La madre ha abortito bruciandola. Dopo 29 anni lei si “vendica” così – VIDEO

Una storia potente che in merito all’aborto mostra un punto di vista raramente preso in considerazione

Quello dell’aborto è un tema molto controverso. Alcune persone sono a favore, altre hanno invece posizioni più “equilibrate”, considerandolo accettabile soltanto in casi di violenza e gravi condizioni fisiche del nascituro. Ma ci sono anche persone contrarie, che sostengono che l’aborto equivalga ad un omicidio. E anche la donna di cui parliamo oggi difende quest’ultimo punto di vista…

Gianna Jessen ha 29 anni ed è sopravvissuta ad un aborto. Sua madre andò in una clinica per “liberarsi” di lei. Si trovava quasi alla fine della gravidanza, con ben 7 mesi e mezzo di gestazione.

I medici consigliarono alla donna di abortire attraverso un’iniezione di soluzione salina nell’utero, in modo da bruciare la bimba, dentro e fuori, e farla nascere morta. Ma proprio quando tutti pensavano che fosse arrivata la fine, successe qualcosa di impressionante…

La bambina nacque viva! Contro ogni aspettativa, la bambina sopravvisse… Gianna ebbe alcune conseguenze a causa della mancanza di ossigeno, come ad esempio una paralisi cerebrale.

Dopo 29 anni ha deciso di “vendicarsi” di sua madre. Nel modo migliore che ci sia. Senza violenza, senza odio, ma diventando un’ambasciatrice contro l’aborto!

La giovane attivista ha tenuto conferenze in tutto il mondo, portando con sé una testimonianza molto forte: la sua stessa vita. Il suo caso fa riflettere, perché lei non sarebbe su questa terra se l’aborto avesse funzionato… e lei è grata a Dio per averle concesso il dono della vita e non aver permesso che fosse sua madre a decidere per lei.

Guardate e condividete questo discorso di Gianna. Ne vale la pena.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]

Fonte: Aleteia

Intervista doppia a due fratellini speciali – Il VIDEO che sta spopolando sul web

Il video originale in inglese è stato caricato sulla pagina Facebook «Special Books by Special Kids».

In cinque giorni è stato visualizzato da 17 milioni di utenti. Un grande successo e non poteva essere altrimenti: i due fratellini sono dolcissimi.

Turner, il minore, è affetto dalla sindrome di Down e chiama «Biffin» suo fratello maggiore, Griffin.

Le risate di Turner e lo sguardo amorevole di Griffin riescono a dimostrarci che l’amore puro di due fratelli è il sentimento più forte che esiste.

Se solo riuscissimo a ricordare più spesso che, in un certo senso, siamo tutti fratelli, sicuramente vivremmo in un mondo migliore.

Bono: “L’unico problema che Dio non può risolvere è quello che proviamo a nascondere”

Il cantante irlandese riflette sui Salmi e sulla vita cristiana. E ricorda il suo viaggio in Terra Santa: “Qui la morte è morta”

“Ero a Gerusalemme in pellegrinaggio con la mia famiglia, e andai sul Golgota. Trascorsi lì un po’ di tempo, da solo, dove la morte è morta. Pensavo proprio questo: ‘Qui la morte è morta’ “, ha ricordato Bono, il cantante degli U2, in una serie di interviste che ha rilasciato parlando dei salmi e della fede cristiana.

L’artista irlandese riconosce che “la morte non ha più potere su di me come ne ha avuta a 14 anni, quando è morta mia madre. Una parte della nostra psicologia si basa sulla paura della morte. La Scrittura dice che ora vediamo come in uno specchio, ma allora vedremo faccia a faccia. Sapendo ciò, la vita è più facile. Io non vedo l’ora di vederci chiaro, su tutto!”

Bono ha partecipato alla videoserie “Bono & David Taylor: Beyond the Psalms“, prodotta dalla Fuller Theological Seminary, un’istituzione evangelica con sede in California.

