autore della strage è un dipendente del municipio, che è morto. Si tratta di DeWayne Craddock, aveva quaranta anni.

Secondo quanto emerso, l’uomo lavorava  da tempo come ingegnere nel dipartimento dei servizi pubblici della città americana e negli ultimi anni era il punto di contatto per le informazioni sui progetti stradali locali.

La sparatoria è iniziata intorno alle 16 locali (le 22 di venerdì in Italia) presso il Virginia Beach Municipal Center, un’area che comprende diversi edifici dell’amministrazione pubblica cittadina.

Secondo una prima ricostruzione, l’assalitore ha aperto il fuoco colpendo in modo “indiscriminato” i dipendenti all’interno di un edificio municipale e causando appunto vittime e feriti.

Dopo l’inizio della sparatoria, il personale di sicurezza ha isolato la zona e messo in sicurezza i dipendenti e le altre persone che si trovavano nell’area.

Alcuni testimoni raccontato di avere sentito persone urlare e di averne viste altre fuggire, mentre si sentivano i colpi di arma da fuoco esplosi.

Il killer ucciso dalla polizia – La polizia intervenuta sul posto ha risposto al fuoco e ucciso il killer. Il movente della strage è ignoto, ma si è parlato di un dipendente “scontento”.

Craddock sembra che avesse acquistato le armi legalmente. Nel luogo della strage sono stati rinvenuti un fucile e una pistola semiautomatica calibro 45.

Il capo della polizia per il momento ha detto di avere “più domande che risposte” e ha parlato di “una scena di guerra”.

“È un giorno tragico”, le parole a caldo del governatore dello Stato, Ralph Nortman, accorso sul posto mentre il presidente Donald Trump “è stato informato e sta monitorando la situazione”. Fonte Fanpage

Stanno facendo morire Julian Assange? – di Maurizio Blondet

Stanno facendo morire Julian Assange?di Maurizio Blondet – Julian Assange, prigioniero nel carcere di Belmarsh, è gravemente malato.

Il suo avvocato svedese, Per Samuelson, che lo ha visitato venerdì, ha dichiarato alla stampa che “la situazione sanitaria di Assange venerdì era tale che non è stato possibile condurre una normale conversazione con lui”.

Secondo rapporti non confermati, nella stampa svedese e in lingua danese, Assange è stato trasferito nel reparto ospedaliero della prigione.

Stefania Maurizi, una giornalista italiana che ha collaborato da vicino con Assange e WikiLeaks negli ultimi dieci anni, ha twittato questa mattina: “A seguito delle notizie riportate dalla stampa sulla salute di Julian Assange, ho appena sentito che non sta bene e sono seriamente preoccupato. È un vero scandalo sapere come la sua salute sia stata indebolita dalla detenzione arbitraria di Svezia e Regno Unito. ”

Il tweet di Avila: “Aveva bisogno di assistenza”

Renata Avila, un importante avvocato per i diritti umani che ha collaborato anche con WikiLeaks, ha scritto: “Aveva bisogno di assistenza urgente dopo la sua espulsione dall’ambasciata. Invece, non gli è stato concesso di ricevere cure mediche adeguate “.

Avila ha osservato che  Emin Huseynov, un giornalista azero che aveva trascorso circa un anno nell’ambasciata di Baku in Svizzera per sfuggire alla persecuzione politica, tornato libero aveva avuto bisogno di “almeno un mese di trattamento per tornare alla normalità”.

Indicando la protratta detenzione di Assange nell’ambasciata ecuadoriana di Londra, Avila ha commentato “Immaginate dopo 7 anni!”

Durante il periodo trascorso all’ambasciata, sette anni, Assange fu privato della luce solare diretta e non fu in grado di ricevere cure mediche adeguate, incluso il trattamento per una grave infezione dentale.

La detenzione di Julian Assange

I medici che lo hanno visitato ripetutamente hanno avvertito che la detenzione di Assange stava causando danni irreversibili alla sua salute.

Al momento del suo arresto tutti hanno potuto vedere un uomo indebolito e tragicamente invecchiato, forte solo nello spirito.

Adesso dopo l’arresto, avvenuto l’11 aprile, Assange nella prigione di Belmarsh è detenuto in condizioni durissime.

