Si siede al Pronto Soccorso e muore: per 2 ore nessuno gli ha chiesto nulla

Gli ultimi, i dimenticati… anche in un pronto soccorso. Questa è la triste fine di Ignoto1 nella sala d’aspetto del Santa Croce a Moncalieri. Ma andiamo per gradi.

Viene notato da alcuni clienti all’uscita di un supermercato di La Loggia, periferia di Torino. Era seduto per terra, tra i cartoni, sembrava molto debole e hanno deciso di chiamare l’ambulanza.

Trasportato al pronto soccorso del Santa Croce di Moncalieri, gli è stato chiesto di identificarsi ma lui ha risposto di non sapere il suo nome e di non avere nessuno da chiamare. Ecco perché lo hanno registrato come Ignoto1.

Secondo quanto dichiarato dal direttore sanitario, il paziente non aveva nessuna patologia e dopo che gli era stata offerta una colazione, aveva firmato il foglio di uscita senza sottoporsi a ulteriori controlli. Era martedì 30 aprile.

Moncalieri, i sanitari del Santa Croce: “Sembrava dormisse”

La sera del 1 maggio, forse per un malore o semplicemente perché infreddolito, Ignoto1 è tornato in quel pronto soccorso e si è seduto senza avvisare il personale della sua presenza.

Era rimasto lì per diverse ore, “Sembrava dormisse” dicono i sanitari. Una parente di un paziente che era lì per accertamenti, si è avvicinata a lui provando a scuoterlo senza riscontrare alcuna reazione: Ignoto1 era morto.

Il pm, Mario Bendoni, ha aperto un’inchiesta per chiarire le cause del decesso ma non ci sono ipotesi di reato né indagati. Ignoto1 è anche il nome utilizzato per identificare il fascicolo.

Di lui non si sa niente, da un articolo pubblicato su LaStampa apprendiamo che forse il nome era Beppe e nulla di più.

Vagava infatti senza alcun documento, non si sa nemmeno da dove venisse, che vita abbia fatto e perché era in strada.

I carabinieri di Moncalieri hanno chiesto anche ai clochard della zona se lo conoscessero ma niente, nessuno tra loro sapeva chi fosse.

Una storia triste e misteriosa: chissà se qualcuno lo stava cercando. È assurdo dover constatare che nel 2019 si possa morire così. In questo caso la malasanità non c’entra, l’unica vera causa è la nostra indifferenza.

Anche se alcuni clochard scelgono di voler fare questa vita, per la maggior parte si tratta di circostanze sfortunate che hanno determinato quella situazione.

Non sappiamo se Ignoto1 avesse scelto di vivere così, sappiamo però quello che ha detto: “Non ho nessuno da poter chiamare”.

Florida, incidente aereo, 143 passeggeri tutti salvi: l’aereo si è ‘posato’ sul fiume

Tragedia sfiorata a Jacksonville, in Florida, dove un Boeing 737 della Miami Air International è finito fuori pista precipitando in un fiume.

Tutti vivi i 143 passeggeri compreso il personale. Solo in 21 hanno riportato ferite gravi e sono stati trasportati con urgenza in ospedale.

L’incidente è avvenuto nella notte tra venerdì 3 e sabato 4 maggio alle 21.43 locali, le 3.43 italiane di sabato mattina, e le cause sono ancora da accertare.

La polizia di Jacksonville ha aperto una indagine per fare luce sull’accaduto ma dai primi riscontri sembrerebbe che il disastro sia stato causato dal maltempo.

Il boeing 737 era partito da Guantanamo, Cuba. Era un charter con a bordo diverse famiglie di militari dirette nelle basi di Florida e Virginia e una forte tempesta ha costretto il pilota ad un atterraggio di emergenza.

Secondo il racconto di alcuni passeggeri, l’aereo avrebbe rimbalzato più volte a destra e sinistra della pista di atterraggio prima di finire nel fiume.

“Eravamo in acqua. Non capivamo dove, se fosse un fiume o l’oceano, e stava continuando a piovere. C’erano tuoni e lampi. Alla fine qualcuno è arrivato e ha gonfiato una scialuppa di salvataggio”, ha raccontato alla Cnn un passeggero, l’avvocato Cheryl Bormann.

Dalle foto infatti si evince come l’aereo sia “posato” sul fiume: una vera fortuna che non sia affondato. I soccorsi giunti sul posto hanno tratto in salvo i passeggeri e verificato la possibile fuoriuscita del carburante.

Considerando il maltempo, l’atterraggio di emergenze, il fiume e il numero di passeggeri, poteva davvero trasformarsi in una tragedia e invece, tranne qualche ferito grave, sono tutti salvi.

