Il nuovo questore di Napoli è il figlio del poliziotto ucciso dalla mafia

Il nuovo questore di Napoli è il figlio di Boris Giuliano, il poliziotto ucciso dalla mafia – di Nico Falco

Il nuovo questore di Napoli è Alessandro Giuliano, figlio di Boris, capo della Squadra Mobile di Palermo ucciso da Cosa Nostra nel 1979. Il dirigente succede ad Antonio De Iesu, promosso a prefetto, che andrà a ricoprire il ruolo di vicecapo della Polizia a Roma. Giuliano si insedierà a via Medina il prossimo sabato, 1 giugno.

Alessandro Giuliano è il nuovo questore di Napoli. Cinquantadue anni, il poliziotto è attualmente direttore dello Sco, il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato. Si insedierà a via Medina il prossimo sabato 1 giugno.

Succede ad Antonio De Iesu, di recente promosso a prefetto e che andrà a ricoprire il ruolo di vicecapo della Polizia a Roma, al fianco di Franco Gabrielli.

Il nuovo numero uno della Questura di Napoli è il figlio di Boris Giuliano, tra i protagonisti della lotta alla mafia negli anni ’70, che fu assassinato nel 1979 a Palermo, dove da tre anni era il capo della Squadra Mobile; le sue indagini su Cosa Nostra lo avevano portato ad essere uno dei nemici più pericolosi per i Corleonesi: il futuro boss Leoluca Bagarella, cognato di Totò Riina, gli sparò sette colpi di pistola alle spalle mentre stava pagando il caffè in un bar.

Il primogenito del superpoliziotto ucciso da Cosa Nostra era stato a marzo era stato accostato alla Questura di Reggio Calabria come successore del questore Raffaele Grassi.

A Napoli aveva già lavorato tra il 1997 e il 1999, quando era stato funzionario della sezione Catturandi della Squadra Mobile.

Il nome di Giuliano era circolato con insistenza in ambienti di polizia nei giorni scorsi insieme a quello di Alberto Francini, attualmente alla guida della questura di Catania e anche lui indicato tra i papabili per il ruolo di vertice della Questura.

Di recente a Napoli è cambiato anche il capo della Squadra Mobile: Antonio Salvago, che ricopriva lo stesso ruolo a Catania, ha preso il posto di Luigi Rinella, che è stato promosso al grado di dirigente superiore e assumerà il ruolo di Dirigente del Servizio polizia scientifica, succedendo a Fausto Lamparelli, anche lui con un passato al vertice della Squadra Mobile di Napoli, che è stato nominato direttore del Servizio centrale operativo (Sco).

Chi era Boris Giuliano. Giorgio Boris Giuliano, siciliano, fu un investigatore della Polizia di Stato ricordato prima ancora che per la sua drammatica fine – fu ammazzato da Cosa Nostra nel 1979, omicidio materialmente eseguito da Leoluca Bagarella, che gli sparò 7 colpi di pistola alle spalle, per i suoi metodi innovativi di indagine contro i patrimoni delle mafie, in un periodo, quello della fine degli anni Sessanta, in cui era difficilissimo incastrare boss e luogotenenti della mafia siciliana.

Sulla sua figura, quella del “poliziotto dal volto umano” è stata realizzata anche una fiction Rai di successo da Ricky Tognazzi. Fonte Fanpage

Plutone nasconderebbe una sorpresa al suo interno: l’ipotesi degli scienziati

Il manto gelido di Plutone e quell’oceano nascosto che lascia sognare la vitadi Maria Teresa Capria

Prima la riscoperta di Plutone grazie alle immagini della sonda New Horizons, ora le ipotesi sull’esistenza di un enorme bacino d’acqua

Plutone è un pianeta nano, scoperto solo nel 1930; più piccolo della Luna ( ha un diametro di 2400 km) orbita a una distanza media dal Sole di più di 5 miliardi di km.

Visto da quella distanza, il Sole è un puntino molto luminoso in un cielo bluastro dominato dalla sagoma di uno dei 5 satelliti di Plutone, Caronte, con un diametro angolare quasi 8 volte quello della nostra Luna piena.

La superficie è incredibilmente fredda, ha infatti una temperatura intorno ai 230 gradi sotto lo zero. A quella temperatura l’azoto, che sulla Terra è un gas, si trova sotto forma di un ghiaccio che costituisce la quasi totalità della superficie, insieme a un po’ di metano e di monossido di carbonio anch’essi ghiacciati.

Abbiamo molte più informazioni rispetto a pochi anni fa su questo mondo così remoto perché nel 2015 è stato visitato dalla sonda americana New Horizons, che lo ha sfiorato prima di proseguire per l’ancor più lontano Ultima Thule, un corpo appartenente, come Plutone, alla Cintura di Kuiper, la fascia di corpi celesti orbitanti oltre Nettuno.

