Carlotta Nobile, mai nessuno ha affrontato la morte (a 24 anni) così VIDEO

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Carlotta Nobile tra i testimoni del Sinodo dei Giovani: la sua, una croce che continua a fiorire

  • di Paola Belletti

E’ una promessa mantenuta, la sua vita e non ingiustamente stroncata. Voleva fare tutto e ci è riuscita, accettando la nuova via che Cristo le ha offerto attraverso la malattia

Il suo nome è tra i testimoni proposti ai giovani per questo imminente Sinodo a loro dedicato. Quanta ricchezza, in queste vite e quanta speranza.

La sua storia dura quanto quella di S. Teresa di Lisieux: 24 anni. E come la sua ha a che fare con i fiori, la musica, la poesia, le dure battaglie, l’amore e il volere tutto. Nasce a Roma il 20 dicembre 1988 e muore a Benevento, il 16 luglio 2013, che è il giorno della memoria liturgica della Vergine del Carmelo: questo conferma il mio spero innocente ”sospetto”.

Sì, è così: Carlotta ha avuto tutto dalla vita e con la sofferenza e la morte ancora più vita. Quando parla della sua malattia ha la stessa autorevole competenza di quando si esprime sulla musica, la poesia, l’arte. Di una che sa davvero quello che dice. Ha un modo di vivere la croce, la sofferenza, dopo la rabbia, quasi nuovo. Non trattiene il fiato, non va in apnea ma respira a pieni polmoni questa paradossale, inattesa pienezza di vita, preludio alla gioia senza tramonto:

Carlotta Nobile e il suo più grande successo

“Dunque ne parlo. Ne parlo con chiunque mi chieda di farlo, con chiunque sappia ascoltarmi, anche solo per qualche istante. Perché voglio che queste cicatrici diventino la mia forza, i trofei della mia vittoria perché fin dal primo istante ho capito che tutto in me sarebbe stato diverso per me dopo quella diagnosi. Che ogni cosa avrebbe acquisito una forma diversa, mai più incastrabile in quella che da sempre avevo stabilito per me stessa.

Ne parlo perché l’unico modo per convivere con questo peso è portarlo sulle spalle come fosse un premio, un trofeo, un vanto. Da mostrare a testa alta senza paura di esserne schiacciata o svilita o indebolita. Perché confido che anche questo dolore possa convertirsi in energia, in forza, in passione e determinazione e diventare infine il mio più grande orgoglio, il mio più grande successo. Ne parlo perché è la mia vita e in questa veste mi sembra ancora più meravigliosa”

Come racconta anche il fratello Matteoil cancro non è un nemico ma un maestro. E lei, come nel suo stile, si dimostra un’allieva modello.

Fonte: Aleteia

Pietro Di Martino

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