Di incidenti aerei causati dal maltempo ne abbiamo sentito parlare di rado; in casi come questo della Florida diventa fondamentale il lavoro del pilota.

Ci vorrà ancora tempo per poter accertare la dinamica dei fatti; se, come dicono le autorità americane, era in corso una tempesta, è possibile che il pilota avrà fatto bene il suo lavoro.

Attraverso gli scarichi, cocaina e ketamina stanno drogando i pesci dei mari

Cocaina, ketamina e pesticidi tra le sostanze rilevate nei Gammarus Pulex, gamberi di acqua dolce nella contea di Suffolk, in Gran Bretagna.

I ricercatori britannici della King’s College di Londra insieme ai colleghi dell’Università del Suffolk hanno raccolto questi dati tra quindici diverse acque della zona.

Lo studio è stato pubblicato il primo maggio su Environment International.
Le sostanze nocive finisco nelle acque attraverso lo scarico del water, causando seri danni ambientali.

“Sebbene le concentrazioni fossero basse, siamo stati in grado di identificare composti potenzialmente pericolosi per l’ambiente e che potrebbero rappresentare un rischio per la fauna selvatica”. Queste le dichiarazioni del dott. Thomas Miller, uno dei ricercatori.

Gran Bretagna, cocaina anche nelle anguille

Sempre in Gran Bretagna in passato furono fatte ricerche di questo tipo, e anche allora trovarono tracce di cocaina nelle anguille del Tamigi.

Riscontrare sostanze nocive nelle anguille era abbastanza scontato in quanto la ricerca si svolse in acque di zone metropolitane.

La contea di Suffolk è invece una zona rurale e si pensava fosse ancora “pulita” e quindi, non contaminata.

E in italia? Secondo uno studio del Centro europeo per il monitoraggio delle droghe, Bolzano è la città italiana dove si consuma più cocaina: 392 milligrammi per 1000 persone.

Bolzano, insieme a Milano, risulta essere anche tra le prime città d’Europa. In questa indecorosa classifica la Gran Bretagna con Bristol si conferma al primo posto, seguita da Zurigo e Barcellona.

Tornando alla ricerca nelle acque della contea di Suffolk e alla luce dei dati inerenti alle grandi città europee, diventa più comprensibile la meraviglia dei ricercatori.

La ricerca mette in evidenza due aspetti molto inquietanti: da un lato il problema ambientale e dall’altro quello sociale.

Le zone rurali infatti, sono sempre state considerate come luoghi tranquilli dove la frenesia delle grandi città e tutto ciò che ne consegue non intacca il quieto vivere. Evidentemente le cose stanno cambiando… e non è un buon segno.

Le nuove proposte sulla scuola firmate Lega: materie, telecamere e grembiule

Rieccoci a parlare di educazione civica in classe: il Governo ha mantenuto la promessa. Ne avevamo parlato nel dicembre del 2018 definendo il provvedimento come quello che “avrebbe potuto salvare l’Italia”.

La Camera ha dato il via libera alla proposta di legge: 451 favorevoli, 3 astenuti e nessuno contrario. Ora il testo passerà al Senato.

La proposta prevede la reintroduzione di 33 ore annuali. Gli insegnanti, che daranno anche i voti, parleranno di Costituzione, di storia della bandiera e dell’inno nazionale.

Si studierà anche educazione digitale, educazione ambientale, elementi di diritto, educazione alla legalità e rispetto del patrimonio culturale.

Educazione civica, il commento di Salvini

Ecco il commento del Ministro Matteo Salvini su Facebook: “Festeggio l’approvazione del ritorno dell’Educazione Civica in classe, con la legge della Lega approvata oggi alla Camera. Vita concreta contro inutili polemiche”.

Poi anticipa quello che sarà il prossimo obiettivo: “Fra due settimane, il sì alla legge per le telecamere obbligatorie in asili e case di riposo”.

La reintroduzione dell’educazione civica non è l’unica novità. È stato infatti approvato anche l’emendamento che prevede il superamento di sanzioni disciplinari (note sul registro ed espulsioni per i bambini delle scuole elementari).

Con la nuova legge si vuole provare a instaurare una maggiore collaborazione tra corpo docente e famiglie.

Altro tema di cui spesso ha parlato il leader della Lega Salvini è quello del grembiule. Pochi giorni fa ha rilanciato l’idea durante un comizio.

“Visto che tutti i bimbi sono uguali, io nel nome della parità di tutti rimetterei un bel grembiulino. Così non c’è quello con la felpa da 800 euro e quello con le scarpe da 20 euro”.