Data l’enorme distanza, l’arrivo a Terra di tutti i dati ottenuti dagli strumenti a bordo di New Horizons ha richiesto molti mesi.

I media hanno quindi diffuso immagini che mostravano panorami davvero alieni sotto un cielo quasi nero, con strani terreni in tutte le sfumature del crema e del marrone, montagne di ghiaccio d’acqua, ghiacciai di azoto solido e neve di metano.

Plutone, acqua liquida sul pianeta

Gli specialisti stanno analizzando e interpretando i nuovi dati e le pubblicazioni scientifiche con ipotesi, relative alla composizione e struttura dell’interno di Plutone, si susseguono.

Di recente uno di questi articoli ha attirato l’attenzione del pubblico e dei media perché sostiene e spiega l’esistenza, già ipotizzata in base a vari indizi, di un oceano di acqua ( acqua liquida, non ghiaccio!) sepolto sotto la superficie di una pianura d’azoto solidificato chiamata Sputnik Planitia.

Com’è possibile, a quelle temperature? Tanto per cominciare, l’idea di un oceano sepolto sotto una superficie ghiacciata non è un’idea così strana.

Nel Sistema Solare ci sono almeno altri due corpi in cui la presenza di oceani simili, con acqua allo stato liquido nonostante le ben più fredde temperature dominanti in superficie, è considerata certa: Europa, una luna di Giove, e Encelado, una luna di Saturno.

E la presenza di oceani è considerata molto probabile su diversi altri satelliti e su Cerere, un altro pianeta nano in orbita tra Marte e Giove.

La formazione di questi oceani è avvenuta miliardi di anni fa, quando le temperature interne di questi corpi erano assai più alte.

Fonte di calore

Il mantenimento di acqua allo stato liquido richiede però una fonte di calore, che, nel caso di Europa e Encelado, è costituita dal calore generato all’interno di questi corpi da un processo di attrito dovuto alle “maree” causate dall’interazione gravitazionale con Giove e Saturno.

Nel caso di Plutone la spiegazione proposta è più sottile. La sopravvivenza di un oceano creatosi probabilmente miliardi di anni fa sarebbe da attribuire alla presenza di uno strato isolante posto tra l’acqua e la superficie del pianeta.

Il materiale ipotizzato per lo strato isolante è un tipo particolare di ghiaccio, detto clatrato idrato, che per la sua struttura ricca di cavità ha la capacità di intrappolare grandi quantità di gas ( metano nel caso di Plutone) nei suoi molti interstizi.

I clatrati idrati di metano sono presenti anche sulla Terra, ad esempio in alcuni fondali oceanici.

Uno strato isolante

Sarebbe quindi uno strato altamente isolante di clatrato idrato di metano, presente sotto la superficie della Sputnik Planitia, a preservare il calore nativo e a far sì che l’acqua di questo oceano si mantenga allo stato liquido.

La spiegazione apre scenari e prospettive degne di nota. Clatrati idrati si potrebbero infatti formare su un gran numero di corpi celesti le cui basse temperature sono comunemente ritenute incompatibili con l’esistenza di acqua liquida.

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Per fare un esempio, pensiamo alle migliaia di oggetti che popolano la Cintura di Kuiper, la fascia di corpi celesti in orbita oltre Nettuno, oppure agli esopianeti le cui temperature superficiali, a causa della lontananza dalla stella centrale, sono simili a quelle di Plutone.

Poiché l’esistenza di acqua allo stato liquido è uno dei prerequisiti considerati indispensabili per l’esistenza di forme di vita, almeno come noi la conosciamo, questa ipotesi, se verificata, aumenterebbe di molto il numero di corpi celesti su cui essa potrebbe essere concepibile. Fonte: IL DUBBIO

Rivolta dei Paesi in via di sviluppo: ci rimandano indietro la nostra spazzatura

Dalle Filippine rispediti in Canada 69 container di rifiuti. Una nave con 69 container di spazzatura, scaricata cinque anni fa dal Canada nelle Filippine, è salpata venerdì dall’arcipelago alla volta del Paese nordamericano.

La spedizione di ritorno mette fine a un incidente diplomatico che ha incrinato i rapporti tra Ottawa e Manila. I rifiuti erano falsamente dichiarati come materiale riciclabile.

La M/V Bavaria è salpata dal porto di Subic Bay, accompagnata idealmente da un tweet del ministro degli esteri filippino Teodoro Locsin che scriveva “Ciao ciaooo”.

Sul posto erano presenti attivisti ambientalisti, che hanno esibito uno striscione con scritto “Le Filippine non sono una discarica”.

Le tonnellate di immondizia erano arrivate nell’arcipelago tra il 2013 e il 2014, in quella che il primo ministro canadese Justin Trudeau ha descritto come una transazione privata.