Bono ammette che “la cosa più difficile che richiedono i salmi è l’onestà. Leggo la Sacra Scrittura e vi trovo adulteri, assassini, egomaniaci… come molti dei miei amici! [Ride]. Quella che David fa al marito di Betsabea è incredibile… È un passaggio così buio. Ma nei salmi successivi si riflette tutta la grazia e la redenzione. È l’onestà a caratterizzare questi versi. Non possiamo piacere a Dio se non essendo brutalmente onesti. Questa è la radice del nostro rapporto con Dio. L’unico problema che Dio non può risolvere è quello che proviamo a nascondere“.

Bono dice anche che se c’è qualcosa che gli hanno insegnato i salmi, è che “Dio ascolta“. E a coloro che non hanno esperienza, raccomanda il Salmo 81: “È un buon inizio. Dice: ‘Difendete il debole e l’orfano, al misero e al povero fate giustizia. Salvate il debole e l’indigente‘. Questa non è carità, questa è giustizia”.

A tal riguardo afferma che “è incredibile che quando Gesù inizia la sua missione, quando inaugura il tempo della grazia del Signore, quando dice che è venuto a dare la vista ai ciechi, ecc… in realtà tutto ciò è giustizia. Non è carità. Mi piace ricordare il Salmo 9: ‘Il Signore sarà un riparo per l’oppresso, in tempo di angoscia un rifugio sicuro’, o il Salmo 11: ‘Per l’oppressione dei miseri e il gemito dei poveri, io sorgerò’. Questo è Cristo. Questa è la ragione di Cristo. È il suo manifesto. E dovrebbe essere anche il nostro manifesto”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]

Aleteia

I bambini dispersi ogni anno nel mondo?Ecco gli ultimi dati, numeri impressionanti

  • di Pietro Di Martino

Nel corso della nostra vita, distratti dalla frenesia, dal lavoro, dai tanti impegni, o perché incastrati da situazioni che riempiono le nostre giornate, non ci rendiamo conto di quante cose più o meno importanti accadono intorno a noi. Quando capita di vedere bambini fuori dalle scuole, al parco mentre giocano, o magari con le mamme a fare la spesa, è difficile immaginare che tanti altri siano scomparsi. Eppure, nel mondo, di bambini ne spariscono davvero tanti e le cifre ufficiali dimostrano una crescita allarmante.

Poco più di un mese fa (per l’esattezza il 25 maggio scorso in occasione della Giornata Internazionale dei bambini scomparsi) the Missing Children Europe, la federazione europea per i bambini scomparsi e sfruttati sessualmente e che conta 33 organizzazioni non governative operanti in 24 Paesi all’interno dell’UE, ha lanciato l’allarme: le ultime stime parlano di otto milioni di bambini dispersi ogni anno nel mondo. Vale a dire 22.000 ogni giorno. Numeri davvero impressionanti.

Solo nell’Unione Europa, viene dichiarato scomparso un minore ogni due minuti . Nel 57% si tratta di casi di fuga, seguito dal 23% di rapimenti. Di questi, la maggioranza è di genere maschile (56,60%) e la fascia d’età più coinvolta riguarda i ragazzini di età compresa tra i quindici e i diciotto anni (il 51,92%).

In Italia la linea dedicata ai diritti dell’infanzia è il Telefono Azzurro. Attraverso il numero telefonico 116.000, operatori specializzati forniscono supporto psicologico, sociale, giuridico ed amministrativo 24 ore su 24. Anche loro hanno registrato un incremento esponenziale di bambini scomparsi. Basti pensare che dal 2009 ad oggi hanno ricevuto 1816 nuove segnalazioni.Tra queste, per fortuna, anche quelle di avvistamenti e ritrovamenti. Inoltre questa associazione rende noto che solo in questi ultimi due anni si è verificato un aumento delle segnalazioni di fuga dai centri di accoglienza da parte di minori non accompagnati. C’è anche chi parla di profughi partiti e mai arrivati che verrebbero uccisi e utilizzati come macchine da organi. Storie impossibili, secondo i medici.