Indipendentemente dal giudizi politico su quanto sta facendo il nuovo Governo, nessun dubbio sull’importanza di questi provvedimenti.

Bocciato invece l’emendamento di Leu al ddl in esame alla Camera da loro presentato, a firma di Federico Fornaro e Nicola Fratoianni, sulla parità di genere.

Uccide la moglie davanti alla figlia 12enne e si suicida, i vicini: ‘gente normale’ – Video

L’omicidio-suicidio è accaduto a Vigevano in provincia di Pavia. Luca Adamo, questo il nome dell’omicida di 55 anni che poi si è tolto la vita, era un appuntato scelto delle Fiamme gialle. La vittima, Erika Cavalli di 37 anni, era un agente immobiliare.

Chi conosceva la coppia ne parla come di due persone normali, anche i vicini di casa dicono di non aver mai assistito o sentito alcun litigio eclatante da far pensare a qualcosa di irreparabile.

Del resto, la stessa Erika non aveva mai denunciato il compagno. Negli ultimi tempi però le cose non andavano più tanto bene.

Da qui la decisione di Erika di volersi separare, scelta che evidentemente non era piaciuta al compagno Luca. I due vivevano in una villetta bifamiliare ed è proprio tra queste mura che si è consumata la tragedia.

Vigevano, il momento della lite

La sera, tra le 23 e la mezzanotte, Luca ed Erika avrebbero avuto una discussione molto accesa. Ad un certo punto e secondo le prime ricostruzioni, l’uomo avrebbe tirato fuori un coltello e colpito a morte la compagna.

Purtroppo la scena è avvenuta davanti agli occhi della figlia 12enne.
Ma ancora non è finta. Luca scende nel garage della villetta, prende una pistola e si spara.

La piccola ragazzina di 12 anni ha telefonato a un parente per chiedere aiuto; questo ha subito allertato la polizia che è giunta sul posto dove purtroppo non c’era più nulla da fare.

Di storie come quella di Vigevano ne sentiamo parlare spesso: lui troppo geloso, lei che vuole la separazione e poi quello scatto, quel momento in cui si perde la lucidità e si va oltre.

A pagarne le conseguenze anche la piccola figlia di 12 anni. Una scena che segnerà inevitabilmente il resto della sua vita.

Ci stringiamo alla famiglia e soprattutto a questa ragazzina, nella speranza che tra l’aiuto di persone competenti e l’amore di amici e parenti possa provare a riprendersi e tornare a sorridere.

Troppi gatti in Australia, il governo decide di sterminarne 2 milioni

L’Australia dichiara guerra ai gatti randagi: sono troppi, si riproducono velocemente, uccidono altre specie e creano danni al terreno.

Ammazzare una specie per salvarne altre 20. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Biological Conservation, si stima che in Australia i gatti randagi uccidano 377 milioni di uccelli e 649 milioni di rettili ogni anno.

Un censimento del 2017 parla di circa 6 milioni di esemplari e il governo vorrebbe sopprimerne circa un terzo, ovvero due milioni.

Sono troppi, si riproducono velocemente e compromettono la fertilità e la produttività del terreno. I gatti selvatici infatti, vivono per lo più in zone rurali.

Australia: aereo lancia salsicce avvelenate

Il piano prevede il lancio di carne avvelenata direttamente da un aereo, 50 salsicce ogni chilometro. Ovviamente sorvolerà quei boschi in cui la presenza dei gatti è più consistente.

Anche funzionari governativi potranno intrappolare e uccidere gatti ma quella del veleno sembra essere la soluzione preferita.

Lo è per il tempo impiegato, per il numero di vittime possibili e anche per la morte dei felini: entro 15 minuti dal primo boccone.

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Durissima la reazione delle associazioni animaliste, convinte di poter risolvere la faccenda in maniera non “violenta”. La soluzione proposta è quella della sterilizzazione.

Il problema dei gatti selvatici in Australia è un tema molto serio e per niente sottovalutato. Anche nel 2015 fu programmato un piano per uccidere almeno due milioni di gatti in cinque anni.

In quella occasione 160.000 persone firmarono petizioni online per chiedere al governo di rinunciare al piano. Tra le richieste, anche una lettera della diva Brigette Bardot.

A contestare il piano del governo, anche alcune associazioni ambientaliste che accusano le istituzioni di pensare ai gatti senza occuparsi di problemi reali come ad esempio il disboscamento, l’estrazione mineraria o l’espansione urbana.

Michele Bravi sarà processato per omicidio stradale: rischia 4 anni di carcere

La Procura di Milano ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini: Michele Bravi andrà a processo per omicidio stradale.