Il carico -che comprendeva rifiuti estranei a quanto indicato- era stato giudicato illegale tre anni fa da un Tribunale filippino.

Richiamato l’ambasciatore. Il presidente Rodrigo Duterte -salito al potere nel 2016 e criticato da Trudeau per la nota e sanguinosa “guerra alla droga”- aveva minacciato il rimpatrio forzato del carico di spazzatura e aveva dato un ultimatum al governo canadese.

Trascorso il termine, a inizio maggio, aveva richiamato il suo ambasciatore a Ottawa e altri consoli.

Venerdì, l’esecutivo di Trudeau ha fatto sapere di stare collaborando per il ritorno in patria dei rifiuti.

Riconsegna non inedita. La prassi (piuttosto comune) dei paesi occidentali di inviare immondizia in quelli in via di sviluppo incontra una crescente opposizione. Pochi giorni fa, la Malaysia aveva rimandato 450 tonnellate di plastica in diversi Paesi dai quali era stata importata. Fonte Tv Svizzera

Sicilia, ictus in carcere ma lo lasciano 10 giorni in cella: ora è in coma

Ricoverato dopo 10 giorni dall’ictus. Ora è in coma e ancora agli arresti – di Damiano Aliprandi

L’associazione “Sicilia Risvegli” denuncia il caso gravissimo che sarebbe avvenuto nel carcere di Siracusa

Un detenuto ha avuto un ictus ischemico in carcere, ma solo dopo dieci giorni sarebbe stato portato in ospedale.

A denunciarlo è “Sicilia Risvegli”, un’associazione nazionale di famiglie unite insieme, per lottare in favore dei comatosi, post comatosi, stati vegetativi, con gravissime cerebrolesioni, locked- in syndrome, sla, ed altre estreme disabilità.

L’associazione, interpellata dai familiari, si sta occupando, appunto, di questo caso gravissimo che sarebbe avvenuto nel carcere di Siracusa. M. F., 57enne, durante la detenzione è stato colpito da un ictus ischemico il 30 aprile 2019.

Dalle informazioni ricevute, pare che, nonostante le gravissime ed estreme condizioni di salute, sia stato portato in ospedale dopo 10 giorni.

Il detenuto sarebbe stato tenuto in una cella con un altro detenuto, e in queste condizioni sarebbe caduto dal letto rompendosi un dito.

Nella seconda settimana di maggio i familiari hanno avuto notizia che il loro parente non stava bene e lo hanno raggiunto al pronto soccorso di Siracusa, ma qui si sono trovati davanti un agente che non li avrebbe fatti entrare.

Dopo l’ictus ischemico le condizioni sono peggiorate

Da quando è ricoverato, è tenuto in coma farmacologico, una condizione che negli ultimi giorni sarebbe peggiorata.

Sul perché di questo ritardo nei soccorsi e sull’inerzia della magistratura competente, l’associazione si sta impegnando affinché vengano fatti gli opportuni accertamenti e verificate eventuali responsabilità.

«A tutt’oggi – scrive l’associazione “Sicilia Risvegli” – si sta gravemente pregiudicando e offendendo la dignità di un essere umano, che ancora oggi risulta detenuto nonostante versi in uno stato assolutamente incompatibile con la detenzione».

Nel comunicato aggiunge altri particolari. «In questa situazione – si legge – ci viene negata financo la possibilità di visionare le relazioni cliniche e quindi l’opportunità di attivare cure ed assistenza ad hoc, dato che il primario della rianimazione, asserisce che potrebbe essere trasferito in un centro riabilitativo, oppure in altre strutture simili, addirittura ove fosse possibile per i familiari, anche a domicilio».

L’associazione sottolinea che «le condizioni attuali di M. sono gravissime, si trova in stato vegetativo persistente, con minima risposta, completamente paralizzato, con tracheotomia, peg, catetere vescicale ecc, con respiro autonomo» .

L’appello di “Sicilia Risvegli”

Per questo motivo “Sicilia Risvegli” lancia un appello al magistrato di sorveglianza competente, di scarcerare immediatamente, il catanese M. F., attualmente nel limbo, tra la vita e la morte.

Sì, perché anche se ora è ricoverato, rimane pur sempre in stato di detenzione, con tutte le restrizioni del caso, visite dei famigliari compresi.

Il diritto alla salute è sancito dalla nostra Costituzione ed è valido per tutti, ovviamente anche per le persone ristrette e non può essere compresso dalla pena carceraria.

Come non può, come in questo caso ancora da accertare, un detenuto essere lasciato in cella dopo aver contratto una ischemia.

E se lo stato di salute è incompatibile con il carcere, il detenuto ha il diritto ad una misura alternativa.