Ragazzi, bambini di cui si perdono completamente le tracce, spesso arruolati dalla criminalità, che diventano oggetto di abusi di ogni tipo e vittime dello sfruttamento sessuale. Nell’augurarci che questi dati tendano a calare nei prossimi anni, non resta che prestare attenzione ad un tema che, se sottovalutato, potrebbe addirittura incrementare le statistiche.

Pimonte, Napoli: muore a 16 anni. La sera prima aveva fatto un vaccino. È lecito sospettare?

Ieri mattina, 5 luglio, a Pimonte, comune in provincia di Napoli, è morto Gennaro Somma, un ragazzo di sedici anni.

Napoli Today ha scritto che sia il sindaco, sia il parroco di Pimonte hanno raccontato di un vaccino che Gennaro avrebbe fatto la sera precedente.

«So che ieri sera ha fatto un vaccino. Ma non so di cosa si tratti – ha spiegato don Vincenzo – Dobbiamo essere molto cauti. Stiamo vivendo giorni molto difficili qui a Pimonte. Il ragazzo lo conoscevo molto bene, frequentava l’oratorio e in questi giorni si era iscritto anche a un torneo di calcio. Ora in famiglia sono frastornati. Attendono l’autopsia».

L’autopsia intanto è stata effettuata e, come scrivono sul Gazzettino Vesuviano, il risultato è che si è trattato di un «aneurisma cardiaco».

Quindi sembra che il vaccino non c’entri nulla: sarebbe solo una coincidenza che la sera prima della morte Gennaro si fosse vaccinato.

Ma siamo certi che i vaccini non c’entrino nulla con gli aneurismi? Sul sito di Valdo Vaccaro abbiamo trovato un articolo del 23 dicembre 2014, che parla di aneurismi e che ci sentiamo in dovere di citare:

«Le arterie sono vasi molto resistenti e servono al trasporto del sangue dal cuore a tutti i tessuti del corpo. Sono in comunicazione coi capillari, portando il fluido rosso alla periferia del corpo. Allo stato normale le arterie sono elastiche. Si contraggono e si dilatano fisiologicamente seguendo il ritmo cardiaco ed aiutando in tal modo la circolazione del flusso sanguineo. Si infiammano solo per effetto di un sangue viziato o alterato nella sua composizione. Anche farmaci, iniezioni e vaccini, nonostante non se ne parli e non si voglia ammettere, alterano la composizione del sangue facendo degenerare l’intero sistema circolatorio».

Porgiamo le nostre più sentite condoglianze ai famigliari di Gennaro.

Il padre “perdona” l’ex Bestia di Satana che ha ucciso la figlia

«Auguro una vita felice all’assassina di mia figlia»

Un messaggio di speranza e di forza quello che lancia Silvio Pezzotta, 67 anni, di Somma Lombardo, in provincia di Varese, il papà di Mariangela Pezzotta, una delle vittime delle cosiddette “Bestie di Satana”, al settimanale Giallo (25 maggio 2017). L’uomo ha dichiarato: «Adesso che è libera, spero che Elisabetta riesca a completare il percorso che ha iniziato».

I DELITTI

La setta tra il 1998 e il 2004 si è macchiata di quattro efferati delitti e tutti i componenti sono stati arrestati nel 2004. Tra loro c’era Elisabetta Ballarin, oggi 30enne, che nei giorni scorsi è stata scarcerata con l’affidamento di prova dopo aver ottenuto il regime di semilibertà.