Il vincitore della settima edizione di X Factor del 2013 rischia da 2 fino a 4 anni per l’incidente in cui perse la vita una donna di 58 anni.

I fatti risalgono al 22 novembre 2018 quando il cantante si trovava in zona San Siro, Milano. Una manovra involontaria provocò lo scontro tra la sua auto, noleggiata con un servizio di car sharing e la moto della vittima.

Bravi prestò subito soccorso, ma per la signora non c’era nulla da fare: trasportata in ospedale d’urgenza morirà di lì a poco.

Michele Bravi: la dinamica dell’incidente

Secondo le ricostruzioni della polizia locale, contestata dal legale di Bravi, il cantante avrebbe fatto un’inversione improvvisa del senso di marcia provocando lo scontro.

Secondo la difesa, l’ex vincitore di X Factor avrebbe svoltato a sinistra per accedere a un passo carraio posto sull’altro lato della strada. L’incidente sarebbe avvenuto a manovra già iniziata.

“Sono giorni di profondo dolore, questo avvenimento ha sconvolto le vite di tutti coloro che erano legati alla persona che non c’è più e a me”.

Queste furono le sue prime dichiarazioni dopo il tragico evento, poi la scelta di annullare tutti gli eventi in programma.

Michele Bravi è un giovane cantante italiano di grande successo, vincitore della settima edizione di X Factor 2013, si è posizionato al quarto posto al Festival di Sanremo 2017 con il brano “Il diario degli orrori”.

Tantissimi i fan che lo seguono su Twitter ed Instagram. Proprio attraverso i social il cantante era riapparso dopo quattro mesi di silenzio.

“Ciao. Sto cercando di costruire piano piano la realtà. Vi voglio bene“. In questo messaggio per i suoi fan si scorge l’animo gentile e fragile di Michele, un ragazzo molto amato e stimato non solo dai fan ma anche da molti colleghi.

Su 630 deputati, soltanto 19 presenti: ecco chi paghiamo per governarci

Aula vuota durante la discussione sull’Istituzione di una Commissione d’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni.

La politica dovrebbe dare l’esempio, sempre. E invece, ancora una volta, ci ritroviamo ad assistere a una scena pietosa: il vuoto dell’aula parlamentare durante la discussione sull’Istituzione della Commissione d’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni.

Tra i deputati presenti: 8 del Pd, 4 del Movimento 5 stelle, 2 per Lega e Liberi e uguali, un solo deputato per Forza Italia e nessun parlamentare per Fratelli d’Italia. Su 630 deputati, soltanto 19 hanno partecipato al dibattito: “colpa” delle ferie?

L’incontro tra Conte e Al Sisi sul caso Giulio Regeni

Solo qualche giorno fa, il 27 aprile, il giornale La Repubblica pubblicava una lettera dei genitori di Giulio Regeni che chiedevano al Presidente del Consiglio di farsi “portavoce della richiesta di Verità e Giustizia sul rapimento del figlio“.

Di lì a poco infatti, il premier Conte avrebbe incontrato il Presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi.

Nella lettera si legge: “Presidente Conte, si ricordi di Giulio mentre stringerà la mano del Generale Al Sisi e pretenda, senza ulteriori dilazioni o distrazioni di sorta, la verità sulla sua uccisione”.

Conte era a Pechino per il Belt and Road Forum e in quella occasione ha avuto effettivamente modo di parlare con il Presidente egiziano.

Durante la conferenza stampa ha tenuto a sottolineare che: “Il caso Regeni è stata una delle cose più importanti di cui abbiamo parlato”.

Proprio in virtù di questo appello dei genitori, dell’incontro con il Presidente egiziano e del rispetto che si dovrebbe nei riguardi di una vicenda che sino a oggi non ha saputo dare una risposta alla morte di Regeni, sarebbe stato opportuno presentarsi in aula.

Non per l’approvazione, scontata, della commissione d’inchiesta ma per dare un segno importante: sostenere i genitori e invocare una giustizia che tarda ad arrivare.

In tutti questi anni abbiamo sentito tante chiacchiere che resteranno tali se l’interesse è quello dimostrato: quell’aula vuota è una vergogna!

Scontri in Irlanda del Nord: muore una giornalista di 29 anni

Irlanda del Nord, giornalista uccisa durante scontri a fuoco con la poliziadi Ludovica Colli

Belfast, 19 apr – Alta tensione in Irlanda del Nord. Una giornalista 29 enne è stata uccisa a Londonderry, in quello che la polizia ha definito un “incidente terroristico“.

“Posso purtroppo confermare che a seguito di scontri a colpi d’arma da fuoco la notte scorsa a Creggan è rimasta uccisa una donna di 29 anni”, ha scritto su twitter il numero due della polizia nordirlandese, Mark Hamilton, annunciando l’apertura di un’inchiesta.

La vittima è stata identificata da alcuni colleghi in Lyra McKee. Secondo alcune notizie, gli scontri a Londonderry con i dissidenti repubblicani sono scoppiati dopo alcuni raid della polizia in abitazioni nelle zone di Mulroy Park e Galliagh.

Irlanda, gli scontri e i sospetti su New Ira

Le immagini che circolano sui social media mostrano persone da volto coperto che lanciano bombe carta e pietre contro i gli agenti, davanti a alcuni mezzi in fiamme.

Gli scontri sono iniziati dopo che la polizia ha svolto perquisizioni per le indagini sull’autobomba esplosa il 19 gennaio scorso nel centro della cittadina, per cui la polizia sospetta il gruppo New Ira ritenuto responsabile del riaccendersi della violenza negli ultimi mesi di turbolenza politica provocata dalla Brexit, in particolare per la questione del confine fra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda a causa dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea.

La condanna della politica. La vicepresidente del Sinn Fèin, Michelle O’Neill, ha dichiarato di essere “scioccata e rattristata per la tragica notizia”, aggiungendo: “Condanno senza riserve i responsabili dell’uccisione di questa giovane donna“.

La leader del partito Unionista (Dup) Arlene Foster ha twittato: “Notizie strazianti, un atto insensato, una famiglia è stata distrutta“.

E Mark H. Durkan, socialdemocratico e laburista (Sdlp Mla) del collegio di Foyle, ha twittato: “Ho appena lasciato Creggan, con il cuore spezzato e sono arrabbiato per la perdita insensata di una giovane vita. La violenza crea solo vittime, è tutto ciò che ha sempre fatto. I pensieri e le preghiere della nostra città sono con la famiglia e gli amici della giovane donna, che riposi in pace”. Fonte: IL PRIMATO NAZIONALE

Propaganda LGBT a scuola, lei risponde con la Bibbia: sospesa

Sospesa da scuola per aver scritto versetti della Bibbia – Succede in Ohio: la giovane inseriva i biglietti negli armadietti o li attaccava sulle pareti

Punita per aver diffuso versetti biblici a scuola. Succede a Lebanon, in Ohio, Stati Uniti. Una giovane di nome Gabby Helsinger ha pensato di scrivere dei versetti della Bibbia su dei biglietti da attaccare sulle pareti o da inserire negli armadietti dei compagni, senza alcun commento.

La sua sarebbe stata una reazione alla diffusione di bandiere arcobaleno (degli lgbt) affisse nei corridoi dell’istituto. Ma l’iniziativa le è costata caro: sospesa dalla dirigenza.

Il fatto. A spingerla a scrivere brevi passaggi della Bibbia su un cartoncino e a divulgarli tra i suoi compagni è stato l’imperversare di bandiere lgbt.

Chiamata dal dirigente e sospesa dalla scuola

“Ho sentito il bisogno di scrivere alcuni versetti della Bibbia in modo da poterli mettere in giro per la scuola. Così ho preparato dei biglietti e li ho messi sugli armadietti e sulle pareti”, spiega Gabby.

Ma l’intervento dei vertici scolastici non è tardato. “Il giorno dopo, sono stata chiamata in ufficio” del dirigente scolastico.

“Mi è stato detto che c’era una lettera per me – prosegue -. L’ho aperta e ci ho trovato un foglio con su scritta la mia sospensione, motivata con il fatto che avrei dato prova di maleducazione e mancanza di rispetto, perché scrivendo i versetti della Bibbia avrei preso di mira la Gsa (il gruppo che avrebbe organizzato l’affissione di bandiere arcobaleno, ndr)”. La giovane ha diffuso un video in rete per denunciare l’accaduto, che è ben presto diventato virale.

Il preside della scuola, Scott Butler, ha parlato a Fox News: “La nostra linea è quella di non discutere pubblicamente i provvedimenti disciplinari emanati sui singoli studenti. In generale, posso dire che quando qualcuno dei nostri allievi viene meno al codice di condotta, è inevitabile che vi siano delle conseguenze“.

Nel video realizzato da Gabby, lei afferma che il preside le ha chiesto se avesse ricevuto il permesso per diffondere i versetti biblici, lei avrebbe risposto che gli armadietti di scuola sono pieni di scritte e di biglietti e che dunque non pensava servisse il permesso. Fonte: interris