Infatti l’ordinamento giuridico predispone essenzialmente due diverse tipologie di strumenti giuridici, idonei, ciascuno in maniera differente, ad accordare tutela alla figura del detenuto che presenta una grave patologia, a maggior ragione se ricoverato in stato comatoso: si tratta del rinvio dell’esecuzione della pena, disciplinato dagli artt. 146 e 147 c. p., e della misura alternativa della detenzione domiciliare.

Differenza fondamentale fra gli strumenti giuridici richiamati è quella derivante dal fatto che, mediante il rinvio dell’esecuzione l’ordinamento crea una parentesi temporanea nell’applicazione della pena detentiva, la quale riprenderà ad essere attuata nei confronti del soggetto interessato non appena saranno cessate le condizioni mediche – assistenziali che hanno giustificato la sua postergazione nel tempo.

La detenzione domiciliare

D’altra parte, invece, la detenzione domiciliare costituisce un diverso modus di esecuzione della pena detentiva, modellato in modo tale da risultare il meno afflittivo possibile; le istanze trattamentali connesse alla misura in parola sono estremamente ridotte, l’obbligo imposto al detenuto è fondamentalmente quello di non allontanarsi dal luogo di custodia, e parallelamente nessun onere grava sull’amministrazione penitenziaria rispetto al mantenimento, la cura e l’assistenza medica dello stesso.

Tra le misure alternative alla detenzione, il regime domiciliare è quello che prevede la compressione più tenue della libertà personale, in modo tale da garantire lo spazio più ampio possibile alla tutela dei valori fondamentali della salute e delle relazioni familiari, prese in considerazione quali interessi meritevoli di beneficiare di misure di favore. Fonte: IL DUBBIO

La madre che ha fatto fumare il figlio di 11 mesi: ecco perché l’ho fatto

Fa fumare una sigaretta al figlio di 11 mesi e mette il video su Instagram – di Biagio Chiariello

La donna spagnola sostiene che voleva “dissuadere” il bambino dal tabacco, “come la madre che mette il pepe sul ciuccio così che il bambino provi disgusto per la sigaretta” ha provato poi a spiegare.

Una donna ha ricevuto roventi critiche sul web dopo aver pubblicato un video sul proprio profilo Instagram nel quale si vede suo figlio di solo 11 mesi che fuma una sigaretta tenuta dalla mano di un’adulta, quella della stessa donna.

Secondo il quotidiano El Español, le immagini mostrano come la madre, che vive a Madrid, mette la sigaretta nella bocca del bambino e ride quando la ringrazia.

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Il piccolo è pronto a prendere la sigaretta e un altro adulto presente, un uomo, dice “no” per evitare che si bruci. Il bambino, quindi, inizia a piangere.

In una nota trasmessa attraverso lo stesso social network, la donna ha detto che era “molto dispiaciuta” e ha riconosciuto che il video non era “bello”.

Ha spiegato che ha dato a suo figlio da fumare perché “quando vede il padre fumare vuole la sigaretta come se fosse del cibo”, e ha pensato che metterla in bocca lo avrebbe dissuaso.

“Come la madre che mette il pepe sul ciuccio così il bambino coglie il disgusto nella sigaretta”, ha provato a spiegare nel suo messaggio.

“Ho sbagliato e sono molto dispiaciuta e spaventata per tutto ciò che sta succedendo”, ha concluso. Fonte: fanpage.it

Finalmente scoppia l’estate, ecco quando arriverà il caldo

Meteo, è in arrivo l’estate: inizio settimana ancora incerto con temporali, poi scoppia il caldo – di Ida Artiaco

Quando arriva l’estate? Dopo un maggio decisamente autunnale, nei primi giorni di giugno comincerà a fare caldo, con temperature fino a 38 gradi in Sicilia e in Sardegna, complice l’arrivo dell’Anticiclone africano.

Ma prima si dovrà sopportare un’ultima scia di instabilità, soprattutto sulle regioni del Centro Sud.

Dopo l’ultimo mese di maggio, decisamente autunnale dal punto di vista meteorologico, ormai alle spalle, giugno sarà più clemente e segnerà l’inizio dell’estate.

E’ quanto affermano gli esperti, secondo i quali nel corso della settimana che sta per cominciare il termometro potrà addirittura arrivare a toccare i 38 gradi centigradi.

Ma, prima, bisognerà sopportare qualche altro giorno di instabilità, con rovesci e pioggia soprattutto sulle regioni del Centro Sud.

Fino a martedì 4 giugno, infatti, l’Italia continuerà a essere divisa tra il bel tempo del Nord e una situazione più incerta e fresca nelle regioni meridionali, dove potranno anche registrarsi forti temporali

Poi, già a partire da mercoledì 5 giugno, comincerà una piccola rivoluzione atmosferica, quando è atteso l’arrivo di correnti di aria calda direttamente dal Sahara sulla Penisola.

