Omicida di 24enne, sta in carcere 6 anni e ora diventa conduttore RAI

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massimo carlotto RAI

Compagni che sbagliano. E conducono – Affidata a Carlotto, ex di Lotta continua condannato per omicidio, una trasmissione Rai sui serial killer

Sta facendo discutere, e neanche poco, la decisione di affidare la conduzione di un programma sui serial killer da un assassino.

Lui è Massimo Carlotto, ex militante di Lotta Continua. Nel 1976 fu condannato per la brutale uccisione di una ragazza di 24 anni. La poverina venne trovata nel suo appartamento a Padova con 59 coltellate.

Ora la Rai lo assume per condurre il programma Real criminal minds, andrà in onda su Rai 4 e prenderà il via il prossimo 18 maggio. Carlotto presenterà i 24 episodi già praticamente inseriti in palinsesto con una breve introduzione personale per raccontare la vita dell’omicida che ha ispirato la puntata.

Senz’altro un format già visto e che sa pagare in termini di audience, è anche vero che non è la prima volta che persone che hanno terminato di scontare il proprio debito con la giustizia si affacciano dal piccolo schermo nelle case degli italiani, basti pensare a Licio Gelli. La domanda è però: ci si deve aspettare anche una qualche forma di morale?

Per la famiglia di Margherita Magello, la ragazza uccisa, si tratta di un affronto, un vero e proprio schiaffo alla memoria della 24enne. L’ennesimo, il primo lo ricevettero quando venne graziato per quelle che numerosi commentatori hanno bollato come “amicizie politiche”.

L’allora militante di Lotta Continua si diede infatti alla latitanza e, seguendo un percorso ben tracciato, del quale magari sarebbe il caso di chiedere conto prima o poi, si rifugiò in Francia, vero e proprio “santuario” di terroristi rossi, per poi riparare in Centroamerica. Carlotto infatti venne arrestato in Messico, ma la procedura di estradizione richiese 3 anni. Un film già visto, verrebbe da dire…

Come il resto della vicenda giudiziaria. Quando finalmente giunse in Italia, venne condannato a 18 anni di carcere, ma non ci restò molto: dopo appena 6 anni di carcere, il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, nel 1993, lo graziò perché le sue condizioni di salute erano incompatibili con il carcere. Ora è pronto al grande salto in Rai.

Viene tuttavia da chiedersi, anche alla luce delle trite ma mai indagate abbastanza voci circa le “zone di contiguità” che abbiamo sentito anche recentemente in occasione del quarantennale di rapimento e uccisione di Moro, se sia tutto normale.

Anche perché c’è chi ha commesso crimini in quella buia stagione degli anni ’70, ma avendolo fatto “da destra” continua ad avere la propria residenza… in carcere e non certo a Saxa Rubra. Misteri della fede. Politica…

Fonte: IL GIORNALE D’ITALIA