Ha le visite limitate a due al mese. Subisce severe restrizioni al  comunicare con l’esterno. Le sue condizioni rivelano le menzogne di molti  giornalisti, che hanno dichiarato per anni che Assange poteva uscire dall’ambasciata e godeva di un trattamento umano da parte delle autorità britanniche.

Nel 2016, il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria ha stabilito che Assange era stato arbitrariamente detenuto nell’ambasciata ecuadoriana, a causa delle minacce della polizia britannica di arrestarlo per falsi reati di cauzione e la prospettiva che sarebbe stato estradato negli Stati Uniti. .

Al Upsala Nya Tidning l’avvocato Samuelson ha dichiarato di essere in grado di comunicare con Assange solo attraverso visite personali a Belmarsh prenotate con largo anticipo, o tramite conferenze da uno studio legale a Londra. Non è in grado di contattare Assange dalla Svezia.

Si tratta delle note accuse di violenza carnale contro il giornalista, la cui natura fabbricata è stata  documentata.

Gli avvocati di WikiLeaks

Gli avvocati di WikiLeaks hanno precedentemente pubblicato un’ampia documentazione per dimostrare che le accuse contro Assange sono state inventate.

Fra cui messaggi di testo di una delle presunte “vittime” nel 2010, ad esempio, che  hanno dichiarato “Non volevo accusare Julian Assange” e “è stata la polizia a formulare le accuse”.

Nel 2017, i pubblici ministeri svedesi hanno lasciato cadere l’inchiesta. Non avevano mai emesso alcuna accusa formale.

La scusa di non poter procedere con il caso perché Assange era nell’ambasciata di Londra dell’Ecuador era  una falsità .

Dal 2010, le autorità svedesi hanno elevato accuse in contumacia contro un numero di individui che si trovano fuori dal paese.

I documenti ottenuti dalla giornalista italiana Maurizi nel 2017 e nel 2018 hanno ulteriormente screditato l’inchiesta.

Hanno dimostrato che il British Crown Prosecution Service (CPS) ha insistito nel 2010 e nel 2011 che le autorità svedesi respingessero l’offerta di Assange di essere da loro interrogato in Gran Bretagna, o tramite collegamento video, piuttosto che cercare un mandato di arresto di estradizione.

Stiamo assistendo all’esecuzione di Assange?

L’avvocato ha anche riferito che la Svezia sta procedendo con l’udienza del 3 giugno al tribunale distrettuale di Upsalla, nonostante il fatto che il mandato di arresto e le prove sottostanti contro Assange non saranno tradotte in inglese prima del 10 giugno.

Secondo l’ Upsala Nya Tidning , la vice-procuratrice generale svedese Eva-Marie Persson dichiarò apertamente che bastava che Assange fosse informato del contenuto del mandato, non fornito di una copia di esso in una lingua che poteva leggere.

Questo rigetto dei diritti legali fondamentali di Assange sottolinea il carattere politicamente motivato del procedimento svedese.

Persson aveva precedentemente spinto per l’udienza a essere convocato il 22 maggio, prima che Assange avesse avuto la possibilità di parlare con i suoi avvocati.

Nel silenzio del “libero” occidente, stiamo assistendo all’esecuzione al rallentatore di Assange. Fonte: Blondet&Friends – Muarizio Blondet

Tre italiani al Bilderberg, anche il vicedirettore del Fatto Quotidiano

Renzi al Bilderberg con Gruber, ma il vero potere è altrovetratto dal sito libreidee

La 67ma riunione del gruppo Bilderberg si terrà a Montreux, in Svizzera, dal 30 maggio al 2 giugno. Politica, economia, industria, finanza e media: tra i circa 130 partecipanti, nella “delegazione” italiana ci saranno Matteo Renzi, Stefano Feltri del “Fatto Quotidiano” e Lilli Gruber.

Lo conferma, in una nota, l’“Huffington Post”. Saranno trattati 11 grandi temi globali in quattro giorni, tra questi anche ambiente e futuro: “Un ordine strategico stabile”, “Quale futuro per l’Europa?”, “Cambiamenti climatici e sostenibilità”.

E poi “Cina”, “Russia”, “Il futuro del capitalismo”, “Brexit”. E ancora: “L’etica dell’intelligenza artificiale”, “I social media come arma”, “L’importanza dello spazio”, “Le minacce cyber”.