Ciò farà da preludio all’arrivo, a sua volta, dell’Anticlone africano, il quale, soprattutto tra il 7 e l’8 giugno poterà ovunque aria bollente, in particolare sui versanti tirrenici, la Sardegna e la Sicilia.

Addirittura, in alcune sono interne delle Isole Maggiori, il termometro potrebbe arrivare a toccare i 38/40 gradi.

Ma farà molto caldo anche nel resto del Paese nonostante i valori risulteranno meno elevati, in particolare al Nord dove si accentuerà invece una maggior tendenza temporalesca dovuta ad infiltrazioni d’aria più umida e fresca di origine atlantica. Fonte Fanpage

Marco Carta arrestato alla Rinascente di Milano: ecco cosa ha fatto

Milano, il cantante Marco Carta arrestato per furto aggravato alla Rinascente – Francesco Loiacono

Marco Carta, ex partecipante del talent show Amici e vincitore del Festival di Sanremo 2009, è stato arrestato a Milano con l’accusa di furto aggravato.

È successo ieri sera alla Rinascente di Milano, i grandi magazzini di lusso che si trovano vicino al Duomo: il cantante è stato fermato mentre usciva con sei magliette del valore di 1.200 euro a cui era stato tolto l’antitaccheggio, ma non le placchette flessibili sulle etichette.

Il cantante Marco Carta, ex partecipante del talent show Amici e vincitore del Festival di Sanremo 2009, è stato arrestato a Milano. L’accusa è di furto aggravato. L’episodio è avvenuto nella serata di ieri alla Rinascente di Milano, i grandi magazzini di lusso che si trovano vicino al Duomo.

Marco Carta è stato arrestato dalla polizia locale attorno alle 20.30 assieme a una donna di 53 anni: stando a quanto ricostruito i due stavano uscendo dalla Rinascente con sei magliette, per un valore complessivo di 1.200 euro, dalle quali erano stati tolti i dispositivi antitaccheggio.

Sulle etichette delle magliette erano però rimaste attaccate delle placchette flessibili che hanno fatto suonare l’allarme all’uscita dai grandi magazzini. I due sono stati fermati da un addetto all’accoglienza della Rinascente che ha poi chiamato gli agenti dell’Unità reati predatori della polizia locale.

Dopo l’arresto, per il cantante e la donna che lo accompagnava sono stati disposti gli arresti domiciliari: questa mattina è in programma il processo per direttissima.

Ieri alla Rinascente c’era il Black friday. Dalla catena dei grandi magazzini non è ancora arrivata una dichiarazione ufficiale su quanto accaduto.

Di certo la giornata di ieri era particolare per la Rinascente: era stato organizzato infatti un “Black firday”, ossia un’apertura prolungata fino all’una di notte con forti sconti fino al 50 per cento.

Un’iniziativa (simile a quella che avviene solitamente a novembre) che ha attirato molti clienti e curiosi alla Rinascente: nonostante la confusione però il tentativo da parte di Marco Carta e della 53enne di uscire senza aver pagato le costose magliette non è passato inosservato alla security.

La carriera di Marco Carta. Marco Carta, 34 anni compiuti da poco, è nato a Cagliari e ha iniziato la sua carriera musicale nel 2008, arrivando in breve tempo a ottenere grandi successi, come la vittoria al programma “Amici di Maria De Filippi” (nel 2008) e quella al Festival di Sanremo del 2009 con il brano “La forza mia”.

Dopo aver pubblicato sei album, recentemente aveva partecipato alla settima edizione del programma televisivo “Tale e quale show” in onda sulla Rai, vincendolo. Fonte Fanpage

Muore a 95 anni: l’ultimo gesto per aiutare il prossimo vale 3 milioni di euro

95enne lascia in eredità 3 milioni di euro per l’ospedaledi Giuseppe China – L’enorme gesto di nobiltà d’animo servirà per realizzare una struttura a Maglie

I gesti di generosità sono sempre più rari, per qualcuno addirittura inconfessabili, nella nostra epoca. Sempre più dominata dalla logica individualista.

Per fortuna ogni tanto qualcuno ci ricorda quanto sia importante prendersi cura del prossimo. E’ il caso Vita Carappa, una 95enne di Maglie, deceduta recentemente che ha lasciato in eredità al Comune di Lecce 3 milioni di euro.

Con una semplice condizione, la città pugliese dovrà utilizzare il denaro per costruire un ospedale proprio a Maglie, intitolato alla sua famiglia.

Le ultime volontà che guardano al futuro. A diffondere la notizia è stato il consigliere comunale Antonio Giannuzzi, di professione bancario ma anche custode dei desideri della donna.

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“La signora Vita dispone, con atto pubblico, davanti al notaio Giovanni De Donno, quale erede universale l’Azienda Sanitaria Locale Lecce 1, per la realizzazione, sul territorio di Maglie, di una struttura di cura ed assistenza che dovrà essere intitolata a Carrapa Paolo e sorelle”.