“NON ARROVELLARSI NELLA DISPERAZIONE”

Questa notizia non ha deluso Silvio, tutt’altro. Si è detto felice che Elisabetta possa iniziare a rifarsi una nuova vita. Ma ha però precisato: «Faccio una premessa: il mio non si può chiamare “perdono” È una parola che non voglio usare. Semmai ho deciso di non “arrovellarmi” nella disperazione per la tragedia capitata alla mia Mari ma di guardare avanti. Elisabetta è una ragazza intelligente, vittima di un sistema folle e malvagio. All’epoca era sotto l’effetto della droga e completamente plagiata da chi la convinse a partecipare al delitto».

“SPERO CHE LEI TROVI SERENITA’”

Durante la detenzione ha anche conferito la laurea, da tempo lavorava come guida turistica. L’uomo decise di perdonare l’assassina della figlia convinto che a spingerla a compiere un simile gesto fosse stata la droga e le compagnie che avevano molto influenzato la sua giovane mente. Pezzotta è convinto che in questa fase Elisabetta abbia bisogno di stare sola, ma le augura di trovare la serenità che merita nella sua nuova vita.

IL PESO DELLA COLPA

Come riportato da Aleteia (18 settembre 2015), per il sacerdote e blogger don Fabio Bartoli, riferendosi alla “nuova” vita di Elisabetta, il perdono è una conquista immensa anche in casi così estremi. «Guardate gli occhi di questa ragazza e ditemi voi se avete mai visto qualcosa di più bello, perché una sola cosa è più bella di un uomo che accetti di portare il peso della colpa, ed è un uomo perdonato. Come è vero che il perdono (in questo caso umano, umanissimo, ché Dio in questa storia agisce in incognito, da dietro le quinte) ricrea, fa nascere di nuovo. Capite adesso perché Dio ci ha un gran gusto a perdonare?»

LA TRASFORMAZIONE DI ELISABETTA

Il perdono, osserva Don Fabio, «scaturisce dalla consapevolezza della colpa, non cerca affatto di minimizzarla, ma proprio per questo trasforma completamente una persona». Come ha fatto proprio con la ”nuova” Elisabetta (lafontanadelvillaggio2.wordpress.com, 13 settembre 2015).

Aleteia

Adottano una bimba speciale: non credevamo di essere qualificati per crescerla ma sapevamo di poterla amare

Adottano una bimba senza arti, e mostrano al mondo che l’amore vince ogni cosa

“Sapevamo che l’avremmo potuta amare. E che darle amore sarebbe stata la cosa più importante”, ha detto la madre adottiva di Maria

Un anno dopo aver adottato la figlia, nata senza braccia né gambe, Adrianne e Jason Stewart hanno deciso di condividere con il mondo la benedizione che ha portato la piccola a far parte della loro famiglia.

Il mese scorso, Adrianne ha postato un video in “Love What Matters”, un sito dedicato alla condivisione di storie che possano ispirare. Maria, ha detto sua madre, “ci ha dato molto di più di quanto noi potremmo dare a lei. È ricca di gioia e di luce, ed è un esempio per tutti coloro che la conoscono”.

Da allora il video è stato riprodotto oltre 800.000 volte, e condiviso più di 7.000. Parla di una storia che ha avuto inizio quando gli Stewart, una famiglia dello Utah, con due figlie biologiche e un figlio adottato dalle Filippine, ha deciso di adottarne un altro.

Tra loro non avevano parlato di adottare un bambino con disabilità. L’organizzazione responsabile per le adozioni ha inviato loro una lista di bambini che avevano difficoltà a trovare famiglia; tra le fotografie anche quella di Maria, che da quando aveva 6 mesi viveva in un istituto filippino. I coniugi furono immediatamente colpiti dalla bellezza del suo sorriso, e sapevano che la bambina avrebbe voluto far parte della loro famiglia.

“Quando abbiamo visto nostra figlia, non pensavamo di essere qualificati o sufficientemente preparati per crescere una bambina come lei, nata senza braccia né gambe, ma sapevamo che l’avremmo potuta amare. E che darle amore sarebbe stata la cosa più importante!”, ha dichiarato Adrianne.