L’inizio del Bildelberg

«A iniziare le conferenze del gruppo – scrive l’“Huffington” – fu un’idea del magnate statunitense David Rockefeller. La prima riunione si tenne il 29 maggio del 1954 all’Hotel Bilderberg nei Paesi Bassi e il punto focale dell’incontro fu la crescita dell’antiamericanismo che si respirava in Europa occidentale».

Lo stesso Bilderberg oggi spiega che a Montreux è invitato «un gruppo eterogeneo di leader politici ed esperti dell’industria, della finanza, del mondo accademico, del lavoro e dei media».

Fondato nel 1954, il Bilderberg Meeting è una conferenza annuale «progettata per favorire il dialogo tra Europa e Nord America», spiega lo stesso club sul proprio sito.

Ogni anno, tra 120-140 leader politici ed esperti dell’industria, della finanza, del lavoro, del mondo accademico e dei media sono invitati a prendere parte al Meeting.

Circa due terzi dei partecipanti provengono dall’Europa e il resto dal Nord America; circa un quarto dalla politica e dal governo e il resto da altri campi.

Il Bilderberg si definisce «un forum per discussioni informali su questioni importanti». Gli incontri «si svolgono secondo la Chatham House Rule, che stabilisce che i partecipanti sono liberi di utilizzare le informazioni ricevute, ma né l’identità né l’affiliazione degli oratori o di altri partecipanti possono essere rivelate».

Nessun ordine del giorno

Grazie alla natura privata del Meeting, i partecipanti «prendono parte come individui piuttosto che in qualsiasi veste ufficiale, e quindi non sono vincolati dalle convenzioni del proprio ufficio o da posizioni prestabilite».

In quanto tali, «possono prendere tempo per ascoltare, riflettere e raccogliere idee». Non vi è alcun ordine del giorno dettagliato, non vengono proposte risoluzioni, non vengono votate né emesse dichiarazioni politiche.

Da anni, il Bilderberg fa parlare di sé lasciando trapelare (o addirittura presentando apertamente) la lista degli invitati.

«Tanta sovraesposizione – sostiene il saggista Gianfranco Carpeoro, acuto analista delle dinamiche del potere – sembra fatta apposta per lasciare al riparo, nell’ombra, i veri centri di potere».

Gioele Magaldi, autore del bestseller “Massoni”, spiega che il Bilderberg (come la Trilaterale e la Chatham House inglese, il Council on Foreign Relations statunitense, il Gruppo dei Trenta, la stessa Bce) sono in realtà istituzioni “paramassoniche”, cioè progettate da massoni ma aperte a “profani”.

Il potere occulto di 36 superlogge

In pratica, cinghie di trasmissione del vero potere, che per Magaldi è esercitato – in modo occulto – dalle 36 superlogge sovranazionali che hanno in mano governi, finanza e geopolitica.

Fanno parte di questa categoria i think-tanks come l’Aspen Institute, il Forum di Davos, il Club di Roma.

Sono gli incubatori dell’attuale mondialismo, che le Ur-Lodges di segno neo-conservatore hanno sostanzialmente imposto al pianeta dopo il crollo dell’Urss, al termine di una lunga preparazione avviata nel 1971 con il Memorandum neoliberista di Lewis Powell (Wall Street) e completata nel 1975 con il manifesto “La crisi della democrazia”, saggio firmato da Samuel Huntington, Michel Crozier e Joji Watanuki su commissione della Trilaterale (di Gianni Agnelli l’introduzione all’edizione italiana).

Attraverso l’analisi della massoneria di potere, nel suo lavoro editoriale Magaldi sintetizza la traiettoria dell’Occidente nell’ultimo mezzo secolo: l’espansione del progressismo varato da Roosevelt in base alla dottrina economica di Keynes (benessere diffuso) proseguì fino alla presidenza di Lyndon Johnson, ma – dopo l’omicidio di Jfk – fu brutalmente fermata da altri due delitti politici, l’assassinio di Bob Kennedy e Martin Luther King.