Continua: “Evidentemente, l’eredità può contribuire alla realizzazione di una struttura più grande e complessa quale la realizzazione del Nuovo ospedale, della quale si incominciava già a parlare nel momento della stesura del testamento, avvenuta nel dicembre 2009”.

Con queste parole il consigliere Giannuzzi ha reso pubbliche le ultime volontà della signora Carappa.

Una notizia che offre una grande opportunità alla realtà pugliese e che soprattutto rallegra l’animo di tante persone. Fonte: interris

Noemi è fuori pericolo: la telefonata del padre al Ministro Salvini

Il papà della piccola Noemi telefona a Matteo Salvini: “Grazie per esserci stato vicino”tratto da fanpage.it

Il papà di Noemi telefona al vicepremier Matteo Salvini per ringraziarlo della vicinanza durante questo lungo mese di sofferenza e speranza: la bimba il 3 maggio scorso fu gravemente ferita durante un agguato in piazza Nazionale.

Ora, dopo quasi quattro settimane di ospedale, la bimba è fuori pericolo ma ancora sotto cure intensive.

Migliora giorno dopo giorno la piccola Noemi, ferita il 3 maggio scorso durante un agguato di camorra in piazza Nazionale a Napoli.

Noemi, il padre chiama Salvini per ringraziarlo

E ieri, insieme ai suoi avvocati Angelo e Sergio Pisani, il padre di Noemi, Fabio, ha chiamato al telefono, sul numero personale del Ministro degli Interni, Matteo Salvini, che rimasto in stretto contatto con la famiglia della piccola vittima innocente.

La telefona era per ringraziarlo – spiegano i legali – dell’interesse, umanità e vicinanza alla piccola Noemi ed esprimere finalmente un sospiro di sollievo auspicando che oltre al lato umano le persone e le Istituzioni daranno anche chiare risposte alla cittadinanza tutta sul tema della sicurezza e civiltà urbana e per ringraziare magistrati e forze dell’ordine”.

Il genitore della piccola ferita vive ormai da un mese all’ospedale Santobono con sua moglie Tania e in queste settimane ha assistito alla grande ed inarrestabile solidarietà della città di Napoli e di tante persone e bambini da tutto il mondo per la sua famiglia e per la piccola di 3 anni che ha vinto la sua prima battaglia e ora sta guarendo realizzando un vero miracolo.

Dopo aver chiamato e ringraziato ieri il padre della piccola Annalisa Durante, che nei giorni dopo gli interventi chirurgici è stato al Santobono e ha lasciato anche un biglietto con un cuore per segnare la propria vicinanza alla bambina simbolo vivente di riscatto e contrasto alla violenza ed al male, il padre di Noemi, ora è attesa di potersi mettere in contatto anche con il Quirinale per ringraziare il Capo dello Stato Sergio Mattarella.

“Il Ministro è stato felice di sentire dalla viva voce del padre delle migliori condizioni di Noemi e del miracolo raccontatogli, assicurando che appena possibile tornerà per abbracciare la bambina che segue ogni giorno il caso che, come tutti gli altri, merita la massima attenzione delle istituzioni”, conclude Pisani. Fonte: fanpage.it

Se sei uno spirito ribelle queste 15 frasi di Max Striner fanno per te

15 frasi di Max Stirner per gli spiriti ribelli – di Jennifer Delgado Suarez da L’angolo della psicologia

“Nel frontespizio del nostro secolo non si legge più la massima delfica ‘Conosci te stesso’, ma quest’altra: ‘Sfrutta te stesso’”, scrisse il filosofo Max Stirner agli inizi del XIX secolo, e le sue parole si rivestono di un alone profetico e sono in sintonia con il concetto di società della stanchezza di Byung-Chul Han.

Interessanti e controverse, molte delle idee e frasi di Max Stirner sono rimaste sepolte nell’oblio, in buona parte perché troppo scomode e vanno contro lo status quo.

Tuttavia, questo filosofo esaltò come nessun altro il potere del nostro “io” e incoraggiò a combattere per la libertà personale, al punto che molte delle sue parole sono dardi scagliati direttamente al centro della nostra coscienza: “Conoscete voi stessi […] Rinunciate ai vostri sforzi ipocriti, quella sciocca follia di essere qualcosa di diverso da ciò che siete.”

Riflessioni di Max Stirner che ci guidano verso la essenziale decostruzione personale

1. La libertà non può essere concessa gentilmente, deve essere conquistata gloriosamente

Stirner pensava che “la libertà appartiene a chi se la prende […] Chi non è altro che ciò che lo rendono le circostanze o la volontà di un terzo, possiede solo ciò che questo terzo gli concede”. Era convinto che “ciò che ci viene dato non ci appartiene come proprio”.

