Cannabis light: ecco quanto stabilito dal Consiglio superiore della sanità

cannabis light

Bocciata la libera vendita della cannabis light – di Angela Rossi

Secondo gli esperti “non può essere esclusa la pericolosità della sostanza”

Non può essere esclusa la pericolosità della cannabis light”. E’ questo il parere del Consiglio superiorie della sanità, chiamato in causa del ministero della Salute sul tema, in riferimento ai “prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa” venduti nei cosiddetti “canapa shop” diffusi in tutta Italia.

L’organo consultivo ha quindi raccomandato “che siano attivate, nell’interesse della salute individuale e pubblica, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti”.

Un primo colpo di arresto a questo tipo di mercato che ha fatto registrare un vero e proprio boom, con centinaia di punti vendita aperti in tutto il Belpaese.

Al Css, consultato dal Ministero della salute, sono stati posti due quesiti: 1) se questi prodotto sono da considerarsi pericolosi per la salute umana; 2)se possano essere messi in commercio ed eventualmente a quali condizioni.

Gli esperti, hanno quindi risposto che la pericolosità di questi prodotti non può essere esclusa in quanto la “biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura; per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili; tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllodella quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine”.

Quanto al secondo quesito posto dal segretariato generale del ministero della Salute, il Css ritiene che “tra le finalità della coltivazione della canapa industriale” previste dalla legge 242/2016 – quella che ha ‘aperto’ al commercio, oggi fiorente, della cannabis light – “non è inclusa la produzione delle infiorescenze né la libera vendita al pubblico; pertanto la vendita dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di ‘cannabis’ o ‘cannabis light’ o ‘cannabis leggera’, in forza del parere espresso sulla loro pericolosità, qualunque ne sia il contenuto di Thc, pone certamente motivo di preoccupazione”. Fonte: interris

Pietro Di Martino

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