In Italia

In Europa, l’Italia fu il campo di battaglia che vide opporsi le due anime della supermassoneria: un funzionario kennediano come Arthur Schlesinger jr. fu determinante nel neutralizzare i tre tentativi di golpe condotti nella penisola.

E al colpo di Stato dei colonnelli in Grecia, i progressisti risposero nel ‘74 con la Rivoluzione dei Garofani in Portogallo, fatta scattare non a caso il 25 aprile, per ricordare la liberazione antifascista dell’Italia.

Quattro anni dopo fu rapito e ucciso Aldo Moro, politico che intendeva preservare la sovranità italiana di fronte al nuovo globalismo che stava già progettando l’Ue.

Poco prima del sequestro, Moro fu minacciato e intimidito a Washington da Kissinger: fu lo stratega del golpe cileno ad “avvertire” il leader democristiano che avrebbe rischiato la vita, insistendo con l’alleanza con il Pci di Berlinguer.

Nel suo libro, Magaldi rivela che Kissinger è stato l’eminenza grigia della “Three Eyes”, la superloggia che più di ogni altra, prima dell’11 Settembre, si è impegnata per fermare l’avanzata dei diritti sociali in Occidente.

La P2 di Gelli

Sempre Magaldi sostiene che la P2 di Gelli non era che il braccio operativo italiano della “Three Eyes”. In un recente convegno a Milano, il Movimento Roosevelt – di cui Magaldi è presidente – ha ricordato le figure di Olof Palme e Thomas Sankara.

Due massoni progressisti, assassinati nella seconda metà negli anni ‘80 alla vigilia dell’avvento della globalizzazione neoliberista del pianeta, che avrebbe incluso anche la Cina e che oggi colpisce duramente l’Africa: lo stesso Sankara, leader carismatico del Burkina Faso, si era opposto alla schiavitù finanziaria del debito.

Palme, unico premier europeo ucciso mentre era in carica, fu freddato a Stoccolma nel 1986. Un uomo scomodo: fautore del miglior welfare europeo e dell’impegno diretto dello Stato nell’economia sociale, avrebbe ostacolato la nascita di questa Ue, di segno oligarchico.

Un anno dopo l’omicidio Palme scomparve da Roma il professor Federico Caffè: era considerato il maggior economista keynesiano d’Europa, capace di fornire agli Stati gli strumenti per consentire ai governi di sostenere finanziariamente le economie, puntando al benessere dei cittadini.

Gruber, Renzi e Mattia Feltri

Il neoliberismo è oggi la nuova religione universale: ne fanno professione anche Lilli Gruber, Matteo Renzi e lo stesso Mattia Feltri, ospiti del Bilderberg.

La teologia neoliberale prevede che siano gli attori finanziari a decidere le politiche degli Stati, a prescindere dalle elezioni: i governi sono ricattati dal debito statale, che si chiama ancora “pubblico” ma è stato privatizzato, essendo detenuto da fondi d’investimento privati.

Di qui il dogma dello “Stato minimo”: obbligo di tagliare la spesa pubblica, fino a ridurre a zero il ruolo sociale dello Stato con il pareggio di bilancio.

Una linea politica risultata disastrosamente evidente in Italia con l’avvento di Monti nel 2011, fedele esecutore dell’austerity imposta da Bruxelles.

Nel frattempo, alla crisi sociale determinata dal rigore finanziario si è accompagnata l’esplosione del caos geopolico planetario, innescato dal crollo dell’Urss e deflagrato con l’attentato del 2001 alle Torri Gemelle, per arrivare fino al terrorismo targato Isis.

Una dinamica infernale, che Magaldi riconduce alla Ur-Lodge “Hathor Pentalpha” creata dai Bush per esportare in tutto il mondo la strategia della tensione.

Obiettivo: imporre a mano armata la globalizzazione neoliberista. Una narrazione, questa, da cui restano lontanissimi politici come Renzi e giornalisti come Mattia Feltri e Lilli Gruber, che non ha mai neppure citato il libro di Magaldi (ben noto invece ai signori del Bilderberg e a tutti i veri potenti di questi anni, da Napolitano a Draghi). Fonte: libreidee

Beccato dall’autovelox, colomba gli evita la multa. Polizia: ‘segnale divino’

Beccato dall’autovelox in Germania, colomba si piazza davanti e gli evita la multa – di Antonio Palma

Per una strana coincidenza, nell’attimo in cui l’autovelox ha scattato la foto, davanti alla vettura si è piazzata una colomba che di fatto ha reso impossibile riconoscere il conducente e quindi la relativa multa.