Per questo motivo ci incoraggia a lottare per quello che desideriamo, a liberarci dalle catene sociali che noi stessi possiamo aiutare a costruire in determinati momenti.

Ci incoraggia a prendere in mano le redini della nostra vita, senza aspettarci che qualcun altro ci dia il permesso di farlo.

2. Ogni libertà è essenzialmente una auto-liberazione

“Uno deve saper infrangere la propria fede e persino il suo giuramento se vuole determinarsi”.

Una delle idee di Max Stirner, che si riflette in tutte le sue opere, è che la vera libertà implica un atto di decostruzione e ribellione personale.

Per prima cosa dobbiamo realizzare tutte le costruzioni sociali che abbiamo interiorizzato, come i principi, le credenze ei valori che non appartengono a noi e con i quali non ci identifichiamo pienamente, quindi dobbiamo fare un passo avanti e costruire i nostri propri valori e principi. Solo questo atto d’introspezione può condurci alla libertà.

3. Più impariamo a conoscerci, più ridiamo di ciò che consideravamo insormontabile

Sappiamo che abbiamo superato un ostacolo o un problema solo quando siamo in grado di guardare indietro e ridere dell’accaduto, o almeno vederlo da una prospettiva talmente distaccata da permetterci di notare quanto era inutile preoccuparci.

Se il nostro passato, continua a generare sentimenti come odio e rancore, ansia o angoscia, è perché non lo abbiamo ancora superato e ne siamo prigionieri.

4. Cosa gli servirà all’uomo conquistare l’universo, se con ciò danneggerà la sua anima?

Con questa frase Max Stirner trasmette l’idea che la strada è spesso più importante della meta, la persona in cui ci siamo trasformati durante la vita è di gran lunga più importante dei risultati che abbiamo raggiunto.

Ci incoraggia anche a chiederci quanto siamo disposti a sacrificare per raggiungere determinati obiettivi. Potremmo scoprire che il gioco non vale la candela.

5. Ogni interesse, qualunque esso sia, mi rende, quando non so liberarmene, suo schiavo

In una società dei consumi in cui le persone non valgono per quello che sono ma per ciò che hanno, questa idea acquista la sua importanza.

Stirner ci avvertì che tutto ciò su cui concentriamo la nostra attenzione in modo ossessivo ci rende schiavi perché limita la nostra attenzione, il nostro pensiero critico e ci priva della nostra capacità di desiderare qualcosa di diverso.

Questo pensiero di Max Stirner si applica ai beni materiali come alle relazioni interpersonali o anche alle idee.

Tutto ciò di cui non siamo in grado di liberarci può finire per diventare la nostra prigione.

6. Se permetti ad un altro di darti ragione, devi anche consentirgli di togliertela

Stirner considerava improduttivo discutere per avere ragione. Tutte queste discussioni quotidiane in cui non cerchiamo l’intendimento autentico, ma solo la convalida e l’approvazione definitiva da parte del nostro interlocutore, non sono una vittoria vera, ma comportano la sottomissione alla volontà dell’altro.

Quando siamo certi di qualcosa, non dovremmo subordinarla all’approvazione esterna, che è spesso labile come il vento, ma dovemmo continuare con quell’idea o progetto. Cercare l’approvazione degli altri genera solo dipendenza.

7. Se sei incatenato a quello che hai fatto in passato e devi blaterare di quello che hai fatto ieri, non puoi trasformare te stesso in ogni istante

Stirner ci incoraggia a liberarci dal giogo del passato e dal pesante fardello emotivo e morale che rappresenta.

Possiamo solo decostruirci quando abbandoniamo la necessità di guardare continuamente indietro nella ricerca di scuse per i nostri comportamenti e modi di pensare.

L’atto di trasformazione personale può iniziare dal passato, per capire perché siamo come siamo, ma deve continuare guardando al futuro.

Altrimenti, diventa un atto di autoaffermazione di vecchie credenze e zavorre esperienziali.

8. Chi è soddisfatto di ciò che è e di ciò che ha, non vuole cambiare lo stato delle cose

Il vero cambiamento viene dall’insoddisfazione. Anche se spesso evitiamo i conflitti perché risultano scomodi al nostro “io”, sono queste contraddizioni e insoddisfazioni che ci spingono a cambiare lo stato delle cose.

Quindi, dobbiamo capire che i concetti rivestiti socialmente di un’aura negativa, come l’insoddisfazione, i conflitti ei problemi sono in realtà la pietra angolare del cambiamento e dell’evoluzione, sono il carburante che alimenta il nostro “io” e lo spinge ad uscire dalla sua zona di comfort.

9. L’uomo maturo si distingue dal giovane perché accetta il mondo così com’è, senza vedere ovunque mali da correggere, torti da raddrizzare, e senza cercare di plasmarlo secondo il suo ideale

Nel pensiero di Max Stirner, la maturità psicologica equivale a una sorta di accettazione radicale.

