Islanda, caccia alle balene con arpioni esplosivi: parte il boicottaggio?

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Caccia alle balene, gli islandesi hanno deciso di uccidere più di 2mila cetacei entro 5 anni – di Andrea Centini

Il ministro della pesca islandese Kristján Þór Júlíusson ha annunciato che le baleniere del Paese nordico potranno arpionare e uccidere oltre 2mila balene nei prossimi cinque anni.

Metà della quota assegnata riguarda le balenottere comuni, una specie minacciata di estinzione.

Sconcerto e indignazione sono stati espressi dalle associazioni ambientaliste di tutto il mondo, ma anche dall’industria del turismo islandese, che nella baleneria vede (a ragione) una seria minaccia alla reputazione del Paese.

Le autorità islandesi hanno annunciato un piano per uccidere oltre 2.100 balene entro i prossimi cinque anni; circa la metà sono classificate con codice VU (vulnerabili) nella Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la conservazione della Natura, sono cioè minacciate di estinzione.

L’autorizzazione alle navi baleniere è stata concessa dal Ministero della Pesca presieduto da Kristján Þór Júlíusson, finito nel mirino non solo delle organizzazioni ambientaliste locali e internazionali, ma anche in quello di larghissima parte del settore turistico islandese.

La barbara e anacronistica pratica di uccidere questi maestosi mammiferi marini, infatti, viene vista come una seria minaccia alla reputazione del Paese nordico, che fa del turismo la principale fonte di introiti.

Secondo molti non ha alcun senso dare il via libera a un piccolo settore dell’industria in perdita o con guadagni minimi – il mercato della carne di balena è crollato – e che rischia di mettere in crisi l’economia e le relazioni diplomatiche dell’Islanda.

Numeri “sostenibili”

Nonostante le contestazioni, Kristján Þór Júlíusson ha comunque deciso di tirare dritto per la sua strada, sottolineando che le popolazioni di balene e balenottere sono in ripresa e che le quote programmate sono “sostenibili”.

Forse al ministro islandese sfugge che le balenottere stanno aumentando proprio perché in larga parte del pianeta ci si impegna per proteggerle dalla caccia.

E l’obiettivo non è certo far crescere il numero dei cetacei per permettere a Paesi come il Giappone, l’Islanda e la Norvegia di ucciderli impunemente.

Del resto non sono nemmeno fuori pericolo dopo le mattanze dell’epoca “d’oro” della baleneria, e massacrarle in modo così atroce provocando loro ferite devastanti con arpioni esplosivi è semplicemente disumano.

Le specie coinvolte. A rendere ancor più disgustosa l’autorizzazione a cacciare le balene, il fatto che le autorità islandesi hanno deciso di uccidere le balenottere comuni (Balaenoptera physalus) minacciate di estinzione.

Si tratta della seconda specie di cetaceo più grande del mondo. L’obiettivo è quello ucciderne 209 ogni anno per i prossimi cinque anni, assieme a una quota annuale di 217 balenottere minori (Balaenoptera acutorostrata).

C’è anche il rischio che vengano coinvolti rarissimi ibridi o specie in pericolo critico di estinzione, come la maestosa balenottera azzurra (Balaenoptera musculus) massacrata nel luglio del 2018 per farne carne in scatola. Senza contare il dramma della mattanza di femmine incinte.

“La decisione del governo islandese di continuare a uccidere le balene, che sono tra gli esseri più pacifici e intelligenti del pianeta, è moralmente ripugnante e finanziariamente in bancarotta”, ha dichiarato la dottoressa Vanessa Williams-Gray, che si batte da anni per la tutela di balene e delfini.

Caccia commerciale alle balene

Al mondo ci sono solo due Paesi che dichiarano apertamente di praticare la caccia commerciale alle balene, ovvero l’Islanda e la Norvegia, mentre il Giappone ha continuato a ucciderle con l’assurda scusa della ricerca scientifica.

Ma recentemente ha annunciato che abbandonerà la Commissione Internazionale per la Caccia alle Balene (IWC) e che da luglio 2019 inizierà a massacrare cetacei nelle sue acque.

Almeno finirà di nascondersi dietro ridicole giustificazioni per suffragare questi orribili spargimenti di sangue. Fonte: scienze.fanpage.it