“Abbiamo capito il segnale dello Spirito Santo” ha commentato scherzosamente la polizia tedesca.

“Abbiamo capito il segnale dello Spirito Santo e questa volta lo lasciamo in pace” così ha commentato scherzosamente la polizia di Viersen, cittadina tedesca ad ovest di Düsseldorf, dopo essersi trovata di fronte a una singolare foto dell’autovelox che aveva ripreso un automobilista col piede un po’ pesante su una strada interna locale.

Per una strana coincidenza, infatti, nell’attimo in cui l’autovelox ha scattato la foto, davanti alla vettura si è piazzata una colomba che di fatto ha reso impossibile riconoscere il conducente e quindi la relativa multa per eccesso di velocità.

A raccontarlo è stata la stessa polizia locale postando la foto dell’accaduto e ipotizzato scherzosamente l’intervento dello Spirito Santo.

Lo Spirito Santo sicuramente deve aver pensato qualcosa quando ha posizionato il suo simbolo in quel punto il 21 maggio scorso. Abbiamo capito il segnale e lasciamo in pace l’automobilista questa volta. Tuttavia, ci auguriamo che l’uomo comprenda questo ‘suggerimento dall’alto’ e guidi in modo appropriato in futuro” si legge nel comunicato.

L’uomo è stato beccato a 54 km/h in un tratto di strada dove il limite è 30 chilometri all’ora. La foto dell’autovelox gli sarebbe costata quindi una multa di ben 105 euro ma la colomba o “il suo angelo custode piumato con le ali”, come lo  ha definito la polizia del Nord reno Vestfalia, gli ha evitato la sanzione.

Nel sistema locale, infatti l’automobilista deve essere identificato per poterlo sanzionare. Nel caso si veda solo la targa, come accaduto a questo automobilista, la polizia può chiamare in causa il proprietario della vettura per sapere chi era alla guida ma questa volta gli agenti hanno deciso di rinunciare.

“In realtà anche la colomba si sarebbe meritata una multa perché in effetti andava troppo veloce. Ma poiché non sappiamo quale luogo dovesse raggiungere in tempo per la Pentecoste, anche per lei prevarrà la clemenza” hanno concluso ironicamente dalla polizia. Fonte Fanpage

Der Heilige Geist mag sich etwas dabei gedacht haben, als er sein Sinnbild am 21. Mai an exponierter Stelle platzierte….

Posted by Polizei NRW Viersen on Monday, May 27, 2019

L’assurdo risveglio del Giappone: folle accoltella 16 bimbe e poi si suicida

Un folle accoltella delle scolare a Tokyo. Il Giappone è sotto shock per un attacco contro un gruppo di bambine di una scuola elementare perpetrato da un uomo armato di coltelli e costato la vita ad una alunna di 12 anni nonché ad un uomo di 39 anni, oltre allo stesso attentatore che si è suicidato.

L’atto di follia ha causato anche il ferimento di altri 16 bambini, due dei quali versano in gravi condizioni in ospedale.

L’attacco è avvenuto alle 07:45 del mattino (le 0:45 in Svizzera), quando il gruppo di studentesse si trovava alla fermata dell’autobus in attesa di andare a scuola, nel distretto di Kawasaki, a sud di Tokyo.

Il premier Shinzo Abe ha espresso “forte rabbia” per quello che ha definito un attacco “straziante”.

Secondo le prime testimonianze un uomo di circa 50 anni si è avvicinato alla comitiva, brandendo due coltelli, e ha iniziato a sferrare pugnalate.

La polizia e i vigili del fuoco riferiscono che 18 persone sono state trasportate in ospedale: tra loro c’erano anche la bambina e l’uomo deceduti successivamente.

Le forze dell’ordine riferiscono che due coltelli sono stati trovati accanto al corpo privo di vita dell’attentatore.

Lo stesso potrebbe averle utilizzate per togliersi la vita. L’istituto è un comprensorio di una scuola cattolica appartenente ad un’associazione della Caritas. Fonte TV Svizzera