L’accettazione non è una rassegnazione passiva, ma implica la comprensione del mondo così com’è, in modo tale che questo smette di essere fonte di disagio.

La maturità implica non combattere contro i mulini a vento, ma scegliere saggiamente le battaglie che vale la pena combattere e accettare tutto ciò che non possiamo cambiare, invece di cercare di plasmare la realtà sulla nostra idea di come dovrebbero essere le cose.

Paradossalmente, questo atto di “accettazione” ci libera perché ci consente di focalizzare la nostra attenzione e le nostre risorse su ciò che è veramente utile.

10. L’abitudine alla rinuncia congela l’ardore dei desideri

Stirner pensava che l’educazione a cui ci sottopone la società è un processo di costante rinuncia.

Rinunciamo a giocare, che è ciò che desideriamo davvero, per passare ore seduti a una scrivania.

Spesso rinunciamo a dire ciò che pensiamo per essere politicamente corretti. E spesso rinunciamo anche ai nostri valori e ai nostri sogni per adattarci a determinati gruppi. Il prezzo di queste rinunce è la perdita della nostra capacità di desiderare.

Quando necessitiamo mettere a tacere il nostro “io” per inserirci nella società, terminiamo perdendo il contatto con i nostri veri desideri, quindi abbracciamo i desideri degli altri, vogliamo quello che hanno gli altri, nella speranza vana e inutile che ci rendi felice.

11. Le persone, generalmente, non pensano oltre ciò che pensarono i loro maestri

Questa frase di Max Stirner ci mette in guardia sull’importanza del libero pensiero perché, secondo le sue parole: “lo Stato mi dà un’educazione e un’istruzione adatte a lui e non a me”.

Non possiamo perdere di vista il fatto che l’educazione è un processo di preparazione dell’individuo da inserire nella società, generalmente attraverso la trasmissione di quelle – e solo di quelle – conoscenze e abilità che sono considerate necessarie.

Sfortunatamente, molte persone restano intrappolate per tutta la vita in questo processo educativo e non sono in grado di sviluppare un pensiero libero, autonomo e critico.

12. Ciò che non vede l’intelligenza degli intelligenti, lo vede nella sua semplicità l’anima del bambino

In linea con l’idea precedente, Stirner ci mette in guardia sui pericoli della presunta “intelligenza”, un’intelligenza che è stata attentamente modellata nel processo educativo e che spesso non è in grado di superare i suoi confini.

Per sfuggire a questi condizionamenti che limitano il nostro pensiero dobbiamo tornare bambini, il che significa guardare il mondo con curiosità, ma anche mettere tutto in discussione, chiedendoci il perché delle cose, anche quelle che sono sempre state fatte così o che tutti danno per scontate. Allora si apre davanti a noi un sentiero completamente nuovo.

13. Meglio l’uomo che rifiuta tutto e tutti, di colui che acconsente sempre

“L’influenza morale inizia dove inizia l’umiliazione, sotto la quale l’orgoglio, costretto a piegarsi o spezzarsi, lascia il posto alla sottomissione”, scrisse Stirner.

Ed è per questo che pensava che la persona che si oppone a tutto sia migliore, perché dimostra di avere almeno un criterio proprio, rispetto a quella che è sempre d’accordo con gli altri, perché può essere facilmente manipolata.

14. Colui la cui unica preoccupazione è vivere, non può pensare di godersi la vita

Questa frase di Max Stirner riprende un’idea taoista secondo cui, non possiamo trovare serenità e pace interiore semplicemente perché la nostra ardente ricerca ce lo impedisce.

Se siamo troppo preoccupati di approfittare di ogni momento, di non perderci nulla, di vivere la vita al massimo, come succede oggi a molte persone, otteniamo solo di sprofondare in un vortice che ci impedisce di goderci veramente la vita.

Quindi, più desideriamo approfittare della vita, più la sprechiamo cadendo in una spirale di impegni e attività in una corsa contro il tempo.

15. Davanti al sacro ognuno perde tutto il suo potere, si sente impotente e si umilia. Nulla, tuttavia, è sacro in sé, io solo lo consacro. Ciò che canonizza è il mio pensiero, il mio giudizio, in una parola, la mia coscienza

Questa frase di Max Stirner è centrale nel suo pensiero filosofico perché ci incoraggia a mettere in discussione le cose più basilari, proprio quelle che consideriamo sacre.

Ci ricorda che nulla è sacro in sé, che siamo noi che accettiamo e assegnamo a certe cose la categoria di “sacro”. E ci avverte che una volta che abbiamo posto sopra a tutto il nostro ideale sacro, questo ci toglie tutto il nostro potere e ci domina.

Stirner, M. (1976) El único y su propiedad. Pablos Editor: México. Fonte: Angolo della psicologia