Secondo quanto riportato dalla CNN, gli Stewart hanno reso pubblica la loro storia per incoraggiare altre famiglie a prendere in considerazione di adottare bambini con disabilità, e per incoraggiare donne che potrebbero voler abortire figli disabili a riconsiderare la loro decisione.

Maria, che adesso ha tre anni, va alla scuola materna due volte a settimana, ed è seguita da terapisti occupazionali, psico-motori e logopedisti. Secondo quanto detto dalla madre alla CNN, ha fatto grandi progressi. “A volte mettiamo dei limiti alle sue capacità, ma poi la vediamo fare esattamente ciò che pensavamo non sarebbe stata in grado di fare”, ha spiegato Adrianne.

La madre adottiva ha anche detto che, in questa storia, la più fortunata non è Maria: “È una benedizione immensa, averla nella nostra famiglia. Ha reso tutti noi delle persone migliori. Ci ha insegnato a trovare la gioia nelle piccole cose, a non essere tristi o delusi per ciò che non abbiamo, e a non prendere per scontate le cose che abbiamo. La cosa più importante che ci ha insegnato è che siamo capaci di fare molto di più di quanto pensiamo”.

Secondo l’articolo della CNN, anche se Maria “non parla ancora molto, ama interagire e giocare con i suoi compagni di classe. E, come ogni altro bambino, ama colorare, giocare con i suoi peluche e di tanto in tanto balla anche al suono del rock anni ’80”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]

Fonte: Aleteia

Dj Jad contro J-Ax/ “Deluso da Alessandro, abbiamo valori diversi”

Articolo 31, Dj Jad vs J-Ax e la Best Sounds: “vogliono togliermi il marchio e la mia storia. Non ho litigato con Ax, però non è neanche venuto al funerale di mia mamma, mi ha deluso”

ARTICOLO 31, DJ JAD ATTACCA LA BEST SOUNDS: “VOGLIONO TOGLIERMI IL MARCHIO E LA MIA STORIA” – Magari non tutti sanno che Vito Perrini è Dj Jad, ma sicuramente tutti sanno che Dj Jad con J-Ax hanno fondato gli Articolo 31, il primo vero gruppo che ha sdoganato il rap negli anni Novanta arrivando ad un successo clamoroso con gli album “Domani Smetto” e “L’italiano medio” a cavalli con gli anni Duemila. Un dj che fa le basi e un frontman che ha segnato un’epoca, ritornato in forte auge negli ultimi anni con la collaborazione fissa con Fedez nel nuovo progetto e casa discografica che sta stracciando record su record. Dj Jad si è invece sempre mantenuto nell’alveo della sua musica, facendo numerosi progetti negli States e oggi “tornato” in auge dopo l’ultimo tentato progetto che ha visto la diffida ufficiale della Best Sounds, l’ex casa produttrice degli Articolo. Con questo comunicato, Vito Perrini aveva infatti negli scorsi giorni ributtato in scena gli Articolo 31 Dj Jad project, scatenando il putiferio: «Gli Articolo 31 ritornano, e lo fanno con un tour nazionale e un album (in uscita in autunno). Il progetto di DJ JAD per i ‘nuovi’ Articolo 31 non parte dall’idea di un nuovo front-man che sostituisca J-AX ed il ruolo che lo stesso ha rappresentato per il passato e l’importanza del gruppo, ma nasce dal principio che questo progetto possa crescere attraverso sempre nuove collaborazioni a secondo dell’esigenza artistica del momento».

Ecco che la Best Sounds non la prende benissimo e replica, piccantissima, «Best Sound afferma di possedere un atto sottoscritto da Ax e Jad in cui vengono ceduti i diritti su quel marchio» e per questo motivo l’utilizzo del marchio Articolo 31 potrebbe costare 110 mila euro al giorno per l’eventuale mancato adempimento alla diffida dal non usarlo. Il progetto nato da Dj Jad non intende rimettere in piedi il gruppo come era un tempo, ma semplicemente rilanciare una carriera finita ancora bene senza un vero motivo reso pubblico. «La mia musica non potrà mai morire perché ha un valore di base. Non è business per me. E’ un valore che va oltre, è una parte di vita», racconta l’ex compagno di J-Ax in una intervista a SoundsBlog. «La richiesta di risarcimento la trovo di cattivissimo gusto. Il mio ex produttore (Franco Godi, ndr) detiene tutte le edizioni dei nostri album, a livello editoriale continua a guadagnare centinaia di migliaia di euro con i nostri brani. Io invece sto con le pezze al c…o, non me la vivo bene economicamente», confessa amaramente Dj Jad.

ARTICOLO 31, DJ JAD SU J-AX: “NON ABBIAMO LITIGATO, PERÒ NON È VENUTO AL FUNERALE DI MIA MAMMA…“ – Il caso Articolo 31 scoppiato nel giro di poche settimane non poteva ovviamente non chiamare in causa il più celebre del gruppo rap che ha segnato un’epoca, J-Ax. Dalla compagnia e gli album con Dj Jad fino ai progetti attuali con Fedez, sembra passata un’era geologica eppure nel giro di pochi anni la carriera di Ax è rimasta ad alti livelli, quella di Dj Jad invece è entrata nel dimenticatoio del grande pubblico. Il dj si dice estremamente amareggiato contro il suo produttore Franco Godi, ma è soprattutto contro J-Ax che rivolge le parole più “sibilline”: il cantante a “Rockol” ha preferito non commentare l’intera vicenda e lo scontro tra la produzione e il marchio Articolo 31, e questo non è propriamente piaciuto a Jad. «Le nostre strade si sono separate. Lui ha voluto fare tutt’altro, io continuo per la mia strada. Non abbiamo litigato e anzi sono contento per i suoi traguardi. Ma io ci tengo a portare avanti i miei valori, è una questione di etica», racconta il dj che un temp condivideva il successo da giovanissimo con lo scatenato Ax. La spedizione ancora viene “nascosta” nei motivi e nell’origine – «La verità si saprà presto» – racconta un sibillino Dj Jad sempre nell’intervista ai colleghi di Blogo. E infine, l’affondo finale contro il suo ex compagno, dimostrando come una possibile reunion sognata dai fan sarà alquanto improbabile: «Ho un solo grande rammarico: il fatto che non sia venuto neanche al funerale di mia mamma quando lei gli dava sempre il piatto di pasta. Ho ricevuto solo un sms dopo la morte di mia mamma…».

Fonte: Il Sussidiario

Il parroco di Scampia attacca Saviano: “Ci hai stancato, l’antimafia a tavolino non serve”

Don Aniello Manganiello, già parroco di Scampia, contro Roberto Saviano.

“Riconosco a Saviano –dice il sacerdote- il merito di aver raccontato in modo sistematico e chiaro le attività criminali che infestano la Campania, ma ha sempre ignorato il bene che comunque esiste nelle nostre terre. L’opinione pubblica preferisce le storie che aumentano l’adrenalina, le trame violente e criminali. E lo scrittore preferisce ignorare gli uomini le donne che rischiano ogni giorno per contrastare la cultura mafiosa e il degrado del territorio napoletano”.

“Caro Saviano – continua il sacerdote- a Scampia ci sono stato come parroco e so di cosa parlo. Ti dico che non basta scrivere libri, fare antimafia a tavolino, ma occorre lottare per creare nuove condizioni di vita. Caro Saviano, siamo stanchi dei tuoi romanzi, delle produzioni cinematografiche e televisive. Siamo stanchi di Gomorra, vogliamo un’anticamorra delle opere. Anch’io sono stato minacciato di morte dai Lo Russo e ho rifiutato la scorta per stare in mezzo alla mia gente. Non chiedo altrettanto a Saviano, ma abbiamo bisogno di testimoni e non di maestri”.

Fonte: